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Per l’inizio del dialogo, quello vero (B. Spinelli)

ITALIA E PAKISTAN : LA DIVINA COMMEDIA (Dante Alighieri) E IL POEMA CELESTE (Muhammad Iqbal). Ri-leggiamo insieme... le due opere e i due Autori ! Un’ipotesi di rilettura di DANTE .... e un appello per un convegno e per il Pakistan !!!

DANTE PER LA PACE, PER LA PACE TRA LE RELIGIONI E TUTTI I POPOLI.
vendredi 9 novembre 2007 par Federico La Sala
[...] W O ITALY ... Dopo di lui, in Vaticano, è tornata la confusione, la paura, e la volontà di potenza e di dominio. Un delirio grande, al di qua e al di là del Tevere, ma La Legge dei nostri ‘Padri’ e delle nostre ‘Madri’ Costituenti è sana e robusta ... Dante è riascoltato a Firenze, come in tutta Italia - e nel mondo. Anche nel Pakistan - memori del “Poema Celeste” (Muhammad Iqbal) - la Commedia non è stata dimenticata !!! [...]
PICCHIARE LE DONNE. DIO, UOMINI E DONNE : (...)

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> ITALIA E PAKISTAN : LA DIVINA COMMEDIA (Dante Alighieri) E IL POEMA CELESTE (Muhammad Iqbal). ---- Il sogno di Shahbaz Bhatti : « Uguali diritti per tutti ». Un uomo di fede che aveva il coraggio di cercare il dialogo

jeudi 3 mars 2011

Io voglio servire Gesù

di Shahbaz Bhatti

in “Oasis” (www.oasiscenter.eu ) del 2 marzo 2011

Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa : « No, io voglio servire Gesù da uomo comune ».

Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora - in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan - Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.

Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi ; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Gli estremisti, qualche anno fa, hanno persino chiesto ai miei genitori, a mia madre e mio padre, di dissuadermi dal continuare la mia missione in aiuto dei cristiani e dei bisognosi, altrimenti mi avrebbero perso. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato. Io dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto : « Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi ». I passi che più amo della Bibbia recitano : « Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere ; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi ». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro. Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati.

*Shahbaz Bhatti, Cristiani in Pakistan. Nelle prove la speranza, Marcianum Press, Venezia 2008 (pp. 39-42)
-  Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze, cattolico, è stato ucciso martedì 1 marzo a colpi d’arma da fuoco in un agguato tesogli nella città di Islamabad.
-  Già co-fondatore e direttore dell’APMA (All Pakistan Minorities Alliance), un’organizzazione che rappresenta le comunità emarginate e le minoranze religiose del Pakistan, da ministro si è speso in prima persona per la pari dignità di tutte le comunità del Paese.
-  Recentemente era intervenuto nella vicenda di Asia Bibi, pronunciandosi con decisione a favore di una revisione della legge sulla blasfemia. Forse proprio questa ultima sua battaglia ha mosso i suoi assassini.


Un uomo di fede che aveva il coraggio di cercare il dialogo

di Andrea Riccardi (Corriere della Sera, 3 marzo 2011)

La protezione gli era stata tolta con la fine del precedente governo. Nominato nuovamente ministro nel nuovo esecutivo di Syed Yusif Raza Gilani non gli era stata concessa la scorta, nonostante le pressioni di varie ambasciate occidentali. Sono i misteri (forse non tanto oscuri) dello Stato pakistano, le cui forze dell’ordine sono infiltrate dalle influenze islamiste. All’inizio di gennaio, il governatore Salman Taseer è stato ucciso da un agente della scorta. Taseer è un « giusto » musulmano : aveva chiesto la grazia per Asia Bibi, condannata per blasfemia, e l’abolizione della legge che prevede il crimine. Un forte fronte islamico si oppone a questo cambiamento, quasi fosse una deislamizzazione dello Stato, anche se è evidente l’uso strumentale della legge. I cristiani in Pakistan rappresentano un gruppo sociale povero, veri paria della società. Tra loro si sente il peso dell’intimidazione che li spinge a rassegnarsi alla marginalità. Bhatti era un cattolico che era emerso. Proveniva da un misero villaggio cristiano, ma aveva studiato grazie all’aiuto della Chiesa e di un forte e illuminato vescovo pakistano, mons. Lobo. Giurista, entrato nel partito del presidente, aveva fatto carriera politica. Aveva fondato All Pakistan Minorities Alliance in difesa della libertà religiosa in un paese musulmano al 97%(dove non mancano tensioni tra la maggioranza sunnita e gli sciiti). I cristiani sono l’1,5%degli abitanti : 750.000 i cattolici. Meno dell’1%della popolazione è indù. Ci sono gruppi zoroastriani, buddisti, sikh e ahmadiyya (un’« eresia » dell’islam), resti di una complessa stratificazione religiosa, risalente a prima della Partition del 1947. Allora il Pakistan fu eletto a patria dei musulmani indiani con il biblico esodo di questi dall’India indipendente (e degli indù dal Pakistan).

Lo Stato, non omogeneo etnicamente, nato dall’identità musulmana, non ha potuto resistere al vento dell’islamizzazione. All’inizio la nomina di un ministro per le minoranze sembrava solo un fatto di facciata. Ma Bhatti lottava seriamente e a mani nude : « Voglio mandare un messaggio di speranza alla gente che vive la rabbia, la delusione, la disperazione... » , aveva dichiarato. Sentiva che qualcosa poteva cambiare. Ultimamente era più tranquillo e con qualche speranza, anche se riceveva forti minacce. Avrei dovuto incontrarlo - l’appuntamento era già preso
-  proprio domani a Islamabad. Era venuto a Roma nel settembre scorso. Colpiva per la serenità e il coraggio, nutrito da profonde convinzioni cristiane. Bhatti si era molto esposto, parlando forte contro i pogrom anticristiani.

