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Per Gaza, agire subito!!!

"Golia - Superman", il "Superuomo" scatenato !!! Denuncia ONU: ormai «GAZA è una prigione per palestinesi. E Israele sembra aver gettato via la chiave». Sul Libano, sganciate milioni di bombe cluster.

lunedì 13 novembre 2006 di Federico La Sala
[...] Critiche alla politica dell’esecutivo guidato da Olmert arrivano però anche dall’interno. Il gruppo umanitario israeliano B’Tselem accusa infatti il proprio governo di essersi macchiato di un crimine di guerra quando il 28 giugno 2006 ha ordinato la distruzione della Centrale elettrica di Gaza. «Un obiettivo esclusivamente civile», si legge nella denuncia. Attaccato «per soddisfare un desiderio di vendetta» [...]
[...] un militare israeliano che, per la prima volta, ha ammesso che (...)

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> ONU: Ormai «Gaza è una prigione per palestinesi. E Israele sembra aver gettato via la chiave». Sul Libano, sganciate milioni di bombe cluster.

domenica 22 ottobre 2006

Haidar Abdel Shafi: «L’Europa scongiuri a Gaza il rischio Somalia»

di Umberto De Giovannangeli *

«Le prigioni di Gaza sono più d’una. C’è quella fisica, imposta con la forza delle armi da Israele. Ma c’è anche un’altra "prigione", anch’essa asfissiante: è la "prigione" dell’impotenza a cui un popolo è costretto da una classe dirigente che ha fallito la sua missione». A parlare è il «grande vecchio» di Gaza: Haidar Abdel Shafi, uno dei fondatori dell’Olp, il padre della democrazia palestinese, ex capo della delegazione dell’Olp alla Conferenza di Madrid nel 1991, colui che guidò la prima delegazione palestinese ai negoziati di Washington. Nelle strade di Gaza si continua a sparare e a morire. E non solo per mano israeliana.

Nelle strade di Gaza si sta consumando il regolamento dei conti tra Hamas e Al Fatah: «Il caos può portare alla guerra civile - osserva con preoccupazione il fondatore dell’Olp -. Le armi pretendono di risolvere le dispute politiche. È una follia. A questo punto occorre ridare la parola al popolo, attraverso un referendum popolare sul cosiddetto "piano dei detenuti". Gaza non può restare prigioniera della faida di potere che contrappone il partito del primo ministro (Ismail Haniyeh, Hamas, ndr.) a quello del presidente (Abu Mazen, Al Fatah, ndr.)».

Il «grande vecchio» di Gaza lancia un grido di allarme la cui valenza non dovrebbe sfuggire alla diplomazia internazionale: «Il rischio - sottolinea - è la fine dell’autonomia politica palestinese, quell’autonomia che, sia pure tra mille errori e contraddizioni, Yasser Arafat era riuscito a garantire. Un’autonomia messa in crisi dai nostri errori, violentata dalla protervia israeliana, insidiata dalla voolontà di potenza che anima quei regimi arabi e musulmani che intendono "gestire in proprio" la questione palestinese sfruttandola per i propri fini di potere».

Shafi critica anche i diktat imposti dalla comunità internazionale al governo Hamas: «Nei confronti di Hamas - rileva - l’Europa deve fare politica, e può farla solo se entra dentro le contraddizioni di un movimento che ha varie anime al proprio interno. Da Hamas non bisogna esigere oggi il riconoscimento di Israele ma la rinuncia alla pratica terroristica». Il fondatore dell’Olp guarda con favore all’ipotesi avanzata dal ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema di una forza di osservatori internazionali nella Striscia: «Sono favorevole - dice - per ragioni politiche prim’ancora che di sicurezza. Questa forza sarebbe vista dalla popolazione palestinese come l’espressione tangibile della volontà internazionale di non lasciare i i palestinesi alla mercè di Israele o dei "falsi amici" arabi».

Gli spari contro la vettura di Haniyeh, gli scontri armati tra le milizie di Hamas e quelle di Fatah. Dottor Shafi, c’è il rischio di una guerra civile nei Territori?

«Questo rischio si fa giorno dopo giorno più concreto. Israele ha puntato su questo, illudendosi stoltamente che il caos armato rafforzi la sua sicurezza. È vero l’esatto contrario. Una "somalizzazione" dei Territori è ciò che di peggio Israele e il mondo intero deve augurarsi».

Ma alla base di questo caos c’è l’incapacità di Hamas e di Al Fatah a trovare una intesa per un governo di unità nazionale.

«È difficile discutere di un nuovo governo quando buona parte dei ministri del governo in carica sono nelle galere israeliane. Lei sa che io non ho mai lesinato critiche sia alla dirigenza arafattiana sia a quella di Hamas, ma sfido chiunque a ragionare di politica sotto l’assedio continuo imposto da Israele. Detto questo, ritengo che l’unica strada percorribile sia quella di tornare al voto. Bisogna ridare il potere al popolo, con la scheda come arma e non con quella dei kalashnikov. Penso ad un referendum popolare sul cosiddetto "piano dei detenuti", che a mio avviso contiene i caratteri di una pace giusta, onorevole...».

Una pace onorevole cosa dovrebbe contenere in concreto?

«Uno Stato indipendente degno di questo nome, con confini garantiti internazionalmente, con libero accesso alle risorse idriche. Uno Stato compatto territorialmente, senza colonie ebraiche al suo interno, con una sovranità non aleatoria su Gerusalemme Est. Le pare che queste siano richieste radicali? A me pare il minimo della decenza per chi non arrossisce di fronte a parole come pace e giustizia».

Israele sostiene di non avere interlocutori affidabili con cui intavolare un negoziato.

«Israele ha operato scientemente per affossare ogni dirigenza palestinese degna di questo nome. L’unilateralismo è sempre stato il faro della sua politica. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».

La parola dialogo ha ancora un senso in terra di Palestina?

«Solo se si abbina al concetto di giustizia. Altrimenti resta una parola vuota, priva di senso».

Nella Giornata per Gerusalemme, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha rilanciato la sua sfida a Israele in nome della Palestina oppressa.

«Nella mia lunga vita ho imparato a diffidare di questi proclami roboanti, buoni per fini interni e per armare ancor di più Israele. Non saranno gli ayatollah iraniani a scardinare le "prigioni" di Gaza».

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*

www.unita.it, Pubblicato il: 22.10.06 Modificato il: 22.10.06 alle ore 13.59


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