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Terra, come Marte?!

EFFETTO SERRA. LA TERRA AL "CAPOLINEA" ... IL RAPPORTO CHOC dell’economista britannico Nicholas Stern, ex dirigente della Banca Mondiale.

Accelerazione del mutamento del CLIMA. Non solo le rane arlecchino stanno scomparendo, ma la stessa economia mondiale è minacciata.
lunedì 6 novembre 2006 di Federico La Sala
[...] non tutti riescono a sopravvivere spostandosi o mutando le loro abitudini: molti non hanno il tempo, o lo spazio, per scappare. Per le rane arlecchino del Costa Rica il nuovo clima è stato fatale. Le notti sempre più calde e lo strato di nuvole in crescita che durante il giorno blocca parte della radiazione solare hanno favorito la proliferazione di un fungo patogeno che attacca la pelle delle rane impedendo l’assorbimento dell’acqua attraverso i pori. Questa piccola mutazione (...)

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> EFFETTO SERRA. Accelerazione del mutamento climatico.

sabato 20 gennaio 2007

Lo statunitense Wolrdwatch Institute: eventi estremi triplicati in 20 anni. Tra i responsabili megalopoli industriali e riduzione dei terreni agricoli

"Clima in tilt: boom di disastri naturali". Studio spiega l’aumento di vittime e costi

di ANTONIO CIANCIULLO *

ROMA - Ormai l’uso delle virgolette è diventato obbligatorio. Basta un’occhiata al diagramma che mostra la crescita dei disastri "naturali" per convincersi che dietro quei lutti ci sono responsabilità umane: da una parte il sovraffollamento in condizioni spesso precarie, dall’altra l’abuso di petrolio che ha intossicato l’atmosfera e cambiato il clima. Lo State of the World 2007, il rapporto annuale del Worldwatch Institute appena uscito negli Stati Uniti, dedica un capitolo alla "riduzione dei disastri naturali". Negli anni Ottanta erano, in media, 173 all’anno; negli anni Novanta erano saliti a 236; solo nel 2005 sono stati 430 e hanno ucciso quasi 90 mila persone.

Una crescita esponenziale che ha una ragione molto chiara: "Sono il prodotto di una relazione in forte cambiamento tra gli eventi naturali, le condizioni sociali e fisiche e i sistemi di prevenzione del rischio organizzati - o più spesso non organizzati - per proteggerci". La situazione è ulteriormente esasperata dall’esplosione caotica degli slum delle megalopoli: otto delle 10 città più popolose del mondo sono in zona sismica e 6 sono esposte alla minaccia degli uragani. Non è solo un pericolo teorico. Il 2005 ha fatto registrare il record di uragani: 27 compreso Katrina che ha devastato New Orleans.

L’instabilità climatica rende sempre più precari i bilanci di molti settori chiave dell’economia. A cominciare dalle assicurazioni. Secondo i dati riassunti da Greenpeace, a livello mondiale le perdite del settore assicurativo sono passate da una media di 4 miliardi di dollari l’anno negli anni Ottanta, a 40 miliardi l’anno negli anni Novanta. Nel 2005 si è avuto il picco, sfiorando quota 225 miliardi.

Sempre nel 2005, dopo aver subito richieste di indennizzo da uragani per 2,1 miliardi di dollari, l’American Insurance Group ha messo a punto una serie di progetti per la riduzione dei gas serra. Anche perché prevenire è più conveniente: le perdite economiche da disastri "naturali" registrate negli anni Novanta - scrive Zoë Chafe sullo State of the World 2007 - avrebbero potuto essere ridotte di 280 miliardi di dollari se fossero stati investiti 40 miliardi in misure preventive.

Invece le città continuano a divorare le campagne senza preoccuparsi delle conseguenze. Le isole di calore prodotte dai megaconglomerati urbani - a iniziare da quelli asiatici in rapida espansione - producono una differenza di temperatura rispetto alle aree vicine che può arrivare a picchi di 10 gradi. Secondo le stime Unep (il Programma ambiente delle Nazioni Unite), l’onda di calore che ha colpito l’Europa nel 2003 ha portato i danni annuali prodotti dal cambiamento climatico a 60 miliardi di dollari.

E, se troveranno conferma le previsioni che ipotizzano a fine secolo un innalzamento di un metro del livello dei mari, il Bangladesh perderà il 17,5 per cento del suo territorio e dovrà trovare una casa a 13 milioni di persone, mentre sia l’Egitto che il Vietnam avranno a che fare con circa 9 milioni di rifugiati ambientali.

* la Repubblica, 20 gennaio 2007.


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