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Uomini e donne, per un "cambio di civiltà" - al di là del Regno di "Mammasantissima": l’alleanza edipica della Madre con il Figlio, contro il Padre, e contro tutti i fratelli e tutte le sorelle.

USCIAMO DAL SILENZIO: UN APPELLO DEGLI UOMINI, CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. Basta - con la connivenza all’ordine simbolico della madre!!! - a c. di Federico La Sala

L’antropologia come la teologia della "sacra famiglia" della gerarchia vaticana è zoppa e cieca: è quella del ’Figlio’ che prende - accanto alla Madre - il posto del padre "Giuseppe" e dello stesso "Padre Nostro"... e fa il "Padrino"!!!
lunedì 27 novembre 2006 di Federico La Sala

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> USCIAMO DAL SILENZIO: UN APPELLO DEGLI UOMINI, CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. Basta - con la connivenza all’ordine simbolico di "Mammasantissima" (l’alleanza edipica della Madre con il Figlio, contro il padre e contro tutti i fratelli e tutte le sorelle) !!!.

venerdì 22 settembre 2006

Costituzione Italiana ..... e Chiesa cattolica: USCIRE DALLA CONFUSIONE E DAL SONNAMBULISMO ... E cercare di CAMMINARE INSIEME - per COSTRUIRE la NUOVA-CITTA’ di NeA-POLI, e non mantenere in piedi la vecchia (ormai divenuta una) "GOMORRA" (Riccardo Saviano)!!!


Per comprendere e capire, due citazioni dalla recente lettera pastorale del Card. Crescenzio Pepe, Arcivescovo di Napoli, Il Sangue e la Speranza (p. 9.; p. 15-16):

Quando diciamo mamma, diciamo porto sicuro, ma anche legge. Quando un tempo cambiavano i signori che governavano la nostra città, quando lo stato era assente, chi davvero regnava e custodiva gelosamente le tradizioni, i costumi, gli usi che sono arrivati sino a noi, erano, allora come oggi, le madri. A Napoli i figli so’ piezze ‘e core, core ‘e mamma. Lo ha dimostrato, in questi giorni, la signora Tonia, la madre coraggio, che ha messo a repentaglio la sua stessa vita per salvare la creatura del suo seno. Forse per questo nella nostra città la devozione alla Madonna, la Madre delle madri, affettuosamente chiamata Mamma do’ Carmine, è così fortemente sentita. Il senso della maternità è tale che nessun napoletano accetta l’idea che un bambino possa non avere la madre, così che chi ha avuto la disgrazia di perderla, o di non averla mai conosciuta, non viene chiamato trovatello, orfano, figlio di nessuno, ma “figlio della Madonna” perché non sia lasciato solo, senza un cuore di mamma. (p. 9).

Nelle nostre incertezze e nelle nostre presunzioni, nel nostro programmare e nelle nostre decisioni, la nostra conoscenza rimane imperfetta, come imperfetta è la nostra profezia; eppure, nell’animo confuso, tre cose rimangono a sostenerci lungo il cammino: “la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità” (1 Cor 13,13).

La Chiesa di Napoli deve restituire a questa terra, tra le più belle che Dio ha creato, la forza dell’amore, della condivisione, della comunione che contraddistingue i discepoli del Signore, perché il nostro popolo dal grande cuore possa ritrovare in se stesso la speranza che illumina il domani. Se sapremo ricostruire questa città sulla roccia, e non sulla sabbia, allora, solo allora, potremo dire: “Ora si è compiuta la salvezza” (Ap 12,10).

Che il nostro Santo patrono san Gennaro interceda per noi tutti, affinché il Dio della speranza ci riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiamo nella speranza per la virtù dello Spirito Santo (cf. Rm 15,13).

Rivolgiamo il nostro pensiero alla Santa Vergine, che con il suo “sì” ha aperto la storia dell’umanità alla speranza, e affidiamo le nostre speranze alla nostra bella Madonna del Carmine, la Mamma di tutte le mamme, la Mamma di tutta Napoli, e confidiamo nel nostro Signore Gesù Cristo.

Ca ‘a Maronna c’accumpagni!

Con la benedizione del Signore e l’intercessione di Maria, Regina di Napoli.

Crescenzio Card. Sepe

Arcivescovo

Festività di San Gennaro, 2006


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