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La "neolingua" del "grande fratello" (G. Orwell)!!!

UBUNTU .... e IL "LOGO" della Chiesa di Benedetto XVI: "Deus caritas est". TUTTO A CARO-PREZZO ("CARI-TAS"): NON C’E’ PIU’ NESSUN DONO DI AMORE ("CHARITAS") E NESSUN RINGRAZIAMENTO ("EU-CHARIS-TIA") da fare !!! Una nota del 2003 , in occasione dell’enciclica sulla EU-CHARIS-TIA.

venerdì 20 ottobre 2006 di Federico La Sala
"Ubuntu": una parola da e per non dimenticare.
Una nota a margine della Lettera enciclica
SULL’ EUCARISTIA (del 17.04.2003)
di Federico La Sala *
Il personale è teologico-politico e il teologico-politico è personale. Gli uomini della Chiesa cattolico-romana non sanno più quello che fanno ... e subito si danno da fare a cancellare le tracce e a costringere a dimenticare. Dato i tempi che corrono è meglio ricordare e riflettere ("Il ministero dei sacerdoti che hanno ricevuto il sacramento (...)

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> IL "LOGO" della Chiesa di Benedetto XVI: "Deus caritas est". NEL TEMPO DELLA MANCANZA (carestìa)) E DELL’ACCAPARRAMENTO DEI BENI COMUNI E DI PRIMA NECESSITA’, VA FORTE IL CARO-PREZZO (LA "CARI-TAS"): NON C’E’ PIU’ NESSUN DONO DI AMORE ("CHARITAS") E NESSUN RINGRAZIAMENTO ("EU-CHARIS-TIA") da fare !!! Una nota del 2003 , in occasione dell’enciclica sulla EU-CHARIS-TIA.

venerdì 20 ottobre 2006

PER IL LOGOS, NO LOGO !!! (RED.) *


«Deus caritas est», la prima enciclica di Ratzinger è a pagamento

di red (www.unita.it, 25.01.2006)

«Dio è amore, chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui». «Solo il matrimonio riflette l’amore di Dio» e «uno Stato senza la giustizia è una banda di ladri». Della prima enciclica di papa Ratzinger (Deus caritas est) che parla dell’amore di Dio e del concetto di carità cristiana nel mondo d’oggi, forse è prudente non citare molto più. È infatti coperta da copyright e la Libreria Editrice Vaticana ne detiene tutti i diritti, come li detiene su tutte le parole scritte dal papa.

Secondo le norme emanate dal Segretario di Stato Angelo Sodano qualche mese fa (volute fortemente da Ratzinger) qualunque altro editore voglia pubblicare questa o un’altra enciclica (oppure un’esortazione apostolica, o un discorso) deve pagare. Anzi deve presentare prima un progetto di edizione alla Lev (il rapporto fra testo dell’enciclica e commento dovrebbe essere di 1 a 2: 1/3 del volume occupato dal documento e 2/3 dal commento teologico/filosofico) e poi deve pagare. E neppure poco: dal 3% al 5% del prezzo di copertina di ogni copia venduta con anticipo da concordare caso per caso in base alla tiratura. Fatti i calcoli, le parole del papa più costose sono proprio quelle scritte nelle encicliche, le meno costose quelle pronunciate nei discorsi, Angelus, catechesi del mercoledì, allocuzioni varie.

Ma non è tutto. Il copyright che fa delle parole di papa Benedetto XVI delle vere e proprie merci a pagamento ha anche un valore retroattivo. Secondo le norme della Santa Sede «sono sottoposti a copyright tutti gli scritti, i discorsi e le allocuzioni del Papa. Sia di quello felicemente regnante che dei predecessori, fino a 50 anni addietro».

E a questo punto la domanda che sorge spontanea è quella relativa ai diritti d’autore sulle parole del precedessore di Ratzinger, Giovanni Paolo II. Solo in lingua inglese sono 2.770 i titoli di libri che portano la sua firma, oltre mille in lingua spagnola, intorno ai 370 quelli in italiano. Per queste innumerevoli edizioni e traduzioni verranno reclamati nuovi diritti d’autore? In Vaticano, a quanto pare, nessuno lo sa o nessuno vuol dirlo.

«Ci verrebbe voglia di chiedere al Vaticano i danni economici per tutti i libri posti all’indice e dei quali è stata impedita la diffusione, a cominciare dal Dialogo dei Massimi Sistemi di Galileo - ha commentato con ironia l’antropologa Ida Magli - La retroattività vale soltanto per i Papi?’.

Comunque sia gli effetti del copyright voluto da Ratzinger hanno già dato i primi risultati economici per la Santa Sede. Alla casa editrice Baldini & Castoldi, che aveva usato in un’antologia un testo di Papa Ratzinger (tra l’altro di trenta righe e precedente alla sua elezione a Pontefice), è già arrivata l’ingiunzione a pagare 15 mila euro per i diritti di copyright a cui dovranno aggiungere la percentuale sul prezzo di copertina per ogni copia venduta dell’antologia.


*

www.ildialogo.org/filosofia, Giovedì, 26 gennaio 2006


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