Fondi Ue, arrestato capogruppo Ds in Calabria*
Otto provvedimenti di custodia cautelare, ma ce n’è uno che fa più rumore degli altri: Franco Pacenza, 48 anni capogruppo dei Ds nel Consiglio regionale della Calabria, è stato arrestato mercoledì dalla Guardia di Finanza di Cagliari, dove si trovava in vacanza con la famiglia. Il suo nome, infatti, fa parte della lista di persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Cosenza nell’ambito di una inchiesta relativa ad una presunta truffa sui finanziamenti dell’Unione europea destinati alla realizzazione di aree industriali in provincia di Cosenza. Assieme a Pacenza è finito in carcere anche un consulente commerciale di Cosenza, mentre altri ordini di custodia cautelare sarebbe stati eseguiti all’estero.
L’arresto di Pacenza, infatti, si inquadra all’interno dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Rossano Calabro e Cosenza e del Comando Provinciale di Cosenza, che nel giugno scorso aveva già portato in carcere quattro persone accusate di aver avuto ruoli all’interno di una truffa internazionale finalizzata allo sfruttamento dei fondi europei.
Due aziende tedesche infatti (la Sensitec per la produzione di sensori per i contatori del gas e la Printec, azienda per la produzione di materiale di cancelleria) erano sbarcate nell’area industriale di Corigliano assumendo 80 persone e intascando un finanziamento di 6 milioni e 470 mila euro dal Fers, il fondo per lo sviluppo regionale.
Gli imprenditori tedeschi, secondo l’accusa, avevano messo in piedi le due aziende attraverso un vorticoso giro di fatturazioni false o inesistenti, acquistando, fra l’altro, macchinari fatiscenti. Quindi avevano incassato i soldi, senza mai avviare la produzione. Ed erano state proprio le proteste degli operai assunti e mai impiegata dare impulso alle indagini delle Fiamme Gialle che avevano portato ai quattro arresti di giugno, a carico di professionisti che facevano parte dell’equipe di collaudo che, su incarico della banca accreditata, doveva certificare la regolare esecuzione dei lavori per ottenere i fondi europei.
I quattro sono accusati di aver omesso i controlli formulando parere favorevole per l’erogazione dell’ultima rata del finanziamento comunitario. Dopo l’operazione, i militari avevano anche avviato le procedure di rogatoria internazionale per interrogare l’amministratore delegato delle due aziende, un cittadino tedesco residente a Hangen.
Franco Pacenza, eletto per la Quercia nella circoscrizione di Cosenza, ha 48 anni e una lunga carriera di sindacalista nelle file della Cgil alle spalle. Nella scorsa legislatura ha ricoperto l’incarico di Segretario della Commissione contro il fenomeno della mafia in Calabria.
* www.unita.it, Pubblicato il: 17.08.06, Modificato il: 17.08.06 alle ore 11.37
Calabria, il Riesame scarcera il capogruppo Ds
di Massimo Solani *
«Ho passato 13 giorni che non auguro a nessuno di vivere, e solo ora posso dire che è finito un incubo. Ma adesso i lavoratori e i cittadini calabresi hanno diritto alla verità su questa truffa, e per questo chiediamo che la magistratura vada fino in fondo». Franco Pacenza ha da poco varcato la soglia della sua casa di Trebisacce, e da meno di un’ora è di nuovo un uomo libero.
