Inviare un messaggio

In risposta a:
UmaNITA’ ed EU-angélo....

SUOR LEONELLA SGORBATI: "PERDONO, PERDONO, PERDONO". La nunziatura del Kenya: "Nessuna prova di un collegamento con le parole del Papa"

lunedì 18 settembre 2006 di Federico La Sala
MOGADISCIO, 17 SET - I Tribunali islamici somali che controllano Mogadiscio hanno condannato «il barbaro assassinio» della religiosa cattolica italiana, uccisa da uomini armati in un ospedale nel sud della capitale somala. «Noi condanniamo l’assassinio di questa religiosa», ha detto lo sceicco Muktar Robow, vice responsabile per la sicurezza del Consiglio supremo islamico di Somalia (Sics). «È un atto barbaro e contrario agli insegnamenti dell’Islam (...) noi siamo desolati per quello che è (...)

In risposta a:

> SUOR LEONELLA SGORBATI: "PERDONO, PERDONO, PERDONO". La nunziatura del Kenya: "Nessuna prova di un collegamento con le parole del Papa"

venerdì 22 settembre 2006

LE ESEQUIE

È stata sepolta nel cimitero della Consolata insieme con altri religiosi che, come lei, hanno dato la loro vita per il continente. L’omaggio al somalo, musulmano, morto nel tentativo di salvarla

Suor Leonella ora riposa nella «sua» Africa

I funerali a Nairobi. La madre superiora: «Ci lascia la sua opera e la sua testimonianza»Un migliaio di persone alla cerimonia di addio. Presenti autorità locali ed europee Il libro delle condoglianze si riempie di firme e messaggi: «Salama», pace.

Dal Nostro Inviato A Nairobi Claudio Monici (Avvenire, 22.09.2006)

La maggior parte è a piedi nudi. Ma qualcuno calza scarpette usate, anche più d’una volta, da quelli che ce l’hanno fatta a diventare grandi. Sono i bambini figli delle raccoglitrici di tè, ma anche orfani, che l’anziana suor Marcolina, nonostante gli acciacchi dell’età, si sforza nel sostenere come può, per permettere loro di frequentare la scuola elementare dei poveri. I bambini nelle loro divise verde arancione, un poco confusi dalla presenza di tutta quella gente che si fa attorno alla bara bianca, intonano un dolce canto mentre sventolano ramoscelli di bouganville viola. Il furgone funebre con il feretro di suor Leonella Sgorbati, assassinata a Mogadiscio, preceduto da quattro consorelle che portano la croce di legno bianca, imbocca il vialetto di acciottolato.

Seguito dal mesto corteo di addio, il convoglio gira attorno all’ospedale Nazareth per fermarsi nel cimitero della Consolata. La fossa è già scavata. Tutto intorno, dove è ammonticchiata la terra rossa, fresca e argillosa, ci sono ottantanove sepolture che raccontano la storia di altre religiose, di due sacerdoti e una laica che hanno donato la vita per l’Africa. Le lapidi testimoniano di esistenze che si sono spente anche a più di 100 anni di età. Viene intonato un Salve Regina, mentre si sente il fruscio delle robuste corde di canapa fissate alle maniglie della bara che poi sarà fatta calare nella buca. Nell’aria c’è il profumo dell’erba appena tagliata, e poco più in là si sente il muggire dei bovini che pascolano. Tutto attorno, seppure siamo a 2100 metri d’altezza e c’è freddo portato da pesanti nuvole, sono colline e piantagioni di tè che fanno sembrare questo angolo di Kenya a trenta chilometri da Nairobi un pezzo di Paradiso. Di colpo, ma è un attimo, è come se tutti si sentissero disorientati. Improvviso, cala il silenzio. Solo il frusciare di un eucalipto accompagna quel ritmico tonfo che fa la terra rossa mentre viene lasciata cadere sul feretro da mani che tremano di dolore. Gli occhi si rie mpiono di lacrime. Poi gli operai useranno i badili. «La morte è un passaggio della vita. La fede ci sostiene. È la separazione umana che si fa sentire, che trafigge i cuori e fa gonfiare gli occhi. Soprattutto quando avviene in modo violento e improvviso.

