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Cosmologia

Big Bang o Big Crunch? Un test storico: "la grande corsa dei neutrini". Da Ginevra ... al Gran Sasso - a cura di pfls

sabato 9 settembre 2006 di Federico La Sala
[...] i neutrini sparati da Ginevra sono tutti di tipo mu (o muonici), se al Gran Sasso arriverà qualche neutrino di tipo diverso si avrà la prova diretta che i neutrini oscillano. E poiché, dice la meccanica quantistica, tutto quello che oscilla è dotato di massa, si avrà la prova diretta e definitiva che anche queste sfuggenti particelle hanno una massa [...]
Cosa sono i neutrini? Lo spiega un cartoon
C’è qualcosa nell’universo che può andare più veloce della luce. La clamorosa scoperta (...)

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> Big Bang o Big Crunch? ---- No, è stato il Big Chill. Secondo James Quach, l’Universo non è nato da un Big Bang ma da un «Big Chill» (di Luigi Grassia)

venerdì 23 novembre 2012


-  Storie ai confini della scienza

-  Big Bang? No, è stato il Big Chill
-  La nuova teoria: “Metto d’accordo Einstein e Planck”

-  di Luigi Grassia (La Stampa TuttoScienze, 22.11.2012)

In Australia stanno agli antipodi e forse per questo pensano tutto al contrario. Da noi è in voga la teoria del Big Bang, secondo cui l’Universo è nato da un uovo primordiale che è esploso, dando origine a tutto quanto, cioè alla materia e all’energia, ma anche allo spazio e al tempo che li contengono. Anche in Australia, sia chiaro, questi concetti sono familiari, ma James Quach, fisico dell’università e del politecnico di Melbourne, prova a proporre una teoria alternativa. Anzi, una teoria del tutto opposta.

Secondo Quach, l’Universo non è nato da un Big Bang ma da un «Big Chill», cioè dal brusco raffreddamento di una zuppa primordiale in cui la proto-materia, la proto-energia, il proto-spazio e il proto-tempo stavano mescolati e indistinti, ma non ristretti in un uovo cosmico destinato a scoppiare. In base all’ipotesi di Quach, questo proto-universo era un caos che a un certo punto (il momento della creazione, per quanto ci riguarda) si è congelato e cristallizzato; questo avrebbe fatto emergere le tre dimensioni dello spazio e quella del tempo.

Ma quando l’acqua congela e si cristallizza, non lo fa in modo omogeneo: si formano delle incrinature e, se la teoria del Big Chill è giusta, la stessa cosa (probabilmente) è successa all’Universo. «Se queste crepe ci sono» dice Quach «la luce e le particelle in transito dovrebbero essere deviate o riflesse dai difetti di struttura dello spazio-tempo. Allora dovremmo essere in grado di rilevare le eventuali fratture del cosmo e dimostrare la verità della mia ipotesi». Detto e fatto, dopo la pubblicazione di un suo articolo sulla «Physical Review», il professore ha trovato diversi fisici sperimentali che hanno impostato la ricerca delle prove. Fisici australiani anche loro, manco a dirlo.

Ma questa è solo una metà della faccenda. Secondo Quach, qualora venisse dimostrata l’esistenza di fratture nello spazio-tempo sulle grandi scale dell’Universo, diventerebbe più facile costruire e dimostrare sperimentalmente una solida teoria quantistica della gravità, perché si rafforzerebbe la coerenza tra il cosmo nel suo complesso e la sua struttura fine a livello sub-atomico. Questo sarebbe tanto importante quanto passare dal paradigma del Big Bang a quello del Big Chill, perché rendere coerenti la teoria dei quanti e la teoria della Relatività generale è il grande problema irrisolto lasciatoci dalla generazione di Planck e di Einstein.

Troppa carne al fuoco? Forse. Ma la fisica e la cosmologia sembrano impantanate da troppi anni in una quantità di teorie che diventa sempre più difficile sperimentare; così le teorie restano tali per un tempo indefinito. Servono ipotesi come quella di Quach che possano essere dimostrate vere una volta per tutte oppure smentite e gettate via senza rimpianti, come si deve fare nella ricerca scientifica.


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