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"Quanti errori, sua santità"

Cristianesimo e Islam. La risposta dei leader religiosi musulmani al discorso di Ratisbona. LETTERA APERTA A SUA SANTITÀ PAPA BENEDETTO XVI.

martedì 24 ottobre 2006 di Federico La Sala
[...] una lettera aperta al papa firmata da 38 tra i massimi esponenti dell’islam mondiale, fatta pervenire a Ratzinger tramite la nunziatura di Amman, in Giordania, e poi pubblicata integralmente dalla rivista Islamica Magazine (www.islamicamagazine.com). Una mossa assolutamente inedita, questa, nella storia dei rapporti tra le religioni, frutto di un’iniziativa condivisa dalle otto scuole di pensiero e di giurisprudenza islamiche [...]
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> Cristianesimo e Islam. ---- Confronto sull’amore di Dio e del prossimo. Parla Samir Khalil: a giorni partecipa all’incontro con alcuni esponenti musulmani che firmarono la «lettera dei 138» al Papa

sabato 1 novembre 2008

IDEE.

Parla Samir Khalil: a giorni partecipa all’incontro con alcuni esponenti musulmani che firmarono la «lettera dei 138» al Papa

L’alfabeto della convivenza

«Le differenze teologiche non si cancellano, ma dobbiamo lavorare per trovare forme di convivenza efficaci nei Paesi islamici e in Occidente. Nella libertà»

DI GIORGIO PAOLUCCI (Avvenire, 1.11.2008)

Un incontro per conoscersi di più. E per trovare forme di convivenza efficaci tra i seguaci delle due fedi religiose che insieme totalizzano più della metà della popolazione del pianeta. Dal 4 al 6 novembre una delegazione della Chiesa cattolica incontrerà a Roma alcuni tra i firmatari della lettera scritta un anno fa da 138 esponenti musulmani a Benedetto XVI e ai rappresentanti di altre confessioni cristiane. Samir Khalil Samir, gesuita di origini egiziane e con passaporto italiano che vive e insegna all’università di Beirut, uno dei massimi conoscitori di cose islamiche, farà parte della delegazione vaticana.

Padre Samir, il tema principale dell’incontro è «amore di Dio, amore del prossimo». Quali implicazioni pratiche può avere la discussione su un tema così impegnativo?

«L’argomento rappresenta una vera sfida per entrambe le comunità. Mi sembra molto calzante la frase della lettera di San Giacomo: ’A che serve dire che ami Dio che non vedi, se non ami i tuoi fratelli che vedi?’. L’amore non è una teoria, si esprime in atti concreti. Nel dialogo che avremo nei prossimi giorni dovremo affrontare con coraggio le difficoltà che cristiani e musulmani incontrano nel testimoniare che la loro religione si esprime nell’amore».

Invece spesso si usa la religione per giustificare il ricorso alla violenza.

«Oppure si formulano generiche condanne della violenza, ma se ne ammette la liceità quando si pensa di difendere Dio e la verità. Dio si difende con la buona testimonianza della fede, con la ragione e con le parole, non con la sopraffazione. Parlare al cuore dell’altro, dove stanno le esigenze elementari che accomunano ogni uomo, suscitare in lui la parte migliore di sé: ecco il modo migliore per disarmarlo. Il ricorso alla violenza, invece, eccita nell’altro ciò che ha di peggiore, provoca una reazione istintiva, e l’altro risponderà alla violenza con la violenza. E così si innesca una dinamica che non serve a risolvere le ragioni del conflitto ma le rende più acute, allontana i contendenti anziché avvicinarli. Come dimostra tristemente quello che accade da decenni in Medio Oriente».

Una delle piste di lavoro previste negli incontri dei prossimi giorni riguarda la «dignità umana e il rispetto reciproco». Sarà inevitabile affrontare il nodo dei diritti umani e del loro rispetto, non crede?

«L’affermazione della dignità umana, per non restare qualcosa di teorico, implica il rispetto dei diritti umani. Che riguardano, ad esempio, il rapporto tra uomo e donna, tra i fedeli di differenti religioni, tra credenti e non credenti. Alla radice di tutto c’è l’uso corretto della ragione naturale: grazie ad essa l’uomo può operare le sue scelte usando la libertà e facendola prevalere sull’istinto. E la libertà di coscienza è fondamento di tutte le altre libertà, è qualcosa che ’viene prima’».

Ma in molti Paesi islamici chi cambia religione rischia la morte o comunque gravi conseguenze.

«Col mondo musulmano c’è un problema derivante dal fatto che, partendo dal principio che l’islam è la migliore delle tre religioni rivelate e che le religioni rivelate sono migliori di qualunque altra scelta religiosa o filosofica, si afferma che chi ha già conosciuto il meglio non può ’tornare indietro’: farebbe qualcosa che è contro natura. Da qui deriva la condanna di chi vuole abbandonare la fede islamica. È necessario approfondire tutti insieme che la libertà è un dono fatto da Dio all’uomo perché la eserciti, e questo esercizio può arrivare fino al punto di scegliere una strada diversa da quella in cui si è nati, o perfino di rifiutare Dio. Se non avesse la possibilità di scegliere, l’uomo sarebbe un animale. Dunque, se Dio accetta anche di essere rifiutato pur di non privare l’uomo della libertà, come può l’uomo pretendere di togliere a un suo simile l’uso della libertà che ha ricevuto in dono? Sarebbe come sostituirsi a Dio».

C’è chi guarda con un po’ di scetticismo agli incontri di dialogo islamo­cristiano, temendo che si riducano ad appuntamenti per specialisti che non hanno riverberi concreti nei rapporti tra le due comunità. Che ne pensa?

«Bisogna chiarire preliminarmente che quello che si terrà tra pochi giorni non sarà un ’vertice’ a livello specificamente teologico. Le differenze tra le due fedi sono evidenti e non possono essere cancellate. Il problema che vogliamo affrontare è piuttosto come poter vivere meglio insieme, sia nei Paesi islamici sia in Occidente, dove le comunità musulmane crescono numericamente e si sono radicate. Dobbiamo chiederci come trovare una base comune per costruire insieme una società dove ognuno possa praticare la propria fede nella libertà e nel rispetto dell’altro, e dove l’appartenenza religiosa non diventi un fattore discriminante per essere considerati cittadini a pieno titolo del Paese in cui si vive».

In che misura i 138 saggi musulmani firmatari della lettera-appello al Papa e ad altri leader cristiani sono realmente rappresentativi dell’islam?

«Tra loro ci sono sunniti, sciiti, ismailiti, sufi. Provengono da 43 nazioni. C’è una pluralità di voci, che di per sé è un dato significativo. Ma pretendere che parlino con una sola voce sarebbe come snaturare una delle caratteristiche dell’islam, che è appunto quella di non avere un’autorità unanimemente riconosciuta. Questo non preclude la possibilità di fare un pezzo di cammino insieme e di raggiungere un consenso almeno su alcuni aspetti che verranno messi sul tappeto. L’obiettivo, migliorare le possibilità di convivenza, è troppo importante. Non solo per cristiani e musulmani, ma per l’umanità intera».

*

L’INCONTRO

Confronto sull’amore di Dio e del prossimo

Il 4 e 5 novembre una delegazione delle 138 autorità musulmane che il 13 ottobre 2007 avevano inviato al Papa e ai responsabili di altre confessioni cristiane una lettera intitolata ’Una parola comune tra noi e voi’ (capeggiata dal principe di Giordania Ghazi bin Muhammad bin Talal), incontrerà i rappresentanti della Chiesa cattolica guidati dal cardinale Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

Il tema generale è ’Amore di Dio, amore del prossimo’, con due approfondimenti: ’Fondamenti teologici e spirituali’ e ’Dignità umana e rispetto reciproco’. Il 6 novembre i partecipanti saranno ricevuti da Benedetto XVI. Il 19 novembre 2007 il Papa, attraverso il segretario di Stato cardinale Bertone, aveva risposto alla lettera dei 138: senza minimizzare le differenze tra le due fedi, venivano indicati alcuni terreni di confronto: il rispetto della dignità di ogni persona, la conoscenza obiettiva della fede dell’altro, la condivisione dell’esperienza religiosa, la promozione del rispetto e della reciproca accettazione tra le giovani generazioni. Poi era seguito l’invito per l’incontro a Roma.


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