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"Gomorra" Italica !!!

PUGLIA. 2006-2012 : TARANTO non ha piu’ un soldo, nemmeno per seppellire i morti !!! Un ’resoconto della situazione’ (2006) di Attilio Bolzoni, con allegati aggiornamenti sul caso Ilva (2012).

samedi 18 août 2012 par Federico La Sala
[...] Quella che segue è la ricostruzione dei fatti che hanno sprofondato una città del Sud in un gorgo di debiti, il più grande dissesto finanziario di un ente locale dal fallimento della Napoli dei vicerè degli Anni Ottanta. Un buco di quasi 500 milioni, un sindaco rovesciato dagli scandali, stipendi d’oro che hanno arricchito un clan di burocrati, un prefetto nominato a governare quella Puglia diventata famosa per Giancarlo Cito, intruglio tra un guappo e un picchiatore nero che si era (...)

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> "Gomorra" Italica !!! PUGLIA : L’IVA DI TARANTO. --- La qualità della vita non è un’opinione (di Sarantis Thanopulos)

dimanche 5 août 2012

La qualità della vita non è un’opinione

di Sarantis Thanopulos (il manifesto,04.08.2012)

La rivolta degli operai dell’Ilva di Taranto contro la chiusura del loro stabilimento, che danneggia gravemente la loro salute e quella dei loro concittadini, ha un significato sinistro per l’avvenire di tutti. Non perché fa balenare la prospettiva di un’alleanza tra imprenditori e lavoratori che metta la difesa dell’occupazione in contrasto con la difesa dell’ambiente. Questa prospettiva è stata indicata da Asor Rosa ed è tutt’altro che irrealistica. A voler essere precisi non si tratta di una prospettiva nuova ma di una contraddizione antica mai effettivamente risolta che ritorna con una brutalità imprevista a distruggere le illusioni di uno sviluppo ecosostenibile, che sono state il frutto più dell’ottimismo di una volontá "politicamente corretta" che della ragione (che avrebbe diversi motivi per essere pessimista).

La globalizzazione ha reso evidente che il futuro del mondo non si giochi nei pochi paesi dell’Europa in cui la difesa dell’ecosistema ha fatto passi incoraggianti e innegabili. La crisi economica sta rimescolando le carte in modo tale che la regressione verso politiche di sviluppo devastanti per l’ambiente e per i diritti dei lavoratori (e, per estensione automatica, di tutti i cittadini) non appare un’ipotesi ardita. Scaricare sulle spalle dei lavoratori la responsabilità di eventi che mettono loro con le spalle al muro, minando perfino, a lungo andare, la loro salute, è la tentazione che può prevalere in tanti, seppure in modo non del tutto consapevole. In una società in cui i sindacati sono impediti nella loro funzione di agenti dell’interesse generale e spinti inesorabilmente verso una prassi di difesa dei posti di lavoro di breve respiro la responsabilità è del governo e delle forze politiche.

Perché la cosa che diventa sempre più evidente è l’irrazionalità del sistema capitalistico che lasciato privo di contrasto, di antagonismo e di controllo produce disperazione e disordine. La vicenda di Taranto è emblematica non per il tradimento possibile dell’interesse collettivo da parte della classe operaia ma perché evidenzia, nel modo più drammatico, il suicidio della qualità della nostra vita a cui ci costringe un sistema di produzione basato su parametri quantitativi sempre più astratti dai nostri desideri e sempre più avversi al loro appagamento. Dobbiamo prima di tutto mangiare affermano alcuni operai a Taranto e non molto diversamente da loro direbbero le popolazioni affamate dei paesi della periferia del sistema capitalistico.

Qualsiasi compromesso di fronte alla propria sopravvivenza fisica non potrebbe che essere lecito sul piano individuale ma sul piano della coscienza collettiva produce smarrimento l’accumulo di una ricchezza di risorse materiali mai vista prima che tende ad affamare più che a sfamare l’umanità. Il vero contrasto non è tra operai (interesse corporativo) e magistrati (interesse collettivo) o tra bisogni materiali elementari e bisogni materiali più evoluti (meglio morire di cancro tra molti anni che morire di fame oggi ha detto un operaio). La gestione puramente quantitativa dell’interesse collettivo, la sua completa sottomissione alla logica dei numeri, è in rotta di collisione con la razionalità della nostra esistenza, produce povertá materiale per i molti e infelicitá affettiva per tutti. La qualità della vita non è una scienza esatta ma non è un’opinione.


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