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EU-ROPA

O.N.U. PRODI A NEW YORK: L’ITALIA PER LA PACE E PER UN’ORGANIZZAZIONE ALL’ALTEZZA DEL PRESENTE.

Per "un’azione corale" da parte dei paesi del nord e del sud del mondo
mercoledì 20 settembre 2006 di Federico La Sala
[...] Prodi ha detto: "Esistono gli estremismi e i fanatismi. Civiltà e religioni sono fatte per dialogare,per confrontarsi, per arricchirsi reciprocamente". Il presidente del Consiglio ha aggiunto che "possiamo promuovere questo rapporto costruendo nuove politiche di vicinato con i Paesi della Riva Sud del Mediterraneo, puntando a fare di questo mare il bacino della pace edella convivenza armonica tra le diverse civiltà".
Sul dossier nucleare iraniano, l’Italia - ha spiegato Prodi alla (...)

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> PRODI A NEW YORK: L’ITALIA PER LA PACE E PER L’ AZIONE DI UN ONU EFFICACE

mercoledì 20 settembre 2006

Romano Prodi alle Nazioni Unite rilancia la strategia della pace

«Ci serve: una Ue e un Onu più forti»

«Il mondo e le Nazioni unite non hanno bisogno di un’Europa che esita, ma di un’Europa in grado di fare la propria parte nelle sfide che l’attendono». È questo uno dei passaggi clou del discorso pronunciato mercoledì dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, davanti all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Il premier, dopo aver ringraziato il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan per i dieci anni di direzione arrivati al traguardo, ha premesso che solo «attraverso un rafforzamento del ruolo dei suoi grandi azionisti regionali sarà possibile restituire all’Onu forza e credibilità». Quindi «in primo luogo» l’Unione europea, perché ha spiegato Prodi, «se l’Europa è più forte diventano più forti le Nazioni Unite». D’altro canto «l’Europa, per parte sua, deve divenire sempre più consapevole che solo contribuendo alla soluzione delle tensioni globali potrà dare maggiore sicurezza e benessere ai propri cittadini». In sostanza, secondo Romano Prodi, «solo se sarà in grado di influire più incisivamente sui temi della pace e della sicurezza, l’Unione europea potrà considerarsi attore globale». Se da un lato «le tragedie balcaniche agli inizi degli anni Novanta sono il risultato di un’Europa assente», dall’altro non c’è dubbio che «quando è unita l’Europa può fare la differenza e lo stiamo vedendo proprio nel caso della crisi libanese». Il presidente del Consiglio ha garantito che «l’Italia lavorerà in modo particolare per accrescere impegno e ruolo della Ue nelle Nazioni Unite».

Quanto alla riforma dell’Onu, Prodi l’ha rilanciata dicendo che serve «un suo rapido completamento» «per renderle più efficaci. Ma che proprio per far questo occorre il sostegno forte e incondizionato dei propri membri. Secondo il premier italiano «bisogna restituire centralità all’assemblea generale quale principale organo deliberativo, rappresentativo e di policy making delle Nazioni Unite« e realizzare un ulteriore sforzo nella riforma del Consiglio di sicurezza, sia per quanto riguarda i metodi di lavoro, sia nella sua composizione. Occorre cioè, avverte il Professore, »passare ad una fase negoziale,come non si è mai fatto fin qui».

Quanto alla sua visione geopolitica, Prodi ha detto al Palazzo di Vetro, anche in riferimento alla recente crisi per il discorso di papa Ratzinger a Ratisbona e più in generale che lui si rifiuta «di pensare che esista uno scontro di civiltà» tra mondo cristiano e mondo islamico.«Esistono gli estremismi e i fanatismi. Civiltà e religioni sono fatte per dialogare, per confrontarsi, per arricchirsi reciprocamente». «Possiamo promuovere questo rapporto costruendo nuove politiche di vicinato con i Paesi della riva sud del Mediterraneo - ha detto parlando non solo dell’Italia, evidentemente -, puntando a fare di questo mare il bacino della pace e della convivenza armonica tra le diverse civiltà».

Per quanto riguarda la crisi sul nucleare iraniano secondo Prodi «siamo sull’orlo del precipizio e non lasceremo nulla di intentato» per trovare una soluzione diplomatica, «purché - ha aggiunto - lo si faccia in modo cosciente, trasparente e coerente». Prodi poche ore prima del colloquio con il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, ha ammesso che la situazione si presenta assai difficile. Ma ha respinto le critiche arrivate dall’Italia per questo incontro: «ho visto che molte sopracciglia si sono alzate ma bisogna fare ogni sforzo per evitare il baratro, perché il negoziato riesca». Prodi ha ricordato che il colloquio era stato richiesto dagli iraniani e da lui accettato «non certo per indebolire la posizione del negoziatore europeo Javier Solana» ma per tentare di «influenzare la leadership» della Repubblica islamica.«Occorre un grande sforzo per evitare che si aprano conflitti senza aver cercato una soluzione - ha insistito - tutte le opzioni sono aperte, anche possibili sanzioni». Il premier ha ricordato di aver informato gli americani del suo incontro con il presidente iraniano a cui si presenterà «senza ingenuità ma cosciente dei rischi che l’Iran può generare». La crisi con l’Iran, ha ricordato, è complicata dalla diffusione delll’influenza sciita su tutta la regione mediorientale e dell’Asia Centrale «è aumentata, è enorme». E a questo si aggiunge il controllo delle risorse energetiche - gas e petrolio - che «aggiunge calore alla vicenda». Nella difficile trattativa con Teheran ci sono «segnali alterni» ma «bisogna fare di tutto, senza cedere sulla non proliferazione, per cercare di dialogare su posizioni complessive», ha insistito, «sono convinto che il nucleare è usato strumentalmente per l’affermazione dell’Iran come potenza regionale». Prodi non si è sbilanciato sul possibile esito dei contatti in corso per far ripartire i negoziati: «al momento il giudizio è sospeso» in attesa che Solana completi i chiarimenti in corso con il capo negoziatore iraniano Alì Larijani, ha ricordato.

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www.unita.it, Pubblicato il: 20.09.06 Modificato il: 20.09.06 alle ore 20.38


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