Costituzione e Politica

QUESTIONE MORALE. L’Antimafia vara un codice. "Chi è sotto processo non sia candidato". E Di Pietro : via i condannati dal Parlamento - a cura di pfls

mercredi 4 avril 2007.
 
[...] si tratta di « un segnale forte » come dice Forgione che, su una questione delicatissima, è riuscito a non far spaccare l’Antimafia. Il presidente ci tiene a sottolineare due aspetti. Innanzitutto l’eventuale esclusione sarà decisa sulla base di « un atto politico e non penale ». E poi la garanzia di presentare liste pulite servirà per evitare i successivi scioglimenti dei consigli comunali che, oramai, dal 1991 assommano a ben 163 (alcuni azzerati anche quattro volte). Quindi quello della commissione è « uno sforzo di prevenzione politica e morale » [...]

LA QUESTIONE MORALE

"Chi è sotto processo non sia candidato"

L’Antimafia vara un codice. E Di Pietro : via i condannati dal Parlamento. Indicazione all’unanimità in vista delle amministrative. Ora tocca ai partiti sottoscrivere l’impegno. Il leader dell’Idv : "Ho pensato a Previti, ma è anche una sana provocazione" Al Senato corsia d’urgenza al ddl

di LIANA MILELLA (la Repubblica, 04.04.2007)

ROMA - È solo una coincidenza. Ma nello stesso giorno, la commissione Antimafia, e per giunta all’unanimità, e Antonio Di Pietro con un gruppo trasversale di senatori, sfidano il mondo degli amministratori locali collusi con la criminalità e di quei parlamentari che, pur gravati da condanne definitive, continuano a star seduti in Parlamento. Il caso più clamoroso è quello del forzista Cesare Previti.

Il presidente dell’Antimafia Francesco Forgione lancia una sfida importante : alla vigilia delle elezioni amministrative (13 e 14 maggio in Sicilia, 27 e 28 nel resto del Paese), che coinvolgeranno quasi 12mila elettori per rinnovare otto consigli provinciali e un migliaio di comunali, la commissione bicamerale propone « ai partiti, alle formazioni politiche e alle liste civiche » di sottoscrivere « un codice di autoregolamentazione » per escludere non solo, com’è già previsto oggi grazie al testo unico sugli enti locali di sette anni fa, tutti i potenziali candidati che abbiano già subito condanne definitive, ma anche quelli rinviati a giudizio. A chi è finito davanti al giudice (non basta il solo intervento del pubblico ministero) per reati gravi come l’associazione mafiosa, l’estorsione, l’usura, il riciclaggio e l’impiego di denaro di provenienza illecita, il trasferimento fraudolento di valori, il traffico illecito di rifiuti, dovrà essere chiesto di farsi da parte e di non correre per un posto di amministratore locale.

La logica è ovvia : chi ha su di sé l’occhio di un giudice per questi crimini potrà portare la mafia all’interno delle istituzioni. La forza politica che, invece, vorrà comunque mettere in lista persone in odore di mafia dovrà spiegare pubblicamente la ragione della scelta e della mancata bocciatura. Il plauso è generale. Al voto unanime in Antimafia seguono dichiarazioni convergenti. Solo Forza Italia ci tiene a richiamare i magistrati (lo fanno Carlo Vizzini e Jole Santelli) al massimo del rigore e della equanimità investigativa, visto che con il codice « si affidano le candidature alla magistratura » (Nitto Palma).

Il primo partito a sottoscrivere il testo, per cui l’adesione è ovviamente volontaria, è l’Italia dei valori di Di Pietro. Che solo poche ore prima dell’Antimafia aveva lanciato al Senato la sua proposta legislativa : un disegno di legge sottoscritto dall’Idv per bloccare le candidature al Parlamento di quanti abbiano subito una condanna definitiva.

E qualora la pronuncia definitiva della Cassazione sia sopraggiunta ad elezione avvenuta dovrà seguirne l’immediata decadenza (« Ho pensato proprio a Previti quando l’ho proposto, ma so anche che è una sana provocazione » ha chiosato Di Pietro). Ai quattro senatori dell’Idv (Nello Formisano, Franca Rame, Giuseppe Caforio, Fabio Giambrone) si aggiungono altre firme significative : ci sono Tommaso Barbato (Udeur), Fernando Rossi (ex Pdci), Franco Turigliatto (ex Rifondazione), Luigi Pallaro (Italiani all’Estero), e tre senatori a vita, il Nobel Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo e pure Giulio Andreotti, noto per i suoi passati guai giudiziari a Palermo e a Perugia finiti però con un’assoluzione.

Il numero di firme, per il regolamento del Senato, dà una corsia d’urgenza al ddl. Commenta Di Pietro : « Entro il 28 maggio sapremo che intenzioni hanno gli altri partiti rispetto a quella che è diventata ormai una specie di guarentigia : chi è condannato resta in Parlamento, va ai talk show, diventa perfino un punto di riferimento ».

Indiscutibilmente si tratta di « un segnale forte » come dice Forgione che, su una questione delicatissima, è riuscito a non far spaccare l’Antimafia. Il presidente ci tiene a sottolineare due aspetti. Innanzitutto l’eventuale esclusione sarà decisa sulla base di « un atto politico e non penale ». E poi la garanzia di presentare liste pulite servirà per evitare i successivi scioglimenti dei consigli comunali che, oramai, dal 1991 assommano a ben 163 (alcuni azzerati anche quattro volte). Quindi quello della commissione è « uno sforzo di prevenzione politica e morale ».

Che naturalmente viene accolto con assoluta soddisfazione dai magistrati dopo che lo stesso procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, nel lungo confronto avuto in via del Seminario, aveva sollecitato un passo avanti e una decisa presa di responsabilità della politica proprio in vista delle amministrative.

Dopo il voto unanime il sostituto Luigi De Ficchy parla di « un segnale bellissimo » che non deve « restare isolato », ma a questo punto deve « essere fatto proprio dai partiti ».


IL CASO

Da Dell’Utri a Cantoni, nell’elenco del ministro deputati e senatori di entrambi i poli

Una ventina gli onorevoli a rischio ecco la lista nera dell’ex pm

Molti dei parlamentari sono passati attraverso le inchieste dei pm di Mani pulite *

ROMA - « Una ventina di nomi ». Molti di centrodestra, qualcuno di centrosinistra. Una ventina tra deputati, senatori, europarlamentari. Tutti con condanne, di entità più o meno grave, ma tutte definitive. È questa la "lista" di Di Pietro. Quella che lo ha spinto a insistere per sfidare i partner della sua maggioranza sul terreno della « discontinuità » con il precedente governo.

Nella "lista" la parte del leone spetta a Forza Italia. Più di una dozzina di persone. A cominciare da Cesare Previti (« Il problema non è lui, ma il Parlamento che non ha il coraggio di buttarlo fuori. C’è una responsabilità anche del presidente della Camera » dice Di Pietro) per finire con Marcello Dell’Utri, condannato a due anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino.

Molti dei citati sono vecchie conoscenze dell’ex pm di Mani pulite. C’è Massimo Maria Berruti, deputato, otto mesi per favoreggiamento nel processo per le tangenti alla Gdf. Poi Antonio Del Pennino, senatore, che ha patteggiato in due processi, due mesi e 20 giorni per l’accusa di finanziamento illecito per Enimont e un anno e otto mesi per lo stesso reato per la metropolitana milanese. Alla Camera è stato confermato il napoletano Alfredo Vito, due anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione. Al Senato Egidio Sterpa, condannato a sei mesi per la tangente Enimont e Giampiero Cantoni, ex presidente della Bnl in quota Psi, che aveva patteggiato due anni per corruzione e risarcito 800 milioni. Graziato dall’ex presidente Ciampi il senatore Lino Jannuzzi che aveva cumulato oltre due anni per diffamazione. È un ex deputato Gianstefano Frigerio, condannato a sei anni nei processi di Tangentopoli.

Nell’Udc il nome più noto è Calogero Mannino il cui processo per concorso esterno in associazione mafiosa è di nuovo in secondo grado dopo un annullamento della Cassazione e nonostante la legge Pecorella. Per Enimont sei mesi definitivi anche al repubblicano Giorgio La Malfa. Due citazioni a sinistra : il sottosegretario diessino Vincenzo Visco, condannato a dieci giorni per un abusivismo edilizio e il diellino Enzo Carra che per false dichiarazioni nel caso Enimont fu condannato a un anno e quattro mesi.

* la Repubblica, 04.04.2007


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