Tredici giorni dopo il suo arresto per concussione aggravata il tribunale della libertà di Cosenza presieduto dal magistrato Adalgisa Rinaldo ha disposto l’annullamento dell «misura della custodia cautelare in carcere» emessa dal gip Giuseppe Greco disponendo «l’immediata scarcerazione dell’indagato se non detenuto per altro titolo». «È la fine di un incubo», ripete il capogruppo Ds in consiglio regionale quasi sommerso dall’abbraccio della moglie Raffaella, degli amici e dai compagni del partito, con in testa il segretario regionale Franco Guccione. Pacche sulle spalle, abbracci. Sono passati tredici giorni da quando gli uomini della Finanza lo hanno arrestato mentre era in vacanza in Sardegna con la famiglia, sette da quando il Gip gli ha concesso i domiciliari in questa stessa casa dove adesso si festeggia dopo le polemiche che hanno fatto seguito alle tante dichiarazioni di affetto e vicinanza, culminate con un sit in dei parlamentari dell’Ulivo sotto al penitenziario. Il riesame ci ha impiegato meno di mezz’ora per decidere per l’annullamento della custodia cautelare. Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni per leggere in filigrana la decisione, ma la sensazione (visti anche i domiciliari concessi a Maurizio Arena, il commercialista arrestato nell’ambito della stessa inchiesta ma accusato anche di truffa) è che il tribunale della libertà abbia riconosciuto quello che i legali ripetevano fin dai primi minuti, e cioè che nei confronti di Pacenza non ci fossero alcun «grave indizio di colpevolezza». «E la celerità della decisione - spiega l’avvocato Franco Sammarco - dimostra la spregiudicatezza e la spropositata afflittività dell’ordinanza».
«Sono ancora smarrito - spiega Pacenza -, anzi sono proprio sbalordito. In questi giorni mi hanno sorretto due cose: la mia coscienza, serena per non avere commesso nulla, e la tanta solidarietà dimostratami a tutti i livelli da parte di persone che hanno rischiato anche in proprio per la funzione e la responsabilità che ricoprono. Penso, primo fra tutti, al viceministro dell’Interno Marco Minniti. In questa vicenda il capo d’accusa più rilevante nei miei confronti è quello di concussione psicologica per aver impedito il licenziamento di alcuni lavoratori. In trenta anni di attività sindacale e politica ho fatto occupazioni di strade, fabbriche e scuole. Ma mai avrei pensato che mi si potesse arrestare per aver impedito dei licenziamenti». Il telefono squilla di continuo, e il salotto di casa Pacenza si riempie ogni minuto di più, mentre gli avvocati si preoccupano di andare alla stazione dei carabinieri per assicurarsi che il provvedimento del riesame sia stato notificato. «Chi mi ha accusato, l’ad delle due società tedesche che avrebbero compiuto la truffa prendendo fondi per fabbriche mai aperte, ha ammesso tutto ciò che gli è imputato ed è uscito di carcere dopo cinque giorni. Io invece sono stato tirato dentro nonostante non abbia mai messo in tasca un solo euro. E questo i magistrati lo hanno riconosciuto fin dall’inizio». Quelli di cui Pacenza era e resta accusato è anche di aver fatto pressioni sull’amministratore della Sensitec e della Printec (l’imprenditore Franco Rizzo) per l’assunzione di persone a lui politicamente vicine. «Solo che alcune di queste persone - spiega - sono state candidate dal centrodestra, uno con Alleanza Nazionale. Ma allora io devo essere un cazzone: in questa storia non ho preso soldi, e non ho ottenuto nemmeno vantaggi politici. Bell’affare!».
Ora che le porte di casa sono di nuovo aperte e Franco Pacenza è di nuovo un uomo libero, però, la sua battaglia giudiziaria è tutt’altro che conclusa. E non solo per le accuse che lo riguardano. «Questi signori sono venuti in Calabria per truffare. Siamo stati noi i primi a denunciare quanto stava accadendo. Ci sono state minacce sindacali per non far licenziare i lavoratori, dicono i magistrati. Ma di questo me ne vanto! Solo che adesso vogliamo andare fino in fondo in questa inchiesta. Perché dalla procura di Cosenza pretendiamo tutta la verità, e la Regione ha già annunciato che si costituirà parte civile contro i truffatori. Ma sia chiara una cosa: in questi giorni noi non abbiamo mai detto che Pacenza non andava arrestato perché uomo politico, non abbiamo mai difeso nessun privilegio di casta. Noi abbiamo accusato il fatto che il cittadino Pacenza era stato arrestato sulla base di elementi insufficienti. E i soldi della truffa, invece, dove sono? E i truffatori? Ecco perché questa partita è tutt’altro che chiusa».