Su altre vicende, come quella di Asia Bibi, consigliava meno clamore mediatico per alleggerire la reazione musulmana. Univa alla tenacia un’intelligenza della situazione pakistana. Il dialogo con parecchi leader musulmani era una sua priorità. Bisognava far accettare i cristiani dall’islam come parte della nazione. Ieri è morto senza alcuna difesa. È una sconfitta non solo per i cristiani. La convenienza politica spinge il governo a non proteggere le minoranze in modo fermo. Ma proteggerle è difendere la libertà di tutti. Prima il totalitarismo islamico colpisce i pochi cristiani ; poi arriva l’ora degli altri, magari musulmani, colpevoli solo di non volersi piegare.


-  Il sogno di Shahbaz Bhatti
-  « Uguali diritti per tutti »

di Marco Impagliazzo (Avvenire, 3 marzo 2011)

Il ministro per le Minoranze del governo pachistano, il cattolico Shahbaz Bhatti, è stato barbaramente ucciso a Islamabad mentre si recava al lavoro senza scorta. Dopo la recente crisi di governo, Bhatti era stato confermato con il rango di ministro federale, nonostante una drastica riduzione del numero dei ministri. Era divenuto una figura nota internazionalmente per la sua battaglia per la riforma della legge sulla blasfemia. Nata per difendere la religione in Pakistan, tale legge si è spesso trasformata in uno strumento di denuncia e di persecuzione verso le minoranze, particolarmente i cristiani. Essi rappresentano il 2 per cento dei pachistani. Bhatti era uno di loro, che aveva deciso di spendere la sua vita per la libertà religiosa e per costruire una società del vivere insieme nonostante le differenze di pensiero o di etnia.

Nato il 9 settembre 1968 a Lahore, da parlamentare diventò ministro per le Minoranze affermando di voler combattere per « l’uguaglianza di tutti gli uomini, la giustizia sociale, la libertà religiosa, e per sollevare le minoranze religiose ». E aveva aggiunto : « Voglio mandare un messaggio di speranza alla gente che vive nella rabbia, nella delusione e nella disperazione ; Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l’amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan ». Una delle sue prime battaglie è stata, fin dal 1985, quella contro la legge sulla blasfemia. Sin da ragazzo ha organizzato incontri e studi sulla Parola di Dio.

Il ministro Bhatti era un’espressione bella, coraggiosa e indifesa di quella minoranza cristiana pachistana le cui difficoltà, oggi sono sotto gli occhi del mondo, derivano anche da una storia complessa e sofferta.

I primi nuclei di cristiani iniziarono a svilupparsi alla fine dell’Ottocento, sostenuti dall’opera infaticabile di missionari olandesi, irlandesi, italiani che, assieme alla predicazione del Vangelo, volevano migliorare le condizioni di vita dei contadini, praticamente schiavi alla mercé di grandi proprietari terrieri. Ai margini della società indiana si trovavano coloro che non rientravano nelle caste, destinati ai lavori più degradanti e senza alcuna speranza di riscatto. Proprio tra costoro l’annuncio della buona notizia ricevette l’accoglienza maggiore. La preoccupazione della Chiesa fu allora quella di aiutarli con scuole e piccoli terreni da coltivare in proprio.

L’impero britannico, paradossalmente, fu il primo oppositore di questo processo, poiché andava ad intaccare lo statu quo. I senza-terra e i fuori-casta indù dovevano rimanere tali. Nacquero comunque 53 villaggi in cui i cristiani potevano vivere insieme, accedere all’educazione e iniziare almeno a disporre di strumenti basilari per poter coltivare le terre. I due terzi di questi villaggi dai nomi evocativi (Mariamabad, Francisabad, Yohannabad) sorsero e si svilupparono prima dell’indipendenza del Pakistan. Altre famiglie vivevano sparse nelle regioni del Punjab e del Sindh.

Nel frattempo, protestanti e cattolici crearono una rete preziosa di scuole e ospedali. Tali istituzioni sono aperte a tutti, tanto che numerosi esponenti dell’élite musulmana del Paese hanno studiato in licei o università gestite dai religiosi. Eppure, la piccola minoranza autoctona cristiana deve affrontare quotidianamente discriminazioni, gesti di piccole o grandi prepotenze. Gli attacchi contro i cristiani si verificano da anni in maniera improvvisa. Dopo l’11 settembre si sono intensificati sulla base della falsa semplificazione tra cristiani e Occidente. Basta paventare l’accusa di blasfemia contro il Corano, e prima ancora che un qualsiasi tribunale civile o religioso possa documentarne la fondatezza, i cristiani sono sotto accusa da parte di mani invisibili che si scagliano contro di essi. Non di rado dietro queste accuse si nascondono gelosie o interessi economici, per appropriarsi con la prepotenza o il ricatto di terreni, beni o denaro dalle famiglie incriminate.

Al di là della violenza aperta, poi, nella vita quotidiana talvolta i cristiani incappano in discriminazioni nello studio o sul posto di lavoro. Molti cristiani professano la loro fede in un’esistenza davvero precaria e insicura, segnata non solo dalla povertà ma anche dallapersecuzione. La Messa domenicale è l’espressione gioiosa e pubblica di questa minoranza. Vi partecipa una folla variopinta di adulti, giovani e bambini, che non si lascia intimidire dalle minacce e si aggrappa alla preghiera come ad un’ancora di salvezza. Si tratta di una Chiesa giovane e vivace, all’interno della quale vivono movimenti ecclesiali laicali, che professa la sua fede con dignità e coraggio. Di questa Chiesa era figlio Shahbaz Bhatti.


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