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Diritti e Immigrazione

RIFORMA DELLA LEGGE "BOSSI-FINI". Illegale non è il “clandestino”. Ma chi sfrutta la legge. UN "VECCHIO" INTERVENTO DI DON CIOTTI E IL TESTO DI MODIFICA APPROVATO (Ddl delega Cdm 28.6.2007) - a cura di pfls

sabato 30 giugno 2007 di Federico La Sala
[...] Dietro l’etichetta di “clandestini” ci sono insomma persone che lavorano duramente nelle nostre case, nelle nostre fabbriche e nei nostri cantieri. Non di rado in condizioni di supersfruttamento, reso possibile dalla loro condizione di invisibilità e illegalità. L’illegalità maggiore non è però la loro, che hanno colpa solo di non avere documenti in regola, bensì quella di chi approfitta di una legge sbagliata per violare i diritti più elementari.
Ma negare diritti (...)

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> PER UNA RIFORMA RADICALE DELLA "BOSSI-FINI". Illegale non è il “clandestino”. Ma chi sfrutta la legge. UN INTERVENTO DI DON CIOTTI

sabato 16 dicembre 2006

Migranti e lavoratori con i sindacati a Milano: via la Bossi - Fini *

«Immigrati, lavoratori e cittadini» recita lo striscione in apertura del corteo organizzato dai sindacati confederali a Milano per chiedere la cancellazione della Bossi Fini. Secondo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, bisogna prendere atto che la legge Bossi-Fini «ha fallito e ora si deve ripensare l’intera legislazione sull’immigrazione, lavorare sul permesso di soggiorno, riconsiderare il diritto d’asilo come ci chiede anche l’Onu». Anche per il segretario dei Ds Piero Fassino, presente alla manifestazione, «la Bossi-Fini va cambiata: è una legge che ha dimostrato di non essere in grado di governare il problema dell’ immigrazione, anzi ha aggravato alcune contraddizioni che si erano manifestate negli anni scorsi».

«Oggi in Italia un cittadino su 15 è di origine straniera, un lavoratore su 8 è nato in un altro Paese. Moltissimi di questi nuovi cittadini lavorano e pagano le tasse, ma non sempre godono degli stessi diritti e delle stesse opportunità dei loro colleghi italiani. Molti ancora sono presenti irregolarmente e costretti al lavoro nero anche per una legge ancora in vigore, la Bossi - Fini, che nei fatti alimenta l’economia sommersa e nega i diritti della persona».

È questa la premessa con cui, in occasione della Giornata internazionale dei Migranti (il 18 dicembre del ’90 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie), i sindacati confederali italiani Cgil, Cisl e Uil, hanno organizzato per il 18 dicembre a Milano una manifestazione nazionale per chiedere al governo un "cambio di passo" nella legislazione in materia di diritti e migranti. Specialmente per quanto riguarda il lavoro.

I cittadini immigrati in Italia, spiegano i sindacati, sono oltre 3 milioni. Di questi, il 50% sono donne, 2 milioni sono coloro che lavorano (il 10% del mercato del lavoro) che diventa il 30% se riferito ai settori dell`edilizia, agricoltura, manifatturiero e servizi; 500 mila sono i ragazzi che frequentano le scuole, circa 700 mila i cittadini presenti irregolarmente e che, inevitabilmente, lavorano in nero. Sempre in base ai dati forniti dai sindacati, sono 240mila i migranti iscritti alla Cisl, 210mila quelli iscritti alla Cgil e 40mila quelli della Uil. «Con il programma elettorale, questo Governo ha assunto l’impegno di una riforma di sistema che superi la Bossi-Fini e l’impianto, peraltro fallito, proibizionista e discriminatorio della legislazione sull’immigrazione» scrivono in una nota unitaria Cgil, Cisl e Uil apprezzando alcuni atti positivi seppur «ancora incerti e condizionati da una logica emergenziale» compiuti dal governo fino a questo momento. Per i sindacati «rivedere la legislazione è una vera emergenza nazionale». Da ciò la richiesta al Governo di «accelerare questo processo di riforma a partire da una vera politica per gli ingressi legali che preveda un visto d`ingresso e un permesso per ricerca attiva e certificata di occupazione, basata anche sulla responsabilità individuale dell`immigrato».

Alla manifestazione nazionale di Milano aderisce anche l’Arci: «Il governo - osserva l’associazione - deve realizzare gli impegni assunti. La mobilitazione sociale deve spingere in questa direzione, contribuendo a costruire le condizioni per un consenso diffuso sui cambiamenti da mettere in atto».

* l’Unità, Pubblicato il: 16.12.06 Modificato il: 16.12.06 alle ore 20.30


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