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EVANGELO = BUONA NOVELLA: .DIO E’ AMORE (Charitas), NON MAMMONA (Benedetto XVI, "Deus CARITAS est", 2006)!!!

DIO: GESU’ E MARIA. E GIUSEPPE, DOV’E’?!! L’inutile strage (Benedetto XV, 1917) ... e il ’vicolo cieco’ del cattolicesimo-romano del 2006 d. C !!! Caro Benedetto XVI ... Pirandello (1918) aspetta ancora una risposta!!!

Il signor Daniele Catellani, mio amico, bella testa ricciuta e nasuta - capelli e naso di razza - ha un brutto vizio: ride nella gola...
mercoledì 12 luglio 2006 di Federico La Sala
[...] bisogna sapere che, nonostante gran carneficina, con una magnifica faccia tosta il signor Pietro Ambrini, quell’anno, aveva pensato di festeggiare, per i cari nipotini, la ricorrenza del Santo Natale più pomposamente che mai. E s’era fatti fabbricare tanti e tanti pastorelli di terracotta: i pastorelli che portano le loro umili offerte alla grotta di Bethlehem, al Bambinello Gesù appena nato [...]
SINODO DEI VESCOVI 2008: L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO - AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA (...)

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> Caro Benedetto XVI ... Pirandello (1918) aspetta ancora una risposta ! DIO: GESU’ e MARIA ...... E GIUSEPPE, DOV’E’?!!

mercoledì 4 aprile 2007

All’indomani dell’editoriale di Galli della Loggia

Disconosciuti i padri? È la famiglia svuotata

di Eugenia Roccella (Avvenire, 04.04.2007)

L’ennesimo video registrato in una qualunque scuola italiana con il cellulare, e diffuso da You Tube: l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di lunedì parte da qui, riportando fedelmente alcune sconvolgenti battute del dialogo tra un alunno e una professoressa. Il ragazzino gioca consapevolmente a sorpassare ogni limite, sicuro della propria impunità, mentre la docente è schiacciata dall’impotenza e dall’imbarazzo. Questo episodio, come altri, testimonia l’avvenuta dissoluzione di qualunque forma di rispetto nei confronti degli insegnanti, la fine di ogni autorevolezza pedagogica, ma giustamente Galli va oltre, e l’articolo si intitola "Addio ai padri".

La soggettività giovanile si forma ormai al di fuori dei canali tradizionali, e il mondo adulto non è più né un modello né un esempio. I ragazzi si fanno da soli i propri canoni di riferimento, attraverso il gruppo di coetanei e le reti di comunicazione (Internet in primo luogo), che costituiscono una sorta di mondo a parte, autonomo e autoreferenziale. Non siamo più in grado di educare, perché non crediamo nemmeno noi al valore di quello che vorremmo trasmettere, e neppure al nostro ruolo di educatori; siamo incerti e intimiditi, sempre pronti a rifugiarci nei mito del dialogo, dell’ascolto e della tolleranza, che da tempo sono sfociati in una slabbrata permissività.

Galli parla di padri metaforici, cioè delle responsabilità di un’intera generazione di adulti, incapace di indicare la strada e di proporre con forza la distinzione tra bene e male, desiderio e limite, insegnando ai ragazzi che la vita non si riduce alla ricerca di un’immediata felicità personale, ma è costruzione della coscienza. Potremmo discutere, però, anche di figure più concrete, di modelli maschili, dell’evanescenza sempre più accentuata del ruolo paterno nella vita quotidiana. I temi si intrecciano: è la scuola ad essere arrivata al capolinea, dopo decenni di politiche dissennate, ma è anche la famiglia che è stata presa in contropiede dalla grande mutazione antropologica che è in corso, e in cui ci stiamo infilando con serena incoscienza.

L’idea che gli individui siano totalmente arbitri della propria esistenza, dimenticando che nascono e muoiono dentro un tessuto di relazioni di cui si è per sempre responsabili, per esempio, rende il rapporto con i genitori più fragile e meno necessario; il fatto che i figli siano pochi e spesso unici, che ormai la solidarietà generazionale sia a rischio, che abbiamo coniato un nuovo termine, "child-free", per connotare positivamente l’essere privi di figli, certo incide negativamente. Pesa la svalutazione della famiglia, la distruzione dei significati della maternità e della paternità, la cultura del disimpegno affettivo e dell’equivalenza tra desiderio e diritto.

Tutto questo, e molto altro, si sa. Viene detto nel privato, nelle preoccupate confidenze tra mamme, nelle conversazioni tra amici, ma difficilmente entra nel dibattito pubblico. La politica fa fatica a rendersi conto che la formazione delle giovani generazioni è un compito fondamentale, e che su questo, prima di tutto, dovrebbe misurare le proprie scelte. Alle famiglie, a cui questo compito tocca prima che a chiunque altro, serve aiuto: un sostegno economico, certamente (per esempio la realizzazione del famoso quoziente familiare), ma soprattutto un sostegno immateriale, che aiuti i genitori a non sentirsi sovrastati da una cultura ostile, vissuta spesso come un vero e proprio assedio.


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