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Van-gélo ... o ... Eu-angélo !? Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus !!! O, meglio, che progetto !!!

Verona. IV Convegno Ecclesiale della Chiesa Cattolica. Prolusione del Card. Dionigi Tettamanzi. Già dall’inizio, quasi un aut-aut. La parola del Dio-"Caritas" (Mammona) o la Parola del Dio-"Charitas" (Amore) ?!

mercredi 18 octobre 2006 par Federico La Sala
[...] E ora l’ultima parola. Non è da me, ma viene da lontano, dall’Oriente, da un vescovo martire dei primi tempi della Chiesa, da sant’Ignazio di Antiochia. Desidero che la sua voce risuoni in questa Arena e pronunci ancora una volta una parola d’estrema semplicità, ma capace di definire nella forma più intensa e radicale la grazia e la responsabilità che come Chiesa in Italia chiediamo di ricevere da questo Convegno.
E che, per dono di Dio, il cuore di ciascuno di noi ne sia toccato e (...)

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> Verona. Quarto Convegno Ecclesiale della Chiesa Cattolica. Prolusione del Card. Dionigi Tettamanzi. Già dall’inizio, quasi un aut - aut : "Caritas" (Mammona) o "Charitas" (Amore) ?!

samedi 21 octobre 2006

Demonio d’un laicismo

di Filippo Gentiloni (il manifesto, 20.10.2006)

Il papa a Verona ha tenuto un’altra solenne « lezione magistrale », sul tipo di quella, ormai famosa, tenuta in Baviera ma, questa volta, senza citazioni ambigue nei confronti dell’islam. Il pensiero di Ratzinger, comunque, si fa sempre più chiaro. E anche più duro. Il punto di partenza è il giudizio sul mondo moderno e la sua cultura. Un giudizio decisamente negativo. Relativismo, utilitarismo, individualismo. Un vero disastro. La secolarizzazione con le sue conseguenze ha colpito un po’ tutti, anche l’Italia, nonostante alcuni aspetti favorevoli che la chiesa italiana è riuscita , anche se a stento, a conservare.

Il disastro indica una motivazione chiara : la pretesa di fare a meno di dio, il laicismo. Il papa non ha dubbi. La salvezza non può venire che dal cristianesimo cattolico (delle altre forme di religione non si parla neppure) la cui ragionevolezza si fonda sulla fede. Di questo rapporto stretto fra fede (cristiana) e ragione il papa sembra fare un’ancora di salvezza per il mondo. L’unica possibile. E l’unico a gestirla è proprio il Vaticano.

Una posizione di principio dalla quale il papa trae tutte le conseguenze logiche, a cominciare da quelle che riguardano l’educazione. Logiche e concrete, a partire dalla scuola cattolica (compresi i finanziamenti). Immediato il passo a tutti gli argomenti oggi in discussione : la vita dal concepimento alla morte, la famiglia, il matrimonio, e così via. Tutto si tiene, se è vero, come è vero, che fuori dalla fede cattolica non c’è salvezza e che solo la fede cattolica è fortemente e saldamente razionale. Perciò deve valere anche per chi non crede.

Alla chiesa - italiana, in questo caso - il compito di far trionfare questa impostazione. E’ chiaro che la chiesa in quanto tale non fa politica, non è un partito. Il compito non è della chiesa in quanto tale ma dei cattolici in politica : a Verona i delegati applaudono. Non potranno né dovranno appoggiare leggi e posizioni che siano contrarie alla rigida impostazione cattolica della politica. Un’impostazione che potrebbe apparire razionalista, anche perché il papa non teme di esaltare addirittura la matematica. Galileo padre della chiesa. Perciò il papa completa la sua lezione citando la recente enciclica sulla carità. L’amore deve completare il quadro che altrimenti rischierebbe il razionalismo. Verità, ragione e anche amore : un trinomio che dovrebbe portare la salvezza a un mondo altrimenti dannato e disperato.

Addio laicità, dunque. La grande avversaria, secondo il papa, sarebbe la grande sconfitta. Ma il cattolicesimo laico accetterà questa impostazione che dovrebbe abbracciare teologia, filosofia e scienze ? Se ne può, per lo meno, dubitare. Anche in questi giorni di convegno a Verona si sono fatte sentire le molte espressioni di un cattolicesimo che non vuole rinunciare ai valori della laicità e del pluralismo.

Nonostante le lezioni dall’alto, il dibattito rimane aperto. Lo richiedono, d’altronde, le mille voci che anche all’interno del cattolicesimo all’ascolto di una lezione da una cattedra preferiscono il dialogo e i passi di un cammino.


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