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Per il Logos - e il dialogo, quello vero ... oltre la vecchia "cattolica" alleanza costantiniana (Madre-Figlio)

UN NUOVO UMANESIMO?! Pensare l’ "edipo completo"(Freud), a partire dall’ "infanticidio"!!! La lezione di Melanie Klein rimeditata da Julia Kristeva, in un commento di Manuela Fraire - a c. di pfls

Per andare oltre la vecchia "cattolica" alleanza Madre-Figlio (e portare avanti il programma illuministico kantiano: diventare maggiorenni), è necessario (sia per l’uomo sia per la donna) non solo il "parricidio" ma anche il "matricidio".
mercoledì 8 novembre 2006 di Federico La Sala
Amare al cospetto della madre
«Génie féminin». Dopo Colette e Arendt, «Melanie Klein. La madre, la follia» di Julia Kristeva. Relazione d’oggetto. Il matricidio immaginario nella lettura di Kristeva del pensiero kleiniano
di Manuela Fraire (il manifesto, 29.10.2006)
Julia Kristeva, nel libro tratto da una serie di lezioni tenute all’Università Parigi VII (Melanie Klein. La madre, la follia, Donzelli, pp. 291, E 23,50) traccia un profilo inedito della grande psicoanalista centrato sulla (...)

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> UN NUOVO UMANESIMO?! Pensare l’ "edipo completo"(Freud) --- Cicli di vita e conflitti tra le generazioni. Siamo la terra dei nonni di Edipo (di Silvia Vegetti Finzi)

mercoledì 30 maggio 2012

Siamo la terra dei nonni di Edipo

Gli anziani sono il vero welfare dei giovani, ma ne inibiscono la crescita

di Silvia Vegetti Finzi (Corriere, 30.05.2012)

      • Cicli di vita e conflitti tra generazioni
        -  Pubblichiamo una sintesi della relazione sulla famiglia che Silvia Vegetti Finzi tiene al festival dell’Economia di Trento e Rovereto, che comincia domani e prosegue fino a domenica 3 giugno. «Cicli di vita e rapporti tra generazioni» è il tema di questa edizione, cui intervengono tre premi Nobel: Christopher Pissarides, Dale T. Mortensen e Eric S. Maskin. Partecipano inoltre altri protagonisti del mondo dell’economia come Barry Eichengreen, Olivia S. Mitchell, Thomas Piketty, George Soros, Adair Turner. Tra gli italiani intervengono i ministri Elsa Fornero e Corrado Clini, il segretario della Cgil Susanna Camusso, l’imprenditore Carlo De Benedetti, i magistrati Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino.
        -  Il festival è promosso dalla Provincia autonoma, dal Comune e dall’Università di Trento. Info www.festivaleconomia.it

È indubbio che la famiglia abbia subìto negli ultimi anni radicali trasformazioni per cui non si può più parlare di «famiglia» ma di «famiglie», tante sono le modalità di aggregazione con cui si configura la sfera privata. Da sempre la famiglia costituisce l’unico luogo in cui si incontrano tutte le generazioni, ma il modo con cui si posizionano e relazionano varia secondo i tempi e i luoghi.

Una variazione recente ha modificato la struttura interna della famiglia, indipendentemente dalla sua forma anagrafica. Mi riferisco alla posizione assunta negli ultimi decenni dai nonni, al fatto che, sulla scacchiera dei rapporti familiari, i genitori dei genitori occupino ora una casella centrale e determinante. I motivi di questo spostamento rinviano alla funzione di ammortizzatore sociale svolta dalla famiglia in questi anni di crisi.

Se l’Italia non ha sinora registrato la rovina economica e sociale in cui sono precipitate molte famiglie di altri Paesi, ad esempio gli Stati Uniti, dove le fasce più deboli del ceto medio, travolte dai debiti, hanno perso tutto, cadendo in condizioni di povertà estrema, è anche perché, da noi, la famiglia ha sopperito in buona parte alla drastica riduzione dei redditi e all’aumento della disoccupazione. La famiglia, con le sue reti informali di solidarietà, è stata il più efficace baluardo per contenere la crisi e proteggerci, almeno sinora, da un disastro epocale. Non si tratta però della famiglia in generale, ma di una particolare tipologia, quella composta da nonni, genitori e figli che sono contemporaneamente nipoti.

La configurazione tradizionale si è radicalmente modificata per la centralità assunta dai nonni. Nella famiglia tradizionale i nonni erano figure autorevoli e importanti, ma il loro ruolo era soprattutto simbolico. Non intervenivano nelle decisioni dei figli coniugati e non interferivano nell’educazione dei nipoti. Rappresentavano, per così dire, la stirpe, lo «stemma araldico» dal quale discendevano le identità individuali.

Tuttavia, nella tarda modernità, per i giovani disoccupati, è sempre più difficile trovare una risposta soddisfacente. I «lavoretti», parziali, precari, marginali, sottopagati non sono certo in grado garantire appartenenza e identità.

Nell’indifferenziato della società definita «liquida», ma che io direi piuttosto «vischiosa», i punti fermi sono altri: i genitori e, sempre più frequentemente, i nonni che, appartenendo alla «generazione fortunata», hanno fruito del posto fisso, di buone retribuzioni e sufficienti pensioni, che con i loro risparmi sono diventati proprietari della prima e talora della seconda abitazione.

Il nostro Paese, con quasi dodici milioni di persone sopra i 65 anni, è il più anziano d’Europa e uno di quelli dove molti vecchi vivono ancora in famiglia: il 30 per cento della popolazione over 65 convive con un figlio, contro la media europea del 20. Non parcheggiati come in un posteggio ma come membri attivi, partecipi e, spesso decisivi, soprattutto quando divengono nonni. La loro funzione è triplice: finanziaria, organizzativa e affettiva.

Per aiutare le famiglie più giovani, spesso in difficoltà, i nonni hanno devoluto, in questi ultimi anni, gran parte dei loro risparmi. Nella nostra incerta contemporaneità, i nonni costituiscono «punti fermi» affettivi per i figli e soprattutto per i nipoti.

Nonni importanti, quindi, ma protagonisti di una congiuntura che, secondo le previsioni, non potrà durare in eterno, destinata a finire quando la crisi economica, che si sta rivelando interminabile, avrà esaurito le loro risorse economiche e la loro disponibilità fisica e psichica verrà meno. Si profila all’orizzonte una nuova famiglia più europea, meno italiana, ma i nonni non so no destinati, come i dinosauri, a scomparire per una glaciazione epocale. Forse verrà meno il loro contributo economico, si ridurrà la disponibilità assistenziale, ma non credo scomparirà mai la generosa espressione del loro affetto e della loro solidarietà.

Vi sono consuetudini che non perderanno facilmente il senso che hanno ritrovato in questi anni. Recarsi periodicamente a trovare i nonni, festeggiare da loro il Natale, considerarli depositari della storia collettiva e di famiglia, nonché testimoni delle relative ricorrenze, ascoltare i loro ricordi, trarre, dalla discendenza delle generazioni, sentimenti di continuità e di appartenenza costituiscono efficaci antidoti alla dispersione e all’anonimia di una società che solo il prefisso «post» sembra definire. In questi difficili anni la famiglia, comunque costituita, rappresenta una grande, inestimabile risorsa, ma proprio il suo punto forte, il patrimonio «nonni», porta con sé alcune problematiche conseguenze.

Il loro indispensabile apporto, in termini finanziari, organizzativi e affettivi può provocare infatti nuove dipendenze. Effetti regressivi rispetto all’apertura che caratterizzava la famiglia degli anni 70 e 80. L’immaginazione che alimentava le utopie e le sperimentazioni di nuovi modi di vivere insieme sembra aver lasciato il posto a un immaginario omologato che recupera, anche nelle situazioni meno favorevoli, i valori tradizionali del matrimonio, dei rapporti di consanguineità, la proprietà dei figli e dei beni. Vanno in questo senso il desiderio di sposalizi celebrati con fasti tradizionali e il ricorso alla fecondazione artificiale da parte di persone sole che preferiscono avere un figlio con margini di consanguineità piuttosto che rivolgersi all’adozione e all’affido, valorizzati negli anni delle conquiste civili.

Per certi aspetti sembra che la crisi economica stia egemonizzando gli schemi concettuali con cui pensiamo la famiglia e, mentre la frammentazione sociale moltiplica le forme della parentela, l’immaginario ne ripropone una sola, quella edipica. Con la differenza che il posto del padre appare sovrastato da quello del nonno, garante del «nome» e della genealogia familiare.

Mentre i nonni esercitano, come abbiamo visto, forme di potere e di autorità, spesso ma non sempre avallate da personale autorevolezza, i figli, trovando il posto già occupato, stentano a raggiungere il vertice spettante al padre, finendo per attestarsi in un gradino intermedio tra l’essere figli e genitori. I bambini che crescono accanto a un papà tornato figlio, o a una mamma che ridiventa figlia, tendono a maturare precocemente, assumendo, nei loro confronti, atteggiamenti protettivi che invertono l’ordine delle generazioni. Vi sono aspetti positivi in questa inversione, come quando i ragazzi, nativi digitali, insegnano ai genitori e ai nonni l’uso del computer e di altri strumenti elettronici. Ma non sappiamo ancora cosa comportino, sulla lunga distanza, questi mutamenti nell’ordine delle generazioni.


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