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Due ... e UNO

IL DUE E’ ALL’ORIGINE: LA COMUNITA’ IN DIVENIRE. LA lezione di MARTIN BUBER, nell’analisi di Maria Felicia Schepis - a c. di Federico La Sala

sabato 23 settembre 2006
[...] Certo l’invito del filosofo a fare parte di questa comunità dialogica non è indolore. Accettare di aprirsi di nuovo alla comunità come alla propria originaria dimora vuol dire abbandonare l’abitudine alla scorza protettiva di una conclusa totalità. Significa lacerare la quiete per catapultarsi all’esterno. Significa esporsi nudi al mondo, donarsi senza riserve fidandosi dell’altro o, meglio, affidandosi all’altro come ad uno sconosciuto. Sporgersi verso il tu, riscoprirlo come (...)

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> IL DUE E’ ALL’ORIGINE: LA COMUNITA’ IN DIVENIRE. --- A due a due. Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due.

giovedì 12 luglio 2012

A due a due per annunciare la luce

di Ermes Ronchi (Avvenire, 12.07.2012)

XV Domenica Tempo ordinario-Anno B

      • In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Partono i discepoli a due a due. E non ad uno ad uno. Perché, se è solo, l’uomo è portato a dubitare perfino di se stesso. La prima predicazione è senza parole, è già in questo accompagnarsi, l’uno al passo dell’altro. Partono forti di una parola e di un amico: ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone. Solo un bastone a sorreggere il passo e un amico a sorreggere il cuore. Un bastone per appoggiarvi la stanchezza, un amico per appoggiarvi la solitudine.

E proclamarono che la gente si convertisse, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Il loro messaggio è conversione: giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. Le loro mani sui malati annunciano: Dio è già qui, è vicino a te con amore, e guarisce la vita, girati verso di lui. Quello dei dodici è un viaggio dentro l’uomo più autentico, liberato da tutto il superfluo: non portate né pane né sacca né denaro, perché la nostra vita non dipende dai nostri beni, voi vivrete di fiducia: fiducia in Dio, che non farà mancare nulla, e fiducia negli uomini, che apriranno le loro case. «Bagaglio leggero impone il viaggio e cuore fiducioso. Domani non so se qualcuno aprirà la porta ma confido nel tesoro d’amore disseminato per strade e città, mani e sorrisi che aprono case e ristorano cuori...» (M. Marcolini).

I dodici, senza parole, con il loro stile di vita, contestano il mondo dell’accumulo, dell’apparire, del denaro. Proclamano: «ci sono due mondi noi siamo dell’altro» (Cristina Campo). In questo mondo altro, la forza non risiede nei grandi mezzi materiali, ma nel fuoco interiore, nel suo contagio misterioso e lucente. La povertà dei discepoli fa risaltare la potenza creativa dell’amore. Invece le cose, il denaro, i mezzi, lungo i secoli hanno spento la creatività della Chiesa. L’annunciatore deve essere infinitamente piccolo, solo così l’annuncio sarà infinitamente grande. Sono partiti a due a due, con niente. Ma i dodici avevano un fuoco. Il fuoco si propaga col fuoco.

Entrati in una casa lì rimanete. Ecco il punto di approdo: la casa, il luogo dove la vita nasce ed è più vera, abbracciata dal cerchio degli affetti che fanno vivere.

E il Vangelo deve essere significativo lì, nella casa, deve parlare e guarire nei giorni delle lacrime e in quelli della festa, quando il figlio se ne va, quando l’anziano perde il senno o la salute... Se in qualche luogo non vi ascoltassero, andatevene, al rifiuto i discepoli non oppongono risentimenti solo un po’ di polvere scossa dai sandali. E non deprimetevi per una sconfitta, non abbattetevi per un rifiuto: c’è un’altra casa poco più avanti, un altro villaggio, un altro cuore. All’angolo di ogni strada germoglia l’infinito. (Letture: Amos 7,12-15; Salmo 84; Efesini 1,13-14; Marco 6,7-13).


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