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Tra le isole e le coste del Mediterraneo. Storie di storie...

AL FESTIVAL DELL’ESTREMADURA, MESSA IN SCENA MINIMALISTA DELL’ODISSEA, rielaborata da MARIO VARGA LLOSA

venerdì 4 agosto 2006 di Federico La Sala
[...] l’Odissea è, ancor più dell’Iliade, il testo letterario e la fantasia mitica che fanno da fondamento alla cultura occidentale.
Nessun altro racconto, neppure le invenzioni più ricche e ammaliatrici che hanno punteggiato la lunga storia del variegato intreccio di lingue, paesi, costumi, tradizioni e idee che costituiscono questa civiltà ha conservato per tanto tempo e con tanta forza il proprio carattere emblematico, mantenuto una freschezza così costante, affascinato un tal numero di (...)

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> Tra le isole e le coste del Mediterraneo... --- ULISSE E FILOTTETE.... Filottete, secondo Majrani, sarebbe stato un amico della famiglia di Ulisse}} e quindi disposto a rischiare per salvare il trono al giovane Telemaco, che ormai consapevole della morte del padre avrebbe architettato lo sbarco del finto Ulisse a Itaca, anche con la complicità di Penelope (di Dino Messina).

venerdì 20 giugno 2008

Ulisse e Filottete: il commerciante e l’arciere *

Provate a immaginare che Ulisse non sia tornato mai dal regno dei morti e che a compiere la vendetta verso i Proci sia stato in sua vece il più abile degli arcieri achei, Filottete, il quale, secondo la leggenda, usava le armi forgiate da Ercole.

E’ questa in estrema sintesi la suggestiva ipotesi su cui si basa il saggio in forma di romanzo "Ulisse, Nessuno, Filottete" di Alberto Majrani, che viene presentato giovedì 19 giugno, alle 18 nella libreria Odradek in via Principe Eugenio 28 a Milano.

L’autore ha preso spunto per il suo libro, che ha una prefazione di Giulio Giorello, da un saggio sulla geografia omerica di Felice Vinci, "Omero sul Baltico", in cui si ipotizza che il figlio di Ulisse, Telemaco, abbia ingaggiato un mercenario per impersonare Ulisse e sterminare i pretendenti alla mano della madre Penelope e quindi al trono di Itaca. Perché si sa che Penelope aveva più titoli nobiliari del lontano, o probabilmente defunto consorte, Ulisse, abile navigatore che si era arricchito con l’arte del commercio.

Fra le tante virtù di Ulisse, afferma Majrani, non comparirebbe mai nei poemi omerici quella dell’arciere, che era invece la specialità di Filottete, che la tradizione vuole abbandonato sull’isola di Lemno perché infettato a un piede da una grave ferita. I compagni lo avrebbero recuperato per vincere la guerra di Troia e fatto curare dal medico Macaone.

Filottete, secondo Majrani, sarebbe stato un amico della famiglia di Ulisse e quindi disposto a rischiare per salvare il trono al giovane Telemaco, che ormai consapevole della morte del padre avrebbe architettato lo sbarco del finto Ulisse a Itaca, anche con la complicità di Penelope.

A parte un congruo bottino, a Filottete, che come tutti i bravi guerrieri era anche narciso, ne sarebbe derivata gloria eterna. Perché parte del piano di Telemaco e dell’astuta Penelope sarebbe stato di ingaggiare il cieco poeta, Omero, per tramandare ai posteri la grande bugia. Oltre alla verità che Filottete era il più valente degli arcieri.

* Corriere della Sera - LA NOSTRA STORIA di Dino Messina, 19.06.2008.


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