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Donne e Diritto

ISLAM. Sherazade: la protagonista delle "Mille e una notte" era bella, intelligente e agguerrita, altro che una velina... Un’intervista a Fatema Mernissi

giovedì 12 ottobre 2006 di Federico La Sala
[...] «La riforma della Moudawana, il Codice di statuto personale, sta portando molti cambiamenti. Certo, la tradizione è lenta a morire, ma una legge ha anche effetti immediati. Per esempio, i nuovi diritti della donna in caso di divorzio hanno scoraggiato molti uomini al matrimonio, mentre ci sono donne che, piuttosto che scegliere le vite delle loro madri, rinunciano alle nozze in giovane età. Se negli anni ’60 le donne che si sposavano prima dei vent’anni erano l’80%, oggi sono il 20%» (...)

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venerdì 13 ottobre 2006

Parla Rana Husseini, giornalista giordana da anni impegnata contro il “delitto d’onore” nei paesi musulmani

«Il credo religioso non c’entra Arabi o cristiani, è un problema culturale»

di Alessandra Marranghello (www.liberazione.it, 12.10.2006)

Rana Husseini è una giornalista giordana che da anni si batte per i diritti delle donne nel suo paese. Dai primi anni ’90 ha cominciato ad occuparsi del “delitto d’onore”, l’assassinio di donne, stuprate o accusate di avere avuto rapporti sessuali illeciti, per mano dei loro familiari perché ritenute colpevoli di aver compromesso l’onore della famiglia. Una pratica diffusa contro la quale Husseini, che dal 1999 fa parte del “National Committee to Eliminate so-called Crimes of Honour”, ha intrapreso una lunga campagna di denuncia. L’abbiamo incontrata a Cesano Boscone, alle porte di Milano, in occasione della mostra “Coraggio” promossa dalla Robert F. Kennedy Foundation of Europe: trentacinque scatti del premio Pulitzer Eddie Adams che ritraggono attivisti a favore dei diritti umani nei loro paesi.

Qual è la condizione della donna nei paesi mediorientali oggi?

Negli ultimi vent’anni la situazione è certamente migliorata. Sempre più donne cominciano ad ottenere incarichi importanti nel governo o in compagnie importanti. Anche nei così detti “gulf states” è decisamente aumentata la percentuale di donne presenti nel mondo del lavoro. Oggi sono tante le associazioni di donne e le Ong che richiamano l’attenzione su temi fino a poco tempo fa considerati tabù. Purtroppo perché le cose cambino del tutto il cammino è ancora lungo, ma la presa di coscienza è un ottimo segno. Ci sono ancora tante violenze e discriminazioni nei confronti delle donne. Un esempio è la legge di cittadinanza per la quale in molti paesi arabi una donna quando si sposa prende automaticamente la cittadinanza del marito e perde la propria. Sicuramente dietro ci sono ragioni politiche, ma è comunque un atto discriminatorio nei confronti della donna. La Giordania è il paese leader nella lotta alla violenza sulle donne, all’abuso dei minori e questo grazie alle associazioni di donne, alle attiviste e alle Ong. Ma anche negli altri paesi arabi le donne discutono della condizione femminile. Ogni paese ha il suo focus. In Egitto si parla molto di infibulazione, in Marocco di stupro. In Giordania molte donne si sono battute contro i crimini di onore, ma credo che su questo tema ci sia un movimento in tutti i paesi arabi. Il fatto che i media abbiano cominciato ad occuparsene ha fatto aumentare la consapevolezza.

Ha una stima del numero di questo tipo di delitti?

In Giordania i casi registrati sono intorno ai venti l’anno, ma potrebbero essercene anche altri, magari mascherati da incidenti.

Cosa succede a chi commette un delitto d’onore?

