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Democrazia in America ...

USA: ELEZIONI (e non solo). Jimmy CARTER scende in campo e "fa la predica" a George W. BUSH, con un libro: "I NOSTRI VALORI IN PERICOLO". Una recensione di Bernd Greiner, giornalista del "Die Zeit".

venerdì 3 novembre 2006 di Federico La Sala
[...] Carter mette a nudo con molta più determinazione di altri osservatori il nocciolo del conflitto. Non si tratta già di commistione fra politica e religione. Piuttosto gli evangelici, per amore della loro volontà di trovare spiegazioni, puntano alla sostanza della Costituzione repubblicana - in generale sulla divisione dei poteri e in particolare sull’indipendenza della giustizia [...]
Die Zeit, Hamburg, 26 ottobre 2006, n° 44
La democrazia lesa
L’ex presidente americano Jimmy