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Ecu-menismo : la Terra - la Casa ("oikos") di tutto il genere umano. Al di là dello spirito della "tragedia" ... e dei "sincretismi".

LO SPIRITO DI ASSISI, LA "LEZIONE" DEL "PRESEPE" - DELLA "FAMIGLIA" DI GESU’ E FRANCESCO (non di Benedetto XV o Benedetto XVI) - E LA PACE !!! Una nota (2003) di Federico La Sala

dimanche 17 juin 2007
[...] Ripensare tutto e ri-trovare "ciò che è comune" a tutti gli esseri umani e a tutte le culture e le religioni del Pianeta è un passo sempre più obbligatorio. Bisogna ripartire a contare e ragionare da "zero" - dall’essenziale, dalla relazione amorosa di uomini e donne in carne ed ossa, dalla nascita di ognuno e di ognuna di noi stessi e di noi stesse, e dalla relazione (al di là di un biologismo e naturalismo accecato e accecante ) dei nostri stessi padri e delle nostre stesse (...)

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> Al di là della "tragedia" ... e dei "sincretismi". LO SPIRITO DI ASSISI, LA "LEZIONE" DEL "PRESEPE" - DELLA "FAMIGLIA" DI GESU’ E FRANCESCO (non di Benedetto XV o Benedetto XVI) - E LA PACE !!! Una nota (2003) di Federico La Sala

vendredi 27 octobre 2006

Assisi, la profezia di Karol Wojtyla : le religioni cuore della storia

Un convegno nel ventennale dello storico 27 ottobre 1986 Poupard :« I credenti di tutte le fedi riscoprano l’appello di Giovanni Paolo II »

Dal Nostro Inviato Ad Assisi Salvatore Mazza (Avvenire, 27.10.2006)

Fu un’intuizione « audace e profetica ». Che oggi, vent’anni dopo, quando « la situazione mondiale appare peggiorata ed è ancora più difficile trovare la pace », va mantenuta viva perché è « urgente che i credenti di tutte le religioni prestino ascolto all’appello di Giovanni Paolo II a riscoprire e mantenere vivo lo "spirito di Assisi" ».

È stato il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, a sintetizzare in questa immagine e in questo mandato l’attualità della Giornata mondiale di preghiera per la pace che il 27 ottobre 1986, su invito di Papa Wojtyla, vide riuniti ad Assisi i leader di tutte le religioni del mondo. E, ad Assisi, a partire da ieri, l’anniversario è stato ricordato con un Convegno di due giorni tenuto nel Salone Papale del Sacro Convento su iniziativa dell’Istituto teologico di Assisi, in collaborazione con il Servizio Cei per il progetto culturale.

Un evento la cui importanza davvero « epocale » è stata efficacemente sintetizzata nella scelta del tema - « Le religioni e la pace. Lo Spirito di Assisi nel XX anniversario della Giornata mondiale di preghiera ». Perché davvero « quell’intuizione del 27 ottobre 1986 - ha osservato Poupard nella relazione che ha introdotto la prima giornata di lavori citando la recente lettera indirizzata per l’occasione da Benedetto XVI al vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino - assume il carattere di una puntuale profezia. Il suo invito ai leaders delle religioni mondiali per una corale testimonianza di pace servì a chiarire senza possibilità di equivoco che la religione non può che essere foriera di pace ».

Lo spirito che mosse Papa Wojtyla, ha insistito il porporato, era teso a « incoraggiare ulteriori iniziative per costruire ponti di amicizia attraverso le frontiere religiose in tutto il mondo per ispirare la cultura del dialogo e della pace ». Quando si parla di questo tuttavia, ha puntualizzato il presidente del dicastero vaticano per il dialogo con le al tre religioni, è necessario « ben comprendere che cosa sia questo spirito », affinché « neppure un’idea di relativismo religioso o di sincretismo possa insinuarsi nella mente dei credenti ».

Poupard, che ha preso la parola dopo i brevi saluti introduttivi di monsignor Sorrentino e del custode del Sacro Convento, padre Vincenzo Coli, ha poi sottolineato come i concetti di « comune umanità » e di « accettazione dell’altro », « sono valori antropologici sui quali l’uomo di Assisi è centrato ». E, per i credenti in Cristo, « il Figlio di Dio riassume nella loro interezza questi valori divenendo il centro del cosmo e della storia, l’immagine dell’umanità rinnovata e redenta, nell’integrazione della totalità delle diverse esperienze umane ». Così « questa articolazione fra la relazione con l’altro come individuo e la relazione con Dio come creatore e signore della storia è fondamentale per capire quale modello di umanità è stata rappresentata ad Assisi, e con quali valori ». Si può anzi dire che « Assisi in questo è stata esemplare - ha scandito il cardinale - riscoprendo anche una dimensione etica dell’incontro : priorità dell’etica sulla politica, sull’economia e sulla tentazione sempre rinnovata di esasperare i valori religiosi e nazionali sottolineando le differenze anziché aiutando la persona ; priorità della persona sulle cose e sulla sete di dominio ».

Essere « per » gli altri, dunque. Perché « l’uomo non può vivere senza amore ed esige rispetto. Così, non c’è pace possibile là dove i diritti dell’uomo sono violati, soprattutto nella dimensione religiosa ».

Per questo si può dunque dire che ogni cristiano « inizia a costruire la pace grazie all’atteggiamento fondamentale di pregare per la pace che è un dono gratuito di Dio. E da Assisi, vent’anni fa, s’è mosso un movimento di preghiera per la pace che « ha voluto e sperato di superare le frontiere delle nazioni, di coinvolgere i credenti di tutte le religioni e di arrivare ad abbracciare il mondo ».

Allora, ha concluso Poupard, nell’ incontro dell’86 « il servizio offerto dalle Chiese e dalle religioni è stato un servizio all’umanità, una dichiarazione antropologica ». Una « visione utopica, ma è un’utopia cristiana, non riduttiva ; ottimistica non pessimista, che ripone la propria parte irrealizzabile in Dio che la realizzerà. L’uomo della pace, della riconciliazione, della solidarietà edifica un programma nutrito dallo spirito delle beatitudini : l’amore di Dio e l’amore del prossimo ».


L’intuizione di Giovanni Paolo II

Le religioni sarebbero diventate protagoniste

di Andrea Riccardi (Avvenire, 27.10.2006)

Assisi, 27 ottobre 1986 : Giovanni Paolo II invitò i leader cristiani e delle religioni mondiali a pregare gli uni accanto agli altri (non più - precisò - gli uni contro gli altri) sul colle di San Francesco. Disse : « Qui noi stiamo agendo come gli araldi della coscienza morale dell’umanità in quanto tale, umanità che aspira alla pace, che ha bisogno di pace ». Sono passati vent’anni. Il mondo è cambiato : non più la guerra fredda ; non più l’Urss ; un forte terrorismo di matrice religiosa.

L’incontro del 1986 fu - secondo Benedetto XVI - « un messaggio vibrante a favore della pace ». Era una ripresa d’iniziativa della Chiesa su questo terreno. Esprimeva un’intuizione profonda del Papa : le religioni stavano assumendo un ruolo notevole per sacralizzare la guerra o fondare la pace. L’opinione europea, imbevuta dal dogma sociologico : "più modernità meno religione", non si accorgeva di quanto avveniva. Le religioni diventavano protagoniste della scena pubblica e internazionale. Una chance o un pericolo ? Papa Wojtyla propose un incontro nella pace. Non un omaggio a mode sincretistiche o a un progressismo dialogista. Ma la percezione delle correnti profonde della storia.

Il suo successore, Benedetto XVI, ha scritto vent’anni dopo : quell’iniziativa « assume il carattere di una puntuale profezia ». È ancora attuale ? Nel mondo di oggi ormai genti di religione diversa vivono insieme. Toccati dal processo di globalizzazione, tanti gruppi hanno riaffermato la loro identità. Le religioni esercitano un forte ruolo su queste identità, talvolta antagoniste. Il grande problema è oggi come vivere insieme : sulle frontiere del mondo e nelle periferie urbane. Il messaggio di Assisi nel 1986 è rifiuto del conflitto in nome della religione e pedagogia per vivere insieme. È una proposta semplice, ma di grande significato, che parte dalla preghiera : « Questo valore della preghiera nella costruzione della pace - ha scritto Papa Ratzinger - fu testimoniato da esponenti di diverse tradizioni religiose, e ciò avvenne non a distanza, ma nel contesto di un incontro. In questo modo gli oranti delle varie religioni poterono mostrare, con il linguaggio della testimonianza, come la preghiera non divida ma unisca, e costituisca un elemento determinante per un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di diverse culture e religioni ».

Assisi non celebrò una "super-religione", quella che studiosi, visionari e mercanti hanno ricercato in tutti i tempi con i loro bricolage. Fu la scelta consapevole di donne e uomini, radicati nella loro fede. Fu quella di un Papa che aveva il Vangelo nel cuore e che, per questo, seppe avere l’intuizione spirituale di un così gran giorno. Assisi è l’incontro di un giorno, non di ogni giorno. Nella ferialità si prova a costruire una vita pacifica. Ma, per questo, ogni anno, si è voluto ricordare quell’evento, per non smarrirsi nella logica di odi recenti e di antichi rancori, trasmessi come un’eredità avvelenata a ogni nuova generazione.

Dopo l’11 settembre 2001, Giovanni Paolo II volle di nuovo i leader religiosi ad Assisi. Erano allora e sono oggi ancora attuali alcune sue parole : « La pace attende i suoi profeti. Insieme abbiamo riempito i nostri sguardi con visioni di pace : esse sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace... La pace attende i suoi artefici ». La guerra, antica e cattiva compagna della storia umana, non fa scomparire mai gli artefici e i profeti di pace. Non è il destino né di un popolo né di una civiltà. È scelta di uomini e di gruppi dirigenti. La grande speranza di pace del 1986 continua ad essere quella della Chiesa di Benedetto XVI. La quale, dopo vent’anni di prove, è ancor più convinta che « a nessuno è lecito assumere il motivo della differenza religiosa come presupposto o pretesto di un atteggiamento bellicoso verso gli altri ».


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