* www.unita.it, Pubblicato il: 30.08.06 Modificato il: 30.08.06 alle ore 8.56
Franco Pacenza, ammanettato ieri in Sardegna. Avrebbe sostenuto in modo illecito una serie di iniziative imprenditoriali mai avviate Loiero difende il diessino arrestato "Sono certo che saprà spiegare tutto" Il presidente della Regione: "Fiducia nella magistratura ma io lo conosco come una persona per bene" (www.repubblica.it, 17.08.2006)
COSENZA - Continui aiuti alle società fantasma che avrebbero dovuto portare occupazione nella Sibaritide e che invece sono rimaste solo dei miraggi. Le accuse rivolte a Franco Pacenza, il capogruppo dei Ds nel consiglio regionale della Calabria, arrestato ieri in Sardegna, sarebbero tutte legate al supporto che il politico calabrese avrebbe fornito a iniziative imprenditoriali più o meno false.
Non un singolo episodio, secondo l’accusa, ma continui rapporti e interventi: dal personale da assumere a quello da non licenziare, dai finanziamenti ai controlli da non fare effettuare, dalla formazione ai prestiti delle banche.
Pacenza, dunque, secondo le contestazioni del gip del Tribunale di Cosenza avrebbe fatto parte a pieno titolo del gruppo impegnato a portare avanti la truffa nei confronti dell’Unione europea. Pro.Cal, Sensitec e Printec i nomi delle aziende interessate, balzate alla cronaca dopo le proteste di dipendenti mai operanti e dopo le denunce della Cgil, lo stesso sindacato di cui Franco Pacenza era stato dirigente.
Investimenti con imprenditori tedeschi che si alleavano a quelli calabresi, fino alla costituzione del consorzio che avrebbe dovuto interessare il settore manufatturiero, con finanziamenti pari a circa 70 milioni di euro e un indotto occupazionale per centinaia di nuovi posti.
L’inchiesta lo scorso 27 giugno aveva già portato all’arresto di quattro persone, compreso l’amministratore delegato di Printec e Sensitec, Francesco Rizzo, originario di Corigliano Calabro ma residente in Germania. E poi le novità di ieri, quando la Guardia di Finanza arriva con le manette fino in Sardegna, dove arresta Franco Pacenza.
Con lui, è finito in carcere anche Maurizio Arena, commercialista di 43 anni, con un ruolo di primo piano nel consorzio Pro.Cal e accusato di truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea. Originario di Cosenza e residente a Milano, con una importante e fulminea carriera alle spalle, Arena era riuscito a diventare nel 2000 anche presidente nazionale dei giovani commercialisti.
Un ruolo importante nella vicenda, secondo gli investigatori delle Fiamme gialle, sarebbe stato svolto da un altro imprenditore, F.R., originario di Corigliano, ma da tempo residente in Germania ad Hagen. L’uomo avrebbe intrattenuto una serie di rapporti d’affari in Europa e America anche grazie a un passaporto diplomatico della Guinea Bissau.
Quattro tedeschi e due turchi, tutti residenti in Germania, sono le altre persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Cosenza sui presunti illeciti nella gestione dei fondi comunitari.
"La magistratura, - afferma il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero - nella quale riponiamo sempre massima fiducia, indaghi fino in fondo, senza sconti, ma lo faccia presto. Tutti abbiamo diritto di sapere come stanno realmente le cose. Da quel che trapela, però, non mi sorprenderei che Franco Pacenza, già nell’interrogatorio di garanzia, riesca a chiarire la sua posizione e uscire indenne dalla vicenda".
"Conosco da anni Pacenza e lo conosco come una persona per bene - afferma Loiero - appassionata da sempre alle problematiche del lavoro per le quali ha speso grandi energie, sia come sindacalista sia come consigliere regionale. Ove le cose che si leggono sui giornali risultassero vere è possibile che, proprio per questo suo impegno civico, egli si sia esposto a fin di bene, con l’obiettivo di creare occupazione e non certo per averne un tornaconto politico personale visto il suo ruolo di punta tra i Ds della regione e i vasti consensi già acquisiti tra gli elettori".
(17 agosto 2006)