Di suor Leonella resta la sua opera e la sua testimonianza che in Somalia andava al di là dello spirito umanitario. E poi non dimentichiamo che con lei è stato ucciso anche un somalo, musulmano. Morto nel tentativo di salvare la vita a una cristiana. Forse da questo episodio può nascere un dialogo. Il Signore lavora, lo sentiamo e lo vediamo ogni giorno. Certamente Lui a volte è drastico nei suoi disegni per farci capire che cosa vuole da noi», sono le parole che la madre superiora suor Giuseppina Barbero pronuncia mentre sistema le semplici corone di fiori, rose bianche e rosse, deposte sulla sepoltura. Si è conclusa al tramonto, nel distretto di Kiambu, la lunga giornata di commemorazione funebre per suor Leonella. Nella casa di riposo delle suore della Consolata del Nazareth Hospital. Una sosta per consentire alle dodici anziane consorelle, tra i 78 e 94 anni, impossibilitate a raggiungere la «lontana» Nairobi, di vedere la «loro» Leonella per l’ultima volta.

Una giornata cominciata di mattina presto, sotto un cielo freddo e grigio, nel santuario della Consolata, la parrocchia degli italiani costruita dai padri missionari negli anni Cinquanta dell’altro secolo. Una chiesa che si è riempita così tanto che quasi nessuno ci credeva: un migliaio di persone. Autorità del Kenya, rappresentanti della Comunità europea e delle Nazioni Unite, l’ambasciatore d’Italia Enrico De Maio, ancora increduli per quanto accaduto, responsabili di «Sos children village» a Mogadiscio, dove la suora prestava la sua opera anche nella formazione degli infermieri.

E poi tante le congregazioni religiose rappresentate in Kenya e molti semplici cittadini bianchi e neri, trascinati in chiesa dal cuore. Presente anche l’inviato speciale del g overno italiano per la Somalia, Mario Raffaelli, che fa sapere di un telegramma inviato dalle Corti islamiche somale alla famiglia di suor Leonella e al governo italiano. Ringraziano, le Corti, per il servizio svolto dalla suora in Somalia e aggiungono che «l’omicidio della suora italiana è un atto intollerabile che tende a distruggere il processo di pace». Poi si promette che sull’episodio «verrà fatta chiarezza e ci sarà la dovuta informazione».

Sono tre i vescovi presenti al rito funebre tenuto da monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio. C’è il vescovo di Muranga, quello di Marsabit e il vicario generale di Garissa al confine con la Somalia. In rappresentanza del nunzio apostolico, assente perché in Europa, c’era il suo segretario.

Nella sua omelia, monsignor Bertin evidenza un particolare e offre una lettura del delitto che gli fa dire che «un nuovo mondo dove si vive in pace e assieme, come quello cercato da suor Leonella, è possibile». E assieme alla figura della suora uccisa, il vescovo di Gibuti fa emergere anche quella di Mohammad Mahmmud, la guardia somala morta per difenderla: padre di quattro bambini. Solo una coincidenza?, si domanda monsignor Bertin che poi entra nel merito della sua osservazione: «La morte di una italiana e la morte di un somalo. La morte di una europea, la morte di un africano. Una bianca, un nero. La morte di una cristiana e la morte di un musulmano. La morte di una donna e la morte di un uomo. Questo ci dice che è possibile vivere insieme, se insieme è anche possibile morire. Vivere insieme nella speranza di un mondo migliore».

Un momento toccante pervade le alte navate del santuario, quando il coro delle novizie della Consolata intona i canti che suor Leonella amava di più e tanti sono stati i volti, anche tra le autorità, che si sono rigati di lacrime. Viene letto il messaggio che il Santo Padre, attraverso il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, ha fatto avere alla superiora generale della Consolata in Italia e nel quale si «invita a prendere esempio da suor Leonella impegnata a favore della vita nascente, barbaramente uccisa. Sua Santità auspica che il sangue versato diventi seme di speranza per l’umanità». All’esterno della chiesa, il libro delle condoglianze si riempie di firme e di messaggi: una partecipazione al dolore che è possibile riassumere in una sola parola, lasciata da un funzionario internazionale musulmano: «Salama». Pace.


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: