Poster un message

En réponse à :
Guerra, sempre assurda !!!

SHIRIN EBADI, Nobel PER LA PACE. Un’intervista intorno ai temi del suo libro : "IL MIO IRAN".

dimanche 15 octobre 2006 par Federico La Sala
[...] ╚ in Italia per presentare il libro in cui racconta la sua autobiografia di donna magistrato, cui la rivoluzione di Khomeini ha tolto il lavoro e i diritti, ma che non per questo si Ŕ rassegnata, cominciando anzi una battaglia per i diritti delle persone, e in particolare delle donne, nella convinzione che, se correttamente interpretato, il Corano non Ŕ affatto inconciliabile con la libertÓ, la pace e il rispetto dei diritti (il titolo Ŕ Il mio Iran, Sperling & Kupfer, pp. 294, euro (...)

En réponse à :

> SHIRIN EBADI, Nobel PER LA PACE. Un’intervista intorno ai temi del suo libro : "IL MIO IRAN".

dimanche 15 octobre 2006

PROFILI. ETTORE MO : LA RIVOLUZIONE PAZIENTE DI SHIRIN EBADI *

[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) riprendiamo il seguente testo originariamente apparso sul "Corriere della sera" del 24 settembre 2006.

Ettore Mo e’ stato per oltre vent’anni inviato speciale del "Corriere della sera", testata alla quale tuttora collabora. Tra le opere di Ettore Mo : Sporche guerre, Rizzoli, Milano 2000 ; Gulag e altri inferni, Rizzoli, Milano 2002 ; Kabul, Rizzoli, Milano 2003 ; I dimenticati, Rizzoli, Milano 2004.

Shirin Ebadi, giurista iraniana, gia’ magistrata, impegnata nella difesa dei diritti umani, premio Nobel per la pace nel 2003. Riportiamo di seguito alcun stralci da un articolo di Sara Sesti gia’ riprodotto su questo foglio :

"Il 9 ottobre 2003 e’ stato assegnato ad Oslo il Nobel per la pace all’iraniana Shirin Ebadi, 56 anni, avvocata, madre di due figlie. Il premio le e’ stato conferito "per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia. Si e’ concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini". Ebadi e’ l’undicesima donna a vincere il Nobel per la pace, da quando il riconoscimento e’ stato istituito nel 1903, ed e’ la prima musulmana. Shirin Ebadi, nata nel 1947, e’ stata la prima donna nominata giudice prima della rivoluzione. Laureata in legge nel 1969 all’Universita’ di Teheran, e’ stata nominata presidente del tribunale dal 1975, ma dopo la rivoluzione del 1979 e’ stata costretta a dimettersi per le leggi che limitarono autonomia e diritti civili delle donne iraniane. Con l’avvento di Khomeini al potere infatti venne decretato che le donne sono troppo emotive per poter amministrare la giustizia. Avvocato, ha difeso le famiglie di alcuni scrittori e intellettuali uccisi tra il 1998 e il 1999. E’ stata tra i fondatori dell’Associazione per la protezione dei diritti dei bambini in Iran, di cui e’ ancora una dirigente. Nel 1997 ha avuto un ruolo chiave nell’elezione del presidente riformista Khatami.

E’ stata avvocato di parte civile nel processo ad alcuni agenti dei servizi segreti, poi condannati per aver ucciso, nel 1998, il dissidente Dariush Forouhar e sua moglie. Nel 2000 ha partecipato ad una conferenza a Berlino sul processo di democratizzazione in Iran, organizzata da una fondazione vicina ai Verdi tedeschi, che provoco’ grande clamore e la pronta reazione dei poteri conservatori a Teheran, che arrestarono diversi dei partecipanti al loro ritorno in Iran. Perseguitata a causa delle indagini che stava svolgendo, nel 2000 e’ stata sottoposta a un processo segreto per aver prodotto e diffuso una videocassetta sulla repressione anti-studentesca del luglio 1999, materiale che secondo l’accusa ’disturbava l’opinione pubblica’. Arrestata, ha subito 22 giorni di carcere.

Il Comitato del Nobel e’ lieto di premiare ’una donna che fa parte del mondo musulmano’, si legge nella motivazione del premio che sottolinea come Ebadi ’non veda conflitto fra Islam e i diritti umani fondamentali’. ’Per lei e’ importante che il dialogo fra culture e religioni differenti del mondo possa partire da valori condivisi’, prosegue il comitato, la cui scelta appare particolarmente mirata in un contesto storico di tensioni fra Islam e Occidente. ’La sua arena principale e’ la battaglia per i diritti umani fondamentali, e nessuna societa’ merita di essere definita civilizzata, se i diritti delle donne e dei bambini non vengono rispettati’ prosegue la nota. ’E’ un piacere per il comitato norvegese per il Nobel assegnare il premio per la pace a una donna che e’ parte del mondo musulmano, e di cui questo mondo puo’ essere fiero, insieme con tutti coloro che combattono per i diritti umani, dovunque vivano’".

