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Sbucciare le cipolle ...

LA GERMANIA, HITLER E IL NAZISMO : « la » domanda tedesca per eccellenza, dal 1945 a oggi. Günter Grass rivela : ero nelle Ss

Tutto questo doveva uscire fuori, finalmente...
samedi 12 août 2006 par Federico La Sala
[...] Sessantuno anni dopo la caduta del Terzo Reich, arriva da Günter Grass, premio Nobel per la letteratura nel 1999, appassionato socialdemocratico, grande sostenitore di Willy Brandt e oggi pacifista, la confessione più drammatica : giovanissimo fu arruolato nelle Waffen SS, i reparti militari d’elite guidati da Himmler. [...]
EUROPA. PER IL "RISCHIARAMENTO" ("AUFKLARUNG") NECESSARIO. FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E (...)

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> LA GERMANIA, HITLER E IL NAZISMO ---- Il ritorno di Adolf Hitler Berlino apre il Museo storico per raccontare il rapporto tra il Führer e la nazione : un successo inatteso che ha fatto prolungare la mostra (di Marco Dolcetta).

jeudi 13 janvier 2011


-  Germania
-  Il ritorno di Adolf Hitler
-  Berlino apre il Museo storico per raccontare il rapporto tra il Führer e la nazione : un successo inatteso che ha fatto prolungare la mostra

-  di Marco Dolcetta (il Fatto, 13.01.2011)

Uno spettro si aggira per la Germania : la pulsione popolare a conoscere (e capire) chi era Hitler. E quale misterioso feeling aveva con la nazione dei padri e dei nonni...

In questo spirito, ovvero il Geist, molti tedeschi di tutte le estrazioni, età, professione e credo politico, affollano la mostra di Hitler. Accanto al maestoso museo di Pergamo con la porta babilonese di Isthar e l’altare del tempio di Zeus, nell’isola dei musei, nel cuore della grande Berlino Imperiale. “Il rimosso si muove” : così dice Pauli Peter-Lotchez, saggista, storico e scrittore berlinese. “È un progressivo riemergere di parole, di gesti, colori e immagini ; prima una Germania, poi Berlino capitale e quindi ora la corsa ad Est : per milioni di tedeschi la Germania Est da redimere ora è la pomerania, via fino a Königsberg, che i russi chiamavano Kaliningrad”.

IN QUESTO CLIMA esce una mostra innovativa su Adolf Hitler che si è aperta per la prima volta dal dopoguerra in un grande museo, e ha esplorato il rapporto tra il Führer e la nazione tedesca. “Hitler e i tedeschi : Nazione e il crimine”, a Berlino - Museo Storico Tedesco, è stata elogiata per aver rotto i tabù e aprire nuovamente il dibattito su come Hitler riuscì con successo a sedurre una nazione. “Che ci piaccia o no resta il nostro più forte marchio di fabbrica”, ha ricordato Karl Schnorr, un ingegnere di 68 anni in pensione. “Forse è tempo che ce lo scrolliamo di dosso, ma prima dobbiamo capire come abbiamo creduto con lui così totalmente”. L’apertura coincide con uno studio pubblicato in queste settimane in cui un tedesco su 10 ha professato che una figura come “Führer” governerebbe la “Germania con una mano dura”, mentre il 35% ha detto che considera il paese “pericolosamente favorevole” con gli stranieri.

La mostra si propone di spiegare come la persona di Hitler e dei suoi ideali si siano infiltrati, ai suoi tempi, negli angoli più nascosti della vita dei tedeschi. Tra le centinaia di reperti ci sono raccolte di cimeli nazisti e propaganda, tra cui sottobicchieri, cartoline, carte da gioco, soldatini di piombo e paralumi. Ma in un riflesso della delicatezza della materia non ci sono oggetti cui Hitler potrebbe aver toccato. “Queste reliquie avrebbero portato con sé il rischio di incoraggiare un culto Führer”, ha detto Simon Erpel, uno dei curatori. “Ci è stata offerta la sua valigetta da un collezionista, ma l’abbiamo rifiutata per questo motivo”.

In un paese dove il saluto nazista è vietato, come il Mein Kampf e le svastiche, il nervosismo dei curatori è palpabile. Così come la decisione di non ascoltare le registrazioni audio dei suoi discorsi, come nessuna immagine di Hitler da solo. Accanto ai tre (enormi) ritratti di lui in diverse fasi della sua vita, che aprono la mostra c’è un fotomontaggio del suo volto contro un teschio. Dietro ogni immagine stampata su tela ci sono le immagini dei suoi sostenitori, soldati in marcia e lavoratori disoccupati. Un film di propaganda che mostra la visita di Mussolini a Berlino nel 1937 si contrappone a estratti dal film satirico di Charlie Chaplin Il grande dittatore. “Siamo pienamente consapevoli di ciò che stiamo facendo e abbiamo pianificato tutto questo con molta attenzione”, ha detto il professor Hans-Ulrich Thamer, il curatore capo. “La ragione per cui questo sta accadendo ora è che ogni generazione ha la necessità di porre domande. Il demone è morto tempo fa, ciò che resta sono molte impressioni contraddittorie e spiegazioni. La generazione attuale si avvicina a questo con una nuova apertura curiosa”, ha detto. Ammassati in un armadio c’è una serie di busti di Hitler in bronzo e terracotta. “Abbiamo posto particolare attenzione in modo che nessuno può facilmente avvicinarsi a loro”, ha detto Thamer. Accanto a lui Diana Dlkmer, fotografa : “Oggi capisco meglio mio padre e mia madre”.

LA MOSTRA - che alle spalle ha sei anni di preparazione è stata costruita anche con l’apporto del biografo britannico Ian Kershaw - abbraccia la tesi che il leader nazista è riuscito a mobilitare le speranze dei tedeschi e sconfiggere paure, ma che la sua capacità di sedurre aveva poco a che fare con le sue caratteristiche personali. “Era un personaggio apparentemente poco attraente, e guardi cosa ha combinato” ha detto il professor Hans-Ulrich Thamer, curatore insieme con il dottor Simone Erpel e Klaus-Jürgen Sembach.

Dopo 65 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, Hitler e il nazionalsocialismo restano un tema scottante. Ogni generazione si pone lo stesso interrogativo : come è stato possibile ? Come Hitler e il nazionalsocialismo, responsabili della guerra e di stermini di massa, hanno avuto fino alla fine il consenso di gran parte della nazione ? Perché così tanti tedeschi erano pronti a sostenere il nazionalsocialismo ? La mostra cerca risposte, ma lo fa non solo guardando a Hitler, ma anche alla società tedesca e all’importanza che per essa ha avuto la dittatura nazista. Il giovane Hitler era una figura modesta, poco appariscente. Nulla in lui sembrava predestinarlo a una carriera politica. Eppure, ha avuto un gran seguito ed è diventato rapidamente uno degli uomini più potenti d’Europa. Il suo potere non si può spiegare con le sue qualità personali. Sono più importanti le condizioni politico-sociali del periodo e la situazione in cui si trovavano i tedeschi. Hitler mobilizzò le paure e le speranze sociali e si impegnò a raggiungere obiettivi politici. Prometteva lavoro, ascesa, benessere e il ritorno della grandezza nazionale. La politica nazionalsocialista mise tutto ciò nella retorica della “comunità del popolo”.

Ogni giorno è la stessa storia, affermano gli stupefatti guardiani del museo. Improvvisamente nella eccitazione generale, il silenzio. Il mormorio si tace, le teste si voltano lontano da una porcellana con il ritratto di Hitler, dagli apparecchi radio e dalle descrizioni delle SA e del NSDAP. Per due, tre secondi, tutti guardano incantati nel centro della stanza, da dove proviene il rumore. A un padre di famiglia è caduto il chip del guardaroba sul pavimento. Questo leggero rumore ha spaventato tutti. Tutti, infatti, sono tesi nell’interrato del museo di storia tedesca. I visitatori, gli addetti alla sicurezza, tutti. È un momento particolare perfino per l’edificio gravido di storia, nel centro di Berlino. Non si tratta di una mostra qualsiasi.

LA GRANDE questione è : si può spingere Hitler al centro e spostare al margine la colpa dei tedeschi ? Sul nazionalsocialismo e sulle persecuzioni contro gli ebrei ci sono state centinaia di mostre. Ora ce n’è una anche su Hitler. L’olocausto è ai margini ; in un angolo, quasi nascosti, gli abiti dei prigionieri dei lager.

Eppure la mostra è meno su Hitler che sui tedeschi e la loro ammirazione per il Führer. Seicento pezzi d’esposizione mostrano la popolarità di Hitler : ci sono lettere di alunni, un tappeto fatto a mano da donne evangeliste, un album fotografico che documenta l’entusiasmo del 1933.

La personalità di Hitler non è presa in considerazione dalla mostra. Ma solo il suo nome, attrae. Dopo 4 ore, già 2000 persone hanno visitato la mostra. Pensionati, studenti, berlinesi, turisti. Assieme a loro, oltre 100 corrispondenti esteri e 30 squadre di cameramen, di cui quattro dal Giappone. L’agitazione dei media ha a che fare anche con i timori che la mostra diventi un luogo di culto della destra radicale. I busti di Hitler, tappeti con le svastiche, giocattoli nazisti, tutta roba che piacerebbe ai neonazi. Nel museo l’attenzione è più alta del normale. Quasi tutti i pezzi esposti sono in vetrine di vetro, non si può toccare quasi niente. Ogni giorno a mezzogiorno la mostra è completamente piena. In molti spazi c’è bisogno di spingere. Un’indicazione che l’argomento è lungi dall’essere esaurito, e una lezione che accompagna la mostra, dal titolo “Siamo ben lungi dall’aver finito con Hitler”.


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