Quando una famiglia decide di uccidere una figlia perché disonorata, di solito l’omicidio viene affidato ad un membro della famiglia maschio sotto i diciotto anni. Questo perché data la giovane età le pene non potranno essere troppo severe. Nel 98% dei crimini, i giovani assassini si costituiscono alla polizia. Viene aperta un’inchiesta dopo la quale segue il processo che dura almeno un anno. E’ una procedura lunga. In passato le pene erano molto leggere quando la famiglia dimostrava che la ragazza uccisa aveva agito in modo immorale diventando un problema per la società. Oggi anche l’attegiamento dei giudici è cambiato. Ora quando qualcuno arriva a denunciare la morte di una ragazza in famiglia, spesso la polizia non crede alla versione data e va a fondo nelle indagini.

Ma l’attenzione al fenomeno c’è?

E’ un’attenzione periodica. Quando le associazioni delle donne e le Ong ne parlano l’attenzione è alta. C’è un momento in cui tutti ne parlano, poi l’attenzione cade e per un po’ se ne parla pochissimo. Io ne scrivo da dodici anni per tenere viva l’attenzione. Prima il governo era molto poco sensibile a queste tematiche. Oggi, dopo i nostri sforzi, il problema è sotto gli occhi del governo che non lo nega più, anzi lo riconosce ed è costretto a fare qualcosa. Sicuramente per motivi politici, ma tutto viene fatto per interessi politici. All’inizio la stampa araba non toccava queste tematiche, le riteneva questioni minori. Quando denunciavamo queste cose la gente era convinta che stessimo esagerando. Ora i giornali se ne occupano, anche se devo ammettere che spesso gli articoli non sono fatti molto bene. Anche il re e la regina sono a favore di leggi a tutela delle donne e contro il delitto d’onore, ne hanno parlato, ma non possiamo appoggiarci su di loro. Sono gli individui che si devono battere per cambiare le cose.

Un’attenzione internazionale al fenomeno aiuta?

Sì e no. Da una parte molti governi non si muovono se non c’è l’interesse internazionale, ma le iniziative devono essere fatte a livello locale, sul territorio e non da persone estranee. Il problema è che sembra che sia un fenomeno esclusivo del mondo arabo, ma sappiamo bene che sia la violenza ma anche l’omicidio contro le donne sono un problema internazionale. Un problema che esiste anche da voi in Italia, solo che viene chiamato in maniera diversa, per esempio “delitto passionale”.

Ha mai subito minacce in seguito al suo lavoro?

In dodici anni il governo non mi ha mai perseguitata e se non l’ha fatto vuol dire che è favorevole alla mia battaglia e anche se non fa più di tanto tutto sommato le cose vanno bene. Il problema si crea quando ci sono forze che cercano di portare il paese indietro. Fondamentalisti islamici, conservatori, associazioni come l’Islamic Action Front. Il regime giordano si basa sulle tribù ed è su queste che le associazioni conservatrici hanno presa perché le tribù sono conservatrici.

Cosa bisogna fare per evitare di tornare indietro?

Dobbiamo prendere coscienza del fatto che non ci si può basare solo sul governo, ma che per ottenere qualcosa bisogna battersi e tenere sempre alta l’attenzione. Molte donne nel mondo arabo ancora non hanno coscienza dei loro diritti, non sanno che ci sono Ong nate allo scopo di aiutarle. Si sta facendo un grosso lavoro nelle zone rurali aiutando le donne senza però distruggere le famiglie. Il training ha un ruolo fondamentale. Bisogna continuamente parlare del problema perché ci saranno sempre persone che non ne sono a conoscenza. Il lavoro su questi temi deve essere costante e non periodico. Ci tengo ancora a sottolineare che non bisogna considerare questi crimini un fenomeno legato alla religione araba. Sia la religione araba che quella cristiana sono contro l’uccisione delle donne. Non è un problema di religione, ma un problema culturale. Nel mio lavoro mi sono trovata anche a coprire casi di donne cristiane vittime del delitto di onore. A volte vengo attaccata da altre donne che mi dicono che ci sono tanti altri problemi oltre al delitto d’onore, problemi seri come lo stupro e la violenza, ma secondo me questo omicidio, che segue stupri e violenze, è la cosa più grave che può essere inflitta ad una donna.


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