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Cittadini-Sovrani (don Milani)!!!

NOI E IL MONDO: PER UN GOVERNO DEI BENI COMUNI. Una indicazione-proposta di Riccardo PETRELLA.

giovedì 7 settembre 2006 di Federico La Sala
[...] Questo lavoro di Riccardo Petrella parte dall’analisi dei beni comuni per arrivare a delle proposte che saranno sottoposte, come abbiamo già annunciato, al dibattito in occasione di una tavola rotonda conclusiva, tra una decina di persone, ma aperta al pubblico. Si terrà a Roma a fine settembre. La sfida sta nella convinzione che esistono oggi condizioni favorevoli, a livello mondiale, europeo e nazionale per perseguire il progetto di costruire in Italia, nel corso dei prossimi (...)

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domenica 12 novembre 2006

La Sinistra europea si confronta con gli amministratori del vecchio continente

Beni comuni, ricomincia la battaglia contro la Bolkenstein *

di Stefano Bocconetti *

Si ricomincia dalla Bolkestein. Dall’opposizione alla Bolkestein. A quella normativa europea che avrebbe consentito di pagare i lavoratori migranti col salario di fame che percepivano nei loro paesi, quella normativa che avrebbe aperto la strada alla privatizzazione dei servizi pubblici. Di tutti i servizi. Quella normativa che nella sua versione più brutale era stata fermata da un enorme movimento di protesta. «Forse dal primo, vero movimento a carattere europeo», per dirla col capogruppo di Rifondazione a Bruxelles, Musacchio. Poi, però, quella direttiva è stata approvata, anche se solo in prima battuta. Grazie ad un compromesso fra i socialdemocratici e i popolari. Compromesso che a detta dei socialisti avrebbe mitigato gli aspetti più odiosi. Ora però, fra pochissimi giorni, la Bolkestein torna al vaglio dell’Europa. In una versione assai peggiorata rispetto al già inaccettabile compromesso di qualche tempo fa. E si deve ripartire da qui, allora, dall’opposizione a questa direttiva, per provare a disegnare un futuro dei servizi, dei «beni comuni». Se n’è parlato ieri, a Roma, in un confronto a più voci. Meglio: a più lingue. Perché s’è trattato di un confronto organizzato dalla Sinistra europea assieme ai deputati, agli amministratori, ai dirigenti dei partiti che la compongono. Uno scambio di informazioni, insomma, fra tutta la sinistra del vecchio continente.

Si sono parlati forze che sono al governo e che sono all’opposizione. Ma in tutti i casi, ci sono molte idee comuni. La prima, s’è detto, riguarda la denuncia che il presidente del gruppo Gue/Ngl al Parlamento europeo (la sigla che raggruppa i deputati della sinistra d’alternativa) Francis Wurtz, secondo il quale, grazie anche ai settori moderati del Pse, s’è fatto «rientrare dalla finestra quello che aveva fatto finta di cacciare dalla porta».

Battaglia contro la Bolkestein, allora. Ma molto, molto altro. Ulla Lotzer, deputata tedesca di Die Linke, è partita dalla bocciatura della Costituzione europea liberista da parte del popolo francese, per spiegare che si sono aperti spazi per affermare un’altra idea dell’Europa. E la sua idea, l’idea della sinistra d’alternativa tedesca è che i “beni comuni” non possano solo essere definiti da una serie di servizi, di beni non governati dalle leggi di mercato. Ci vuole di più, molto di più. E propone una tesi secondo cui quella definizione deve variare col mutare delle condizioni storiche, sociali, politiche. Insomma, oggi non basta «non privatizzare» le telecomunicazioni, la sanità, i trasporti, l’acqua. Non basta battere la pretesa neoliberista di farlo subito, ora. Bisogna riaffermare il principio che oggi i «beni comuni» sono un concetto assai più vasto. E occorre imporre la regola della «non mercificazione» anche per ciò che riguarda la cultura, l’informazione, l’arte. Di più: Patrizia Sentinelli, viceministra di D’Alema, spiega come anche la cooperazione internazionale può far emergere il bisogno di «spazi pubblici» nei paesi in via di sviluppo.

Progetti. Progetti, iniziative per domani. Anche se molto è stato già fatto. Marian Kruger, della Linkspartei di Berlino ha presentato all’incontro uno studio su cinque grandi capitali europee: Berlino, Vienna, Londra, Parigi e Roma. E si scopre che la sinistra, localmente, è già avanti. A Berlino, per esempio, dove un forte movimento e la municipalità hanno imposto la ripubblicizzazione dei trasporti su ruota (particolare non indifferente: con la contrarietà dei verdi). O come a Vienna, dove è stata approvata una «carta dell’acqua» che l’affida oggi e in futuro ad un’impresa pubblica. Attraverso una legge che ha quasi valore costituzionale: per modificarla occorrono i due terzi dell’assemblea. Ma certo, la vita delle amministrazioni locali sarà sempre più difficile. In un’Europa dove gli enti locali (lo ha spiegato perfettamente un accurato studio di Francesco Frieri, assessore di Modena) sono gli unici organismi pubblici ad investire. In un’Italia dove i Comuni garantiscono il 70 per cento degli investimenti. In paesi dove la filosofia liberista del «meno tasse» è diventata cultura dominante.

Ed allora è probabile che lo scontro, lo scontro vero fra chi aveva disegnato un’Europa a misura di banche e chi pensa a un’Europa sociale, avverrà proprio qui. Sui «beni comuni». Sui servizi pubblici delle amministrazioni da privatizzare. Ed è più o meno quel che avverrà in italia. Dove, per dirla con Gennaro Migliore - che ha introdotto i lavori - c’è un governo - «che non è il governo delle sinistre» - che ha comunque avviato una svolta di politica economica. Ma dove la Confindustria, già all’indomani del voto, ha cominciato a lavorare per sostituirlo con un esecutivo più consono ai suoi interessi. In ballo, lo dirà il responsabile enti locali del Prc, Francesco Manna, ci sono sessanta milioni di euro. Non sarà facile.

* Liberazione, 11.11.2006


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