Su Shirin Ebadi cfr. anche i profili scritti da Giuliana Sgrena e Marina Forti apparsi nei nn. 701 e 756 di questo foglio. Dal "Corriere della sera" riprendiamo anche la seguente scheda : "Shirin Ebadi, 59 anni, sposata con due figlie, e’ diventata giudice nel 1970. Dopo la rivoluzione islamica del ’79 ha perso il posto. Nel ’93 ha avuto l’autorizzazione per svolgere l’attivita’ di avvocato. Prima personalita’ iraniana a ricevere il Nobel per la pace (nel 2003). Ebadi difende gratis dissidenti e donne vessate dalla legislazione iraniana. Ora le autorita’ le hanno intimato di sospendere le attivita’ : ’Possono arrestarmi in ogni momento’"]

"Le donne stanno ormai occupando tutte le trincee, che fino ad ora erano nelle mani degli uomini, i quali volevano anche l’ esclusiva su Dio. Ma Dio appartiene a tutti, a uomini e donne. Ed io sono certa che verra’ il tempo in cui il massimo trono della spiritualita’ del mondo sara’ occupato da una donna. Io forse non assistero’ a questo avvenimento straordinario ma sono sicura che sul soglio di San Pietro siedera’ una donna papa. In questo o nel prossimo secolo avremo un papa donna".

Lo afferma senza enfasi e con assoluta disinvoltura la signora Shirin Ebadi, iraniana, premio Nobel per la pace nel 2003, in visita a Roma, che da anni difende i diritti delle donne nel suo Paese ed era stata prima della rivoluzione islamica uno dei cento giudici donna dell’Iran fino all’arrivo dell’ayatollah Khomeini e del suo governo religioso, per il quale assoluzione o condanna dovevano essere gestiti da un tribunale di soli uomini.

Ero a Teheran in quei giorni di rabbia dopo la fuga dello scia’ Reza Pahlavi e dopo una rivoluzione breve e incruenta, pero’ ricordo che una donna in processione con altre hostess, per protestare contro il chador, venne accoltellata da un uomo che insieme ad altri esagitati maschilisti definiva puttane o con altri termini osceni quello schieramento femminile.

Khomeini e i suoi successori hanno fatto di tutto per irrigidire il Paese dentro la camicia di forza del piu’ severo regime islamico. A Shirin Ebadi, giurista di prestigio, che presiedeva allora una sezione civile, venne offerto un posto nell’amministrazione che lei rifiuto’, senza esitazione.

Una decisione che al momento le costo’ molto cara ma al tempo stesso le consenti’ di affermarsi come uno dei piu’ aggressivi e competenti avvocati nell’ambiente legale dell’Iran. E anche uno dei piu’ scomodi, perche’ si sta battendo per la parita’ dei diritti in un Paese in cui la Costituzione e i codici sono ispirati non solo al Corano ma all’interpretazione degli imam che sono succeduti a Khomeini. Ho appreso che Shirin significa "dolce" letteralmente ma questa signora che da anni si sta battendo per i diritti umani e per l’emancipazione delle donne - in un Paese dove la legge prevede che una bambina di 9 anni sia gia’ in eta’ di matrimonio e dove l’uomo puo’ avere quattro mogli e puo’ sciogliere il vincolo matrimoniale con ciascuna di esse senza dimostrare un valido motivo - ha una tempra e un carattere d’acciaio e non sembra turbata dalle minacce di morte che le son piovute addosso da parte dei suoi concittadini estremisti dopo il Nobel per la pace.

"Anche se lentamente, la condizione delle donne in Iran sta migliorando - dice -. Hanno preso coscienza di dover affrontare e superare l’ostacolo di una cultura maschilista ma e’ un fatto rincuorante e positivo che piu’ del 65% delle donne frequenti l’universita’. Mia figlia si e’ laureata in giurisprudenza e il 70% dei laureati in quell’anno e in quella sezione erano donne. Le donne iraniane hanno avuto diritto al voto prima delle donne svizzere e abbiamo 13 donne in Parlamento". Il Corano prevede delle leggi primarie come l’ obbligo del digiuno nel mese di Ramadan, ma ci sono anche leggi secondarie ideate dagli uomini per affrontare la realta’ quotidiana senza rinnegare lo spirito islamico : "Ma oggi le donne sono piu’ forti che in passato per il grado di istruzione che hanno ricevuto - sostiene la signora Ebadi -, e questa nuova struttura sociale consente loro di opporsi e combattere alcune di queste leggi che le hanno avvilite e oppresse per secoli. Secondo la nostra legge, la vita di una donna vale la meta’ di quella dell’uomo".

