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L’ordine simbolico di "mammasantissima" !!!

PATRIARCATI TRASVERSALI. Una nota sull’assassinio di Hina di Ida DOMINIJANNI

giovedì 24 agosto 2006 di Federico La Sala
[...] Nella sua inchiesta sulle pakistane in Val Trompia di giovedì scorso, Manuela Cartosio metteva bene in luce come la condizione delle giovani pakistane immigrate, anche in casi non estremi come quello di Hina, sia afflitta da cattivi rapporti fra madri e figlie e dalla mancanza di socializzazione e comunicazione fra donne: ed è certo su questo nodo che in primo luogo bisogna incidere per cambiare lo stato delle cose. Ma il secondo passo deve essere l’apertura di un conflitto maschile (...)

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sabato 26 agosto 2006

Immigrati e integrazione, Brescia resta un modello di Maurizio Zipponi (www.liberazione.it, 26.08.2006)

I quattro eventi luttuosi che si sono susseguiti in questi giorni a Brescia - che, come sostiene il prefetto, non sono assolutamente collegati - hanno acceso i riflettori dei media sulla città e sulla sua provincia. Senza nulla togliere alla gravità degli eventi - sulla cui genesi tutti hanno il dovere di interrogarsi - è decisamente fuorviante l’immagine di Brescia come patria dell’insicurezza che viene accreditata dalla stampa nazionale. A Brescia e nella sua provincia, infatti, risiedono oltre 130.000 migranti, di cui 120.000 regolari: lavorano nelle nostre case, nelle fabbriche metalmeccaniche, nelle aziende agricole, negli ospedali, molti di loro sono attivi nelle comunità, nel sindacato, nelle associazioni. La campagna allarmistica di questi giorni non rende giustizia alla città, accresce la paura, non aiuta il dialogo. Detto questo, gli omicidi di due giovani donne e le ragioni che li hanno prodotti pongono un problema serio, che non possiamo nasconderci: quello della condizione e della libertà delle donne. Le posizioni xenofobe così come le guerre di religione vanno combattute con forza, ma con altrettanta forza dobbiamo cominciare ad affermare che rispetto per le culture diverse non significa accettare, giustificare e neppure comprendere ragioni e atti motivati da precetti religiosi o retaggi patriarcali che confliggono con le idee, i valori, le norme di uno stato laico, di una Costituzione nata dalla lotta di liberazione antifascista, delle battaglie delle donne per la propria emancipazione. Nel corso della recente campagna elettorale, come candidato del Prc-Sinistra Europea ho partecipato ad una serie di incontri con le comunità straniere del bresciano con all’ordine del giorno i diritti, primo fra tutti il diritto di cittadinanza. In questi giorni il governo sta ragionando sulla possibilità di ridurre da 10 a 5 anni il tempo necessario per il conseguimento della cittadinanza a chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno, così come della necessità di considerare italiano chi nasce in questo paese. Credo sia giusto. Ma credo anche che ogni straniero, quando chiede la cittadinanza debba accettare di vivere in uno stato laico, in cui, come recita l’articolo 3 della Costituzione «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» e in cui le donne - siano mogli, compagne, sorelle, figlie - hanno il diritto di rifiutare le imposizioni violente di un credo o di una tradizione che le considera schiave. In sintesi, la richiesta di cittadinanza deve essere accompagnata dalla totale consapevolezza che a regolare i rapporti tra le persone, tra donne e uomini, dentro e fuori la famiglia, sono le leggi dello Stato laico e non certo i dettami religiosi. Emanuele Severino, noto filosofo residente a Brescia, nel suo intervento apparso il 23 agosto sul Corriere della sera, lega l’incremento della criminalità in Italia al fenomeno dell’immigrazione. Nella città di Brescia - sostiene - «il tasso di immigrazione superiore alla media nazionale è uno degli elementi di tale aumento». Il secondo elemento, sostiene il filosofo, è da individuare «nell’atteggiamento caritativo della Chiesa nei confronti degli immigrati». Severino sbaglia clamorosamente sia analisi che obiettivo. L’analisi: la matematica non è un’opinione e i dati smentiscono il fatto che Brescia abbia un tasso di criminalità superiore a quello di altre città italiane. L’obiettivo: la Chiesa e la presunta subalternità dell’attuale governo alle sue “sollecitazioni”. E’ stata infatti la parte migliore della chiesa che, nella città di Brescia (ma non solo) si è posta prima di altri il problema dell’integrazione delle migliaia di donne e uomini immigrati, operando, ad esempio, perché asili e scuole fossero accessibili ai bambini stranieri. Questo atteggiamento è entrato in contatto con due esperienze laiche: con insegnanti, in prevalenza donne, che nella scuola pubblica elementare e media hanno individuato il primo momento del confronto e dell’integrazione; con la Cgil e il coordinamento immigrati che hanno dato vita al grande movimento per i diritti dei migranti anche nel mondo del lavoro. E’ stato questo intreccio che ha permesso a Brescia di non rimanere vittima del moderno fascismo della Lega nel periodo buio in cui governava mezza Lombardia. Questi sono fatti di cui tutti, non solo Severino, dovrebbero tenere conto.

26 agosto 2006


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