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Per una buona economia - domestica....

GOVERNO-PRODI : UNA FINANZIARIA PER L’ITALIA E PER L’EUROPA. Un "segnale" (piccolo, ma segnale): il premier e i ministri si sono ridotti del 30% le loro indennità.

domenica 1 ottobre 2006 di Federico La Sala
[...] Il premier ha parlato della "più grande redistribuzione di risorse mai fatta da un governo: i poveri - ha spiegato - diventeranno un po’ meno poveri. Il contrario di quello che stava accadendo. Aiuteremo chi ha meno". Padoa Schioppa l’ha spiegata, più tecnicamente, così: "Abbiamo puntato su tre obiettivi: portare i conti dello Stato fuori dalla zona di pericolo, ridistribuire risorse e aprire una prospettiva di sviluppo. Le mani nelle tasche degli italiani? Non è vero: c’è una (...)

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martedì 3 ottobre 2006

Poteva andare molto peggio

di Galapagos (il manifesto, 30.09.2006)

Non è stato un bello spettacolo quello del governo che per oltre 10 ore si è lacerato sulla finanziaria. Come sempre accade alla fine è stato trovato un accordo: Prodi ha dovuto pagare pegno alla sua non solida maggioranza (parlamentare) con compromessi mirati a non scontentare il Mastella di turno. Paradossalmente le maggiori difficoltà Prodi le ha trovate nel suo braccio destro: Tommaso Padoa Schioppa. Il ministro dell’economia, banchiere di fama, era la persona meno adatta per gestire la prima fase del nuovo esecutivo. Scelto per cercare di contrastare le pretese della Ue e della Bce e invece è stato il migliore alleato di queste istituzioni aderendo con ostinazione alle pretese di un rientro immediato dell’Italia nei parametri del Patto di stabilità. Di più: fin dall’inizio Padoa Schioppa si è accanito a fare tutto da solo, forte del suo tecnicismo, scatenando i risentimenti di una coalizione molto attenta ai problemi di «bottega».

Venendo ai contenuti della finanziaria, da una prima lettura, delle oltre 100 pagine del documento, emerge un quadro contrastante. Però i contenuti positivi sembrano decisamente superiori a quelli negativi. Forse se avesse avuto lo stesso coraggio nel 1998, Prodi non sarebbe stato disarcionato e non avremmo dovuto subire il quinquennio oscurantista del Berlusconi-bis. Questa volta Bertinotti l’ha spuntata e nella finanziaria ci sono molti elementi di una politica fiscale che cerca di tamponare la pessima redistribuzione che (complice la sciagurata gestione dell’euro) aveva consentito ai lavoratori autonomi di vedere accresciuta enormemente la loro fetta di reddito a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Il pezzo forte della finanziaria è una riforma fiscale che ridistribuisce reddito ai ceti bassi e medio bassi (il 93% dei contribuenti) facendo pagare un po’ di più (ma meno di quanto pagavano nel 2005) i ceti medio alti. In questi giorni si è scatenata una campagna mediatica contro l’aliquota 43% sui rediti superiori ai 70 mila euro l’anno che sono al tempo stesso tanti, ma non tantissimi: solo l’1,59% li denuncia al fisco. Purtroppo perché l’evasione la fa da padrona. E se non si riuscirà a far pagare tutti di meno, è meglio che chi in fondo alla scala sociale, senza possibilità di frodare il fisco, paghi in ogni caso di meno.

Di buono nella finanziaria ci sono un po’ di soldi (fortemente voluti da Rosy Bindi) per le famiglie, per le persone non autosufficienti, per gli asili nido. Insomma, c’è attenzione per il sociale anche se su fronte del welfare l’Italia resta agli ultimi posti in Europa. Sul fronte produttivo, per il 2007 è stato ridimensionato il taglio cuneo fiscale (e non è male, visto che la competitività non si guadagna tagliando il costo del lavoro) e privilegiando il Mezzogiorno con soldi per le opere pubbliche e il ritorno del credito d’imposta per gli investimenti e la nuova occupazione.

Poi ci sono le zone grigie: i tagli. Quelli alla sanità se le regioni non si daranno un mossa rischiano di trasformarsi in ticket generalizzati. I tagli agli enti locali potrebbero portare a una diminuzione delle prestazioni sociali e dei servizi essenziali, cioè della qualità della vita se i comuni non saranno pronti a approfittare della gestione del catasto e quindi dell’Ici che ha dato ottimi risultati (in senso egualitario) in una fase sperimentale in sei comuni nella provincia di Bologna. Altra zona grigia riguarda l’aumento dei contributi pagati dai lavoratori atipici. Tutto sommato, poteva andare peggio.


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