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Terra, come Marte?!

EFFETTO SERRA. LA TERRA AL "CAPOLINEA" ... IL RAPPORTO CHOC dell’economista britannico Nicholas Stern, ex dirigente della Banca Mondiale.

Accelerazione del mutamento del CLIMA. Non solo le rane arlecchino stanno scomparendo, ma la stessa economia mondiale è minacciata.
lunedì 6 novembre 2006 di Federico La Sala
[...] non tutti riescono a sopravvivere spostandosi o mutando le loro abitudini: molti non hanno il tempo, o lo spazio, per scappare. Per le rane arlecchino del Costa Rica il nuovo clima è stato fatale. Le notti sempre più calde e lo strato di nuvole in crescita che durante il giorno blocca parte della radiazione solare hanno favorito la proliferazione di un fungo patogeno che attacca la pelle delle rane impedendo l’assorbimento dell’acqua attraverso i pori. Questa piccola mutazione (...)

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> EFFETTO SERRA: LA TERRA AL "CAPOLINEA" ... Accelerazione del mutamento del CLIMA.

mercoledì 3 gennaio 2007

Un futuro di ghiacci alla deriva

di Marina Forti (il manifesto, 02.01.2007)

Da quasi 3.000 anni la lastra di ghiaccio chiamata Ayles si protendeva nell’Oceano Artico, come una penisola, sul lembo più settentrionale della costa del Canada. Poi si è staccata, d’improvviso. E’ successo in meno di un’ora, intorno a mezzogiorno del 13 agosto 2005: nel ghiaccio si è aperta una crepa e la gigantesca lastra, spinta dai venti, ha imboccato un fiordo della costa settentrionale dell’isola di Ellesmere e se n’è andata. Ora Ayles, 65 chilometri quadrati per uno spessore di una trentina di metri, è un’isola alla deriva. Se n’è accorta pochi giorni fa Laurie Weir, una scienziata del Canadian Ice service, esaminando le immagini scattate dai satelliti in quella zona del grande nord canadese, la costa di Ellesmere, nel Nunavut.

Notizia allarmante. Intanto, per un motivo immediato: ora la piattaforma Ayles è ferma a una trentina di miglia dalla costa, trattenuta dal ghiaccio invernale. Ma col disgelo estivo, quando zone sempre più ampie dell’Oceano Artico restano aperte, sarà libera di muoversi, e una delle vie che potrebbe imboccare porta a ovest verso il mare di Beaufort, pieno di piattaforme petrolifere e d’estrazione di gas. Uno scontro tra quella massa di ghiaccio e una piattaforma petrolifera sarebbe una catastrofe.

L’isola di ghiaccio alla deriva, soprattutto, è un segno di cosa può provocare il riscaldamento del clima terrestre - in particolare nella regione artica, dove da diversi decenni ormai i ghiacci sono in ritirata. La nascita dell’«isola» Ayles è il risultato di una particolare ondata di caldo nella regione nell’estate del 2005, dice Luke Copland, direttore del Laboratorio di ricerca della criosfera all’Università di Ottawa: forse è prematuro attribuirlo al cambiamento del clima provocato dalle attività umane, dice, ma è un segnale di cosa ci aspetta: «Ciò che risulta molto chiaro è quanto veloce sia il ritmo di questi cambiamenti».

Come si adatterà il mondo al suo caldo futuro? Un’occasione per fare il punto si presenterà alla fine di gennaio, quando a Parigi si riunirà il Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc nell’acronimo inglese), l’organismo di scienziati incaricato dall’Onu di riferire ai governi lo stato delle conoscenze scientifiche sul riscaldamento del pianeta. Ma saranno ascoltati?


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