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Mondo

Il mondo ha fallito nella lotta contro la fame. Lo sostiene Jacques Diouf, direttore generale della Fao

mardi 31 octobre 2006 par Emiliano Morrone
ROMA. « Le promesse non nutrono », ha commentato caustico il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, presentando i dati del rapporto 2006 sulla fame nel mondo. Le promesse sono quelle dei 185 capi di stato firmatari, nel 1996, della Dichiarazione di Roma. Obiettivo : dimezzare il numero di affamati nel mondo entro il 2015, agire contro una situazione definita « inaccettabile e intollerabile ».
I dati Fao indicano impietosamente il fallimento di quel solenne impegno : nei Paesi in via di (...)

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mardi 31 octobre 2006

Livi Bacci : « ╚ l’Africa la vera emergenza »

di Umberto De Giovannangeli*

Il grido d’allarme della Fao analizzato da Massimo Livi Bacci, ordinario di Demografia all’UniversitÓ di Firenze, giÓ presidente dell’International Union for Scientific Study of Population, oggi senatore dell’Ulivo. « L’emergenza delle emergenze - avverte Livi Bacci - si chiama Africa, il continente dove tutti gli indicatori sociali indicano il disastro ».

Professor Livi Bacci, qual Ŕ il tratto di fondo del grido d’allarme lanciato dalla Fao nel suo rapporto annuale sullo stato dell’insicurezza alimentare ?

« Ritengo che questo disastro vada circoscritto soprattutto all’Africa subsahariana : tre quarti dei denutriti si trovano lý. Quello che non trovi in Asia e in America Latina lo trovi tutto in Africa subsahariana, laddove l’ancora velocissima crescita demografica ha una sua parte ».

Quali sono le ragioni strutturali del fallimento denunciato dalla Fao ?

« Per quanto riguarda l’Africa, questo si inserisce in un problema molto pi¨ grande che riguarda tutte le dimensioni dello sviluppo. e di converso tutte le dimensioni della povertÓ. Anche per altri indicatori l’Africa subsahariana sta andando molto piano, ammesso che si muova. Se noi guardiamo all’andamento della mortalitÓ infantile, all’andamento della natalitÓ, a quello della speranza di vita, alla diffusione dell’aids, a tutte le dimensioni di carattere sociale, troviamo che l’arretramento dell’Africa Ŕ abissale. La sottoalimentazione, come la malnutrizione fanno parte integrante di questo quadro di ritardo che non ha una dimensione sola ma ne ha tantissime. In Africa poi sono ancora pi¨ aggravati i problemi di disuguaglianza nella distribuzione delle risorse, disuguaglianze dei redditi, disuguaglianze economiche ancora pi¨ che in altri continenti. Questo contribuisce a far crescere la proporzione di quelli che sono esclusi.Uno dei problemi non Ŕ tanto che non cresca adeguatamente la produzione di risorse ma la loro inefficiente o addirittura iniqua distribuzione. Questi sono i fatti fondamentali ».

Al di lÓ dell’aspetto valoriale, che chiama in causa principi come quello della solidarietÓ, perchŔ l’Occidente dovrebbe guardare con preoccupazione all’allarme lanciato dalla Fao ?

« Noi non possiamo da un lato sostenere e trarre vantaggio dai processi di globalizzazione, e dall’altro, non avere le pi¨ grandi preoccupazioni per quelle parti del mondo dove lo sviluppo Ŕ assente. Credo che questa sia una contraddizione teorica : se i processi di mondializzazione dell’economia e della finanza hanno dei lati positivi, ebbene, dobbiamo farci carico per quanto sia possibile e preoccuparci di quelle parti del mondo dove i processi di sviluppo restano fortemente indietro. Non ci si pu˛ beare solo del lato positivo. Se fossimo ancora a compartimenti stagni, potremmo dirci beh, insomma, quello Ŕ un altro mondo, non mi interesso di Marte e neanche dell’Africa...., per˛ i compartimenti stagni non esistono pi¨, i popoli girano, le merci girano, cosý come le informazioni e le idee, e quindi dobbiamo allarmarci di fronte al gap sempre pi¨ crescenti tra chi ha e chi non ha... ».

Dall’Occidente all’Italia. Quale misura potrebbe segnalare in concreto l’assunzione di responsabilitÓ ?

« Un indicatore macro Ŕ l’impegno nella cooperazione allo sviluppo che Ŕ anche l’indicatore pi¨ facile a migliorare se ci sono risorse. Io d˛ pi¨ soldi e quindi in qualche modo posso indirettamente contribuire allo sviluppo. Questo Ŕ un aspetto nel quale tutto il mondo occidentale Ŕ in grave ritardo. Pensiamo inoltre alle politiche agricole ; politiche che ancora proteggono fortemente l’agricoltura europea, come quelle di Usa e Giappone, implicano indirettamente un freno allo sviluppo dei redditi agricoli degli altri Paesi. Una assunzione di responsabilitÓ potrebbe essere quella di partecipare attivamente al graduale e veloce smantellamento di queste situazioni di favore dell’Occidente ».

* www.unita.it, Pubblicato il : 31.10.06 Modificato il : 31.10.06 alle ore 8.44


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