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Eu-ropa ... Eu-politica !!!

Medio Oriente. Il nuovo GRANDE GIOCO U.S.A. è fallito. Anche la Chiesa ha pesanti responsabilità...QUEL CHE L’EU-ROPA PUO’ e deve fare. Un’analisi di Barbara Spinelli.

dimanche 16 juillet 2006 par Federico La Sala

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> Il nuovo GRANDE GIOCO U.S.A. è fallito. QUEL CHE L’EU-ROPA PUO’ e deve fare. Un’analisi di Barbara Spinelli, sulla situazione bellica in Medio Oriente

dimanche 16 juillet 2006

Non c’è tempo da perdere di Umberto De Giovannangeli *

Le bombe contro le parole. Un popolo in fuga a cui non bastano, non possono bastare gli appelli alla moderazione, gli inviti a « contenere l’uso della forza » che piovono in queste ore drammatiche da tutto il mondo. La pioggia di parole non ferma la pioggia di bombe che da quattro giorni si sta abbattendo sul Libano. Così come le parole non fermano i razzi katyusha che continuano a devastare l’Alta Galilea, provocando terrore e morte tra la popolazione civile israeliana. Da Beirut, il premier libanese Fuad Siniora si appella ai Grandi della Terra perché agiscano subito per salvare il Libano dalla devastazione.

Ai Grandi riuniti nel vertice G8 a San Pietroburgo, Siniora, primo ministro del Libano, chiede anche un’altra cosa. Concreta. Impegnativa. Decisiva : « Aiutate il mio Governo a riprendere il controllo del Sud » del Paese, oggi roccaforte delle milizie Hezbollah. Chiede una forza di interposizione, Siniora, che accompagni una pressante iniziativa diplomatica che porti ad una « tregua immediata e totale ». Una forza di interposizione a garanzia della sicurezza della popolazione civile libanese ma, sia pure indirettamente, anche di quella dell’altro lato del confine. Una forza di interposizione, sotto egida Onu, che aiuti le autorità di Beirut a riconquistare una parte del proprio territorio, sottraendolo alla milizia sciita, impegnata a condurre una guerra per conto terzi (l’ala più oltranzista del regime iraniano). L’impotenza delle parole non regge quando questo esercizio retorico è condotto dal presidente dell’iper potenza mondiale, gli Usa, quando a dispensare appelli e condanne - sempre parole, sia pure impegnative - è quella Europa che nel Vicino Oriente resta un gigante economico ma ancora un « nano » politico.

Un segnale concreto. È ciò che chiedono oggi i libanesi, ed anche l’altro popolo - quello israeliano - che vive l’incubo degli attacchi missilistici di Hezbollah, e che anela solo di ritornare alla normalità. Stati Uniti, Russia, Unione Europea : hanno la forza, gli strumenti - politici, economici, militari - per poter agire sui protagonisti, diretti e indiretti, di questa drammatica crisi in Medio Oriente. Resta da capire se hanno anche la volontà politica per attivarli. Il tempo non lavora per la pace. L’impotenza delle parole può fornire l’innesco a chi punta a far esplodere la polveriera (nucleare) mediorientale. Ciò che si richiede è un uso « proporzionato », e lungimirante, della politica per far fronte ad un uso « sproporzionato » della forza. Sostenere la richiesta del premier libanese non significa schierarsi « contro » Israele, ma al contrario, è un modo concreto per far vivere, fuori da una stucchevole disputa lessicale, l’« equivicinanza » a due popoli che oggi rischiano di essere schiacciati da un esercizio di forza militare che nasconde una preoccupante impotenza politica. Si susseguono gli appelli alla calma. Si annunciano missioni diplomatiche. I Grandi sembrano muoversi. In ritardo, ma sembrano aver compreso la pericolosità del momento. Ora alle parole devono seguire i fatti. A chiederlo è un Paese in fiamme. Le Tv libanesi mandano in onda le immagini di strade, ponti, infrastrutture civili distrutte. Immagini di feriti che affollano gli ospedali. E immagini delle navi che portano in salvo cittadini europei. Un impegno dovuto. L’importante è che quelle navi non divengano la triste metafora di una fuga. Dalle nostre responsabilità.


* www.unita.it, Pubblicato il 16.07.06


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