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La "dura Lex" dell’ Occide(re)nte: "Deus caritas est"!!!

MALA SANITA’ U.S.A. "In God We Trust"("confidiamo in Dio" - così sul "dollaro"): tutto a "caro-prezzo"("caritas") astronomico!!! Se i "poveri" vanno a curarsi in India, figuriamoci gli altri!!! Sul tema il film di Michael Moore, "Sicko"!!! - a cura di pfls

sabato 19 maggio 2007 di Federico La Sala
[...] India e Tailandia riportano un aumento nel numero di pazienti americani. All’Ospedale Bumrungrad di Bangkok, ad esempio, l’anno scorso sono stati ricoverati 55.000 statunitensi, il 30% in più degli anni precedenti. E la maggior parte non si è sottoposta a trattamenti estetici.
A produrre la fuga dei «nuovi rifugiati» è il sistema sanitario americano, basato sulle assicurazioni private [...]

America, i poveri si curano in India (...)

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> MALA SANITA’ U.S.A. ---- BARACK OBAMA. "Il tempo della riforma è adesso": "Ecco, questa è la nostra proposta". Il testo del discorso pronunciato ieri dal Presidente degli Stati Uniti alla George Mason University.

sabato 20 marzo 2010

Il tempo della riforma è adesso

di BARACK OBAMA (La Stampa. 20/3/2010)

Pubblichiamo il testo del discorso sulla riforma della sanità pronunciato ieri dal Presidente degli Stati Uniti alla George Mason University.

E’ grandioso essere di nuovo qui, alla «George Mason», con un gruppo di veri patrioti. Ho visitato per la prima volta questa università tre anni fa. Allora avevo iniziato da poche settimane la campagna elettorale. Non c’era molto denaro e nemmeno uno staff numeroso. Le nostre quotazioni erano piuttosto basse. Un sacco di gente non sapeva nemmeno come si pronunciasse il mio nome e la maggior parte degli esperti pensava che non valesse nemmeno la pena di tentare.

Ma anche allora avevamo qui alla George Mason un gruppo di studenti convinti che se avessimo lavorato sodo e combattuto a lungo e radunato un gruppo sufficiente di supporter ce l’avremmo fatta a portare il cambiamento a quella città di là dal fiume. E noi credevamo che saremmo riusciti a far funzionare Washington - non per i lobbisti, non per gli interessi particolari, non per i politici, ma per il popolo americano. E il voto sulla riforma sanitaria ha a che fare proprio con questo.

A poche miglia da qui il Congresso è alle ultime fasi di un epocale dibattito sul futuro dell’assicurazione sanitaria. Un confronto che ha infuriato non solo nell’ultimo anno ma per gran parte del secolo scorso. Non riguarda solo il costo della tutela della nostra salute ma il carattere stesso del nostro Paese e la nostra capacità di raccogliere la sfida dei tempi; deciderà se siamo ancora una nazione che offre ai propri cittadini la possibilità di realizzare i propri sogni.

Al cuore di questo dibattito c’ è un interrogativo: continueremo ad accettare un sistema sanitario che tutela più le società assicurative che i cittadini americani? Perché se questo voto va male l’industria delle assicurazioni continuerà ad agire senza regole. Continuerà a negare copertura finanziaria e cure alla gente. Ad aumentare vertiginosamente i premi del 40 o del 50 o del 60% come hanno fatto in queste ultime settimane. E’ cosa nota. Ed ecco perché i lobbisti delle assicurazioni , mentre vi parlo, stanno imperversando nelle anticamere del Congresso. Ecco perché stanno inondandoci di annunci pubblicitari contro la riforma spendendo milioni di dollari, ecco perché stanno facendo di tutto per uccidere questa legge.

Quindi, l’unica domanda è: dobbiamo permettere a questi interessi particolari di trionfare un’altra volta? O dobbiamo far sì che questo voto rappresenti la vittoria del popolo americano?

Il tempo della riforma è adesso. Dopo un anno di dibattiti ogni proposta è stata messa in tavola, ogni obiezione è stata sollevata. E noi abbiamo fuso le idee migliori, tanto dei democratici come dei repubblicani, in una proposta finale che parte dal sistema assicurativo privato attualmente in vigore. L’industria delle assicurazioni e i suoi supporter al Congresso hanno cercato di farla passare per un cambiamento radicale. Ma non è così, stiamo parlando di una riforma basata sul buon senso.

Se vi piace il dottore che avete potrete tenervelo. Se vi va bene il vostro piano salute lo conserverete. Io infatti non credo che dovremmo dare al governo o alle compagnie assicurative un maggior controllo sulla sanità americana. Credo sia tempo di dare a voi, al popolo americano, maggior controllo sulle vostre polizze.