*

"Una vita di rivoluzione e speranza" e’ il sottotitolo del libro "Il mio Iran" (pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer) in cui Shirin Ebadi racconta la sua avventurosa e pericolosa esistenza. Come si legge nel risvolto di copertina, "E’ il 2000 quando Shirin Ebadi viene a sapere di essere sulla lista dei condannati a morte dal regime di Teheran". Appena ventitreenne, nel 1970, Shirin era diventata giudice di tribunale nella capitale iraniana. Regnava ancora Reza Pahlavi, che aveva occidentalizzato il suo Paese ed era percio’ amato all’estero, mentre era odiato in casa per via della Savak, la polizia segreta che torturava e ammazzava chiunque avesse osato criticare il regime monarchico sostenuto dagli Stati Uniti. E’ in questo clima che la giovane avvocatessa fa le sue prime esperienze e scopre l’ingiustizia e l’aggressivita’ del potere ai danni del popolo. Ma nel ’79 arriva a Teheran l’ayatollah Khomeini fino ad allora esule a Parigi che instaura la teocrazia, un regime dispotico e disumano.

"Inizialmente - ricorda la signora Ebadi - mi trovai a simpatizzare con chi acclamava l’ayatollah, non vedevo alcuna contraddizione nel sostenere un’opposizione che ammantava di religione le sue battaglie contro le sofferenze dei cittadini". Un’illusione che dura poco. Il fervore rivoluzionario si affievolisce di settimana in settimana e la gente deve fare i conti con la realta’ quotidiana imposta dal nuovo tiranno. Che obbliga le donne a portare il velo, il chador, e bandisce le cravatte, la musica, le discoteche, i pub, i locali notturni. Bandito l’alcol. I grandi empori di vini pregiati vengono sfasciati a colpi di mitra. E tutto quel bendidio liquido scorre per le strade e gonfia le fogne. Teheran diventa una lugubre capitale dove ogni giorno si compiono arresti, epurazioni, esecuzioni capitali. Alla fine del 1980 il comitato di epurazione destituisce Shirin dalla sua carica di giudice distrettuale. "Ero una donna - commentera’ poi la grande giurista - e la vittoria di quella rivoluzione esigeva la mia sconfitta".

L’ayatollah Khomeini muore il 3 giugno del 1989 e per tutti gli anni Novanta il numero di donne laureate aumenta in maniera costante, superando addirittura quello dei maschi : ma il tasso di disoccupazione femminile e’ tre volte piu’ alto. "Il privilegio di una laurea - scrive la Ebadi - non elimino’ la discriminazione sessuale, ma installo’ nelle donne iraniane qualcosa che nel tempo trasformera’ il nostro Paese : una viscerale consapevolezza della loro condizione di oppresse". Qualcosa che ha colpito nel profondo anche Shirin, che decidera’ di mettere al servizio delle donne tutto il suo tempo e la sua capacita’ di giurista.

Gratuitamente. Nel suo piccolo ufficio al piano terra arrivano ogni giorno le mamme di bambine violentate o uccise, le mogli di uomini torturati o uccisi, le figlie di genitori fatti assassinare dal regime. Si tratta di cause difficilissime da difendere e che le costano una grande sofferenza. Per due mesi viene rinchiusa nel carcere di Evin, definito "luogo di tortura e di morte", ma neanche questa esperienza riuscira’ a bloccare il suo slancio nella battaglia intrapresa a favore delle donne, vittime di ogni tipo d’ingiustizia.


* LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA ============================== Supplemento domenicale de "La nonviolenza e’ in cammino" Direttore responsabile : Peppe Sini. Redazione : strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail : nbawac@tin.it Numero 95 del 15 ottobre 2006


Ce forum est modéré à priori : votre contribution n'apparaîtra qu'après avoir été validée par un administrateur du site.

Titre :

Texte de votre message :
(Pour créer des paragraphes, laissez simplement des lignes vides.)

Lien hypertexte (optionnel)
(Si votre message se réfère à un article publié sur le Web, ou à une page fournissant plus d'informations, veuillez indiquer ci-après le titre de la page et son adresse URL.)
Titre :

URL :

Qui êtes-vous ? (optionnel)
Votre nom (ou pseudonyme) :

Votre adresse email :