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Chiesa e Stato: la stessa politica, quella della "cari-tas" (= "caro-prezzo")?!

Caro Ministro della PUBBLICA Istruzione ... SCUOLA: Modello azienda? No, famiglia. - Sì, ma QUALE MODELLO di famiglia?! COSTITUZIONE ITALIANA E CHIESA ‘CATTOLICA’: una domanda (implicita in una ’vecchia’ riflessione) per una chiarificazione fondamentale.

“Aver il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani”(don Milani)
lunedì 16 ottobre 2006 di Federico La Sala
MODELLO AZIENDA? NO, FAMIGLIA
Fioroni: «La scuola è una comunità in cammino»
Il ministro dell’Istruzione spiega che cosa aspetta 8 milioni di studenti
intervista di Terry Marocco (La Stampa/SPECCHIO, 08.09.2006)*


Lupi, pecore, pastori?! Un NO per il REFERENDUM.
25 GIUGNO: SALVIAMO LA COSTITUZIONE E LA REPUBBLICA CHE E’ IN NOI
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> Caro Ministro della PUBBLICA Istruzione ... SCUOLA: Modello azienda? No, famiglia. - Sì, ma QUALE MODELLO di famiglia?! COSTITUZIONE ITALIANA E CHIESA ‘CATTOLICA’: una domanda (implicita in una ’vecchia’ riflessione) per una chiarificazione.

domenica 10 settembre 2006

Cenerentola d’Europa

I sindacati della scuola chiedono maggiori risorse

di Michele Simeone (il manifesto, 09.09.2006)

La scuola pubbica è in sofferenza: poche risorse (l’Italia è agli ultimi posti in Europa per spesa rispetto al pil) troppi precari (il 17% del totale del personale) e un contrato scaduto da 9 mesi che non da tranquillità ai lavoratori del comparto. Sui temi del contratto dei dipendenti scolastici e il relativo problema dei precari, i tagli per la prossima finanziaria, il possibile intervento di riduzione della presenza dei maestri di sostegno ieri mattina c’è stata una conferenza stampa unitaria indetta dai tre segretari nazionali: Enrico Panini della Flc-Cgil, Francesco Scrima Cisl-Scuola e Massimo Di Menna di Uil-Scuola.

Le tre federazioni hanno illustrato i dati sull’andamento della scuola italiana elaborati dall’Ocse (Organizzazione per lo sviluppo). I sindacati si sono dichiarati «pronti a promuovere qualsiasi mobilitazione affinchè nella prossima finanziaria non figurino tagli alla scuola». Inoltre, hanno chiesto che il governo «risolva - una volta per tutte - il problema della presenza dei precari negli istituti». Secondo i dati forniti dall’Ocse risulta che il rapporto tra gli investimenti nella scuola e il prodotto interno lordo (pil) è in Italia solo a quota 4,6% rispetto ad una media europea che arriva a quota 5,1%. Questo dato dimostra il profondo divario dei nostri impegni nei confronti dei nostri partner europei, considerando il rapporto tra il totale della spesa pubblica in Italia e quella che quello impiegato nel settore dell’istruzione. Infatti, questa media europea sale all’8,9%, mentre quella italiana è ancora all’7,2%.

«Insensata è qualsiasi possibilità di operare nuovi tagli nella prossima legge finanaziaria per il 2007 ha sostenuto Francesco Scrima, della Cisl-scuola presentando i dati. «Invece di fermare la corsa a questi continui tagli all’istruzione (che si sono succeduti dal 2001 fino ad oggi) si continua su questa strada pericolosa per la nostra intera società». Una dei problemi più impellenti è, inoltre, la firma del contratto per gli impiegati della pubblica istruzioni già scaduto da 9 mesi ed non ancora rinnovato. «Questa sanatoria è urgente ed è necessario realizzarla con la prossima finnaziaria», ha dichiarato Massimo Di Menna della Uil-scuola. Il quale ha anche sostenuto che «qualora nella prossima manovra non ci fossero le risorse per dare agli insegnanti il giusto che aspettano da mesi, costringerà i lavoratori a dover aspettare altri due anni ancora. Una condizione insostenibile». I tre sindacati rivendicano un risarcimendo agli insegnanti, per tutte l’insieme delle nuove responsabilità che si sono dovuti sobbarcare con le varie «riforme» realizate nella scuola.

Che i professori italiani non guadagnano molto è confermato dai dati Ocse che evidenziano un forte divario maggiore tra la realtà italiana e quella dei paesi dell’euro. Ad esempio, le retribuzioni - con i maggiori anni di servizio - passano dalla media Ue di 40 milioni annui ai 34 milioni di quelli italiani. Il problema delle retribuzioni si collega a quello del precariato. Nella scuola i lavoratori con un contratto a tempo determinato sono il 17%, più o meno 200 mila dipendenti. Una situazione che a tuttora agevola solo le casse dello stato mentre va contro i bisogni della scuola e quelli degli stessi lavoratori, che non possono nemmeno programmare il loro futuro. Per tutte e tre i sindacati è urgente sbloccare il turn-over, per arginare la piaga del precariato. «Non bastano i 20 mila assunti recentemente, con accordi stipulati con il passato governo» ha sottolineato il segretario della Cgil-Scuola, Enrico Panini.

«La minaccia della riduzione dei maestri di sostegno è una dimostrazione di mancanza minima di civiltà, e cosa ancor più grave per un governo di centro-sinistra» ha sostenuto Francesco Scrima, della Cisl-scuola. I sindacati si incontrerrano nei prossimi giorni per mettere appunto un piano unitario da presentare al premier, Romano Prodi, all’incontro in programma il 26 settembre .


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