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Judith Malina e gli attimi catturati di Maria Costanza Barberio - di mcb

dimanche 28 mai 2006.
 

Bastano incontri con altre persone diverse da noi per svegliarci. In-contri verso politici. In-contri verso filosofi. In-contri verso professori. In-contri verso studenti. In-contri verso contadini. In-contri verso operai. In-contri verso medici. In-contri verso amici. In-contri verso familiari. In-contri verso la vita. In-contri verso la fine. In-contri verso gli attori. Verso il teatro.

È bastato subire per circa tre ore l’energia di Judith Malina (« Credo che oggi si viva in un momento storico di grande attesa e gli spettatori convogliano questa tensione in un forte bisogno di rassicurazione ; esitano ad interagire con noi più di prima perché hanno paura di commettere qualche passo falso che li scopra troppo. Negli anni ’60 sentivi che era necessario svegliare le persone, scuoterle dal torpore dell’innocenza ; ci si metteva in gioco senza un obiettivo preciso più facilmente che oggi. Sappiamo dove vogliamo andare, una società più giusta e libera dalla violenza e dalle costrizioni di ogni sorta, ma non sappiamo come arrivare : senza l’energia della speranza, senza un briciolo di utopia, è però impossibile per noi cercare la strada insieme agli spettatori »), del “Living theatre”, per vedere giovani tra i diciannove e ventisei anni toccati dalla sua aura.

Il suo spirito mentre recitava un passo di “Resist, now” soffiava via il bisogno di vendetta, la nebbia delle menti, l’arrivo del treno, la notte del corpo. Durante le brevi pause che si prendeva il suo silenzio si sentiva. Più forte. E, ancora, il suo spirito soffiava.

La sua rabbia positiva è stata una colomba che ha purificato le nostre vite. Ha raccontato le sue lotte contro la guerra, contro le violenze, contro la morte dello spirito, contro quell’informazione rumorosa complice di un sistema che vuole il silenzio.

Lotte che non sempre sono state lotte riuscite. Judith, a proposito, raccontava quando nel 2001, assieme a tantissimi giovani di età e di spirito andarono nel Libano, parlarono con altri giovani di età e di spirito del posto cercando di togliere loro il senso di vendetta e rabbia negativa che avevano a causa delle violenze che subivano dai palestinesi dal 1975 quando scoppiò la guerra.

Judith e gli altri erano convinti che non bisognava rispondere a violenza con violenza. Ma la gente libanese non accettò il messaggio del “Living theatre” (rivoluzione anarchica non violenta).

Il sole sorge ma non tramonta perché continua a illuminare un’altra parte della Terra.

Una donna di ottant’anni per circa tre ore ha fatto tutto questo. Ha dato a noi spettatori un raggio della sua esperienza. Ha lottato ancora. E ancora continua a lottare per noi giovani assieme a noi giovani.

Ascoltare la sua passione è stato un attimo di tre ore. Dura ancora. E se un attimo è durato tre ore, la nostra vita futura quanti attimi in-contrerà ?

Maria Costanza Barberio


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR. :

-  PARADISE NOW (Julian Beck and Judith Malina, Pantheon, New York 1972)
-  JUDITH MALINA - E IL LIVING THEATRE. Della nonviolenza in cammino una delle maestre piu’ grandi. Un omaggio Siamo sempre stati antimilitaristi e a Times Square, davanti ad un ufficio di reclutamento di soldati da mandare in Iraq, in risposta ad uno spot pubblicitario dell’esercito trasmesso da un grande schermo interagiamo con un’azione teatrale che si intitola "No, sir !".


Judith Malina a Tripoli.
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