La proposta al voto al Congresso otterrà questo in tre modi: innanzitutto ponendo fine alle pratiche più scorrette delle compagnie di assicurazioni. Da quest’anno migliaia di americani che in precedenza non avevano alcuna polizza saranno in grado di stipulare un’assicurazione sanitaria - alcuni per la prima volta nella loro vita. Quest’anno alle compagnie assicurative sarà proibito per sempre di negare copertura a bambini che hanno problemi di salute. E sarà loro impedito anche di far cessare il contratto se il cliente si ammala. Tutte queste cose spariranno.

Questa riforma farebbe scendere i costi delle cure mediche per famiglie, imprese e per il governo federale. Per chi stipula l’assicurazione tramite il datore di lavoro, i costi scenderebbero di circa 3.000 dollari a testa. Nel complesso le nostre misure di taglio dei costi ridurrebbero i premi assicurativi per la maggior parte delle persone e farebbero scendere il deficit di oltre un trilione di dollari nei prossimi vent’anni. Non sono miei calcoli. Sono i risparmi elaborati dal Congressional Budget Office, referente bipartisan e indipendente del Congresso.

Ecco, questa è la nostra proposta. Questo è ciò che il Congresso si accinge a votare questo fine settimana. E ovviamente Washington parla di tutto ciò in termini di politica. Che effetto avrà sul voto di mid term di novembre? Come influirà sul voto? Che impatto avrà su democratici e repubblicani?

Lo confesso: non so che ricadute avrà sulla politica. Nessuno può davvero saperlo. Ma so che cosa significherà per il futuro dell’America. Non so che impatto avrà sul voto, ma so che impatto avrà su milioni di americani che hanno bisogno del nostro aiuto. So cosa vorrà dire questa riforma per gente come Leslie Banks, una ragazza madre della Pennsylvania che sta cercando di far finire il college a sua figlia. La sua compagnia assicurativa le ha appena mandato una lettera dicendo che quest’anno hanno intenzione di raddoppiarle i premi. Leslie Banks ha bisogno che passi questa legge.

So cosa vorrà dire questa riforma per Laura Klitzka. Laura pensava di avere sconfitto il suo cancro al seno, ma poi ha scoperto di avere delle metastasi ossee. Lei e il marito hanno la copertura assicurativa ma le spese mediche che hanno dovuto sostenere li hanno indebitati e così lei ora passa il tempo a preoccuparsi quando vorrebbe solo stare con i suoi due figli. Laura Klitzka ha bisogno che passi questa legge.

E so cosa significa questa riforma per Natoma Canfield. Quando la sua assicurazione ha alzato le rate, Natoma ha dovuto disdire la sua polizza anche se era terrorizzata all’idea che una malattia improvvisa la riducesse sul lastrico. E adesso è all’ospedale, malata, e prega di farcela, in qualche modo. Natoma Canfield sa che il tempo della riforma è adesso. Il tempo della riforma è adesso.

Entro pochi giorni una battaglia secolare culminerà in un voto storico. E quando, in passato, abbiamo dovuto affrontare questo tipo di decisioni, la nazione ogni volta ha scelto di allargare la sua promessa a un maggior numero di cittadini. Quando i signori no sostennero che la Sicurezza sociale avrebbe portato al comunismo, gli uomini e le donne del Congresso tennero duro e crearono un programma che ha tolto dalla miseria milioni di persone.

Generazioni fa chi ci ha preceduto decise che i nostri anziani e i nostri poveri non sarebbero dovuti restare senza assistenza sanitaria solo perché non potevano permettersela. Oggi tocca a questa generazione decidere se fare la stessa promessa alle famiglie della classe media, ai piccoli imprenditori e ai giovani, come voi, che sono agli esordi. So che è stato un tragitto difficile. So che sarà un voto duro. So che Washington ha condotto questo dibattito come una gara sportiva. Ma ricordo anche una frase che ho visto su una targa alla Casa Bianca l’altro girono. Si trova nella stessa stanza dove io stavo chiedendo risposte ai dirigenti delle assicurazioni ricevendo solo scuse. E’ una frase di Teddy Roosevelt, che per primo chiese una riforma sanitaria, tanti anni fa. Dice: «Combattere in modo determinato per ciò che è giusto è lo sport più nobile che il mondo si possa concedere».

Non so quali saranno le ripercussioni politiche di questa riforma. Ma so che è giusto farla. Teddy Roosevelt lo sapeva. Harry Truman lo sapeva. Il nostro caro amicoTed Kennedy, lo sapeva, più di ogni altro.

E se anche voi credete sia giusto, bene, ho bisogno del vostro aiuto per concludere la battaglia che loro hanno iniziato. Ho bisogno di voi al mio fianco. Proprio come quando venni qui, tre anni fa, all’inizio della nostra campagna, ho bisogno che voi bussiate alle porte e parliate ai vicini e telefoniate e facciate sentire la vostra voce, in modo che vi possano sentire sull’altra riva del fiume. Credo ancora che possiamo fare quello che è giusto fare. Credo ancora che possiamo fare quello che è difficile fare. Il bisogno è grande, l’occasione è qui. E il tempo della riforma è adesso.


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