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Copernico, Darwin, Freud !!!

Lo specchio delle nostre (umane, troppo umane) brame continua a smentirci. NON SOLO LE SCIMMIE E I DELFINI MA ANCHE GLI ELEFANTI SI RICONOSCONO ALLO SPECCHIO ... Sul tema, "L’animale che dunque sono" di J. Derrida e una mostra, all’interno del FESTIVAL DELLA SCIENZA di Genova.

mardi 31 octobre 2006 par Federico La Sala
[...] Alla conclusione Plotnik è giunto studiando, nello zoo di New York, il comportamento di tre femmine adulte di elefanti asiatici posti di fronte a uno specchio. Tutti e tre i pachidermi si sono comportati nello stesso modo : dapprima hanno voluto capire se c’era qualche loro simile dietro lo specchio, poi si sono strusciati lungo lo specchio stesso per verificare se l’immagine era di un altro animale e con la proboscide hanno ripetutamente compiuto movimenti per vedere se anche (...)

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> Lo specchio delle nostre (umane, troppo umane) brame continua a smentirci. ---- Scimpanzé, scimmie fisionomiste. Riconoscono i simili in fotografia

jeudi 2 octobre 2008


-  Test negli Usa : i primati sanno abbinare muso e glutei di esemplari che conoscono
-  La memoria si protrae nel tempo. Gli scienziati : "Fanno meglio di noi"

Scimpanzé, scimmie fisionomiste Riconoscono i simili in fotografia

di LUIGI BIGNAMI *

Gli scimpanzé portano con sé, impresso nel cervello, il ricordo di come sono fatti i propri familiari e anche alcuni conoscenti, una capacità che neppure gli uomini posseggono così elevata. Lo si è scoperto attraverso un esperimento che ha permesso di stabilire che i primati sono in grado di identificare con precisione individui con i quali sono venuti a contatto anche in tempi non prossimi, attraverso fotografie che mostrano separatamente la parte posteriore del corpo e le facce. Un’abilità che suggerisce che gli scimpanzé posseggono una rappresentazione mentale del corpo dei loro simili con cui vengono a contatto, e che tale immagine rimane indelebile nel loro cervello.

L’esperimento si è svolto mostrando agli scimpanzé natiche e facce di individui simili a loro. Le scimmie hanno mostrato notevoli capacità di "abbinare" le fotografie delle parti del corpo che appartenevano a medesimi individui, ma ciò succedeva solo nel caso in cui le natiche e le facce erano di scimpanzè conosciuti. "E’ noto che molti animali osservano parti del corpo di propri simili, come le zampe o le facce, e spesso ascoltano con attenzione la voce, ma in nessun esperimento si è potuto dimostrare che un animale è in grado di unire parti diverse appartenenti a medesimi individui. Mentre nel caso degli scimpanzé vi è una chiara evidenza della loro capacità di integrare parti differenti che appartengono ad un unico loro simile", ha spiegato Frans de Waal del Yerkes National Primate Research Center dell’Atlanta Emory University (Usa), il quale ha pubblicato la ricerca si Advanced Science Letters.

Esperimenti simili con gli uomini hanno dimostrato che la loro capacità di abbinare le parti posteriori del corpo con le facce di conoscenti non è così sviluppata come in queste scimmie. "E’ abbastanza ovvio che i vestiti interferiscono. Forse la capacità è superiore tra quelle tribù dove le singole persone vivono sempre nude o tra i nudisti", ha detto Waal.

"La ricerca ha dimostrato che questa particolare capacità di abbinamento è ancora più manifesta se appartengono ad un individuo della famiglia di sesso diverso rispetto a quello cui è stato sottoposto all’esperimento. "Per i maschi, questa abilità la si spiega facilmente, in quanto le femmine durante l’ovulazione tendono a gonfiarsi proprio nelle parti posteriori e questo fa si che i maschi rimangano fortemente attratti", ha detto Sarah Brosan, primatologa alla Georgia State University di Atlanta.

Una maestria, quella appena messa in luce, che si aggiunge alle molte altre che quasi portano a distinguere gli scimpanzè dal resto del regno animale e avvicinarli all’uomo per capacità e sensibilità. Di essi infatti, si sa che hanno un senso innato per insegnare ai propri simili, una "sensibilità" che li porta ad essere altruisti, oltre a possedere una capacità di linguaggio quasi unico nel regno animale, fino a rapportarsi con i computer con una velocità che è spesso superiore a quella di tante persone pur allenate ai giochi elettronici.

* la Repubblica, 2 ottobre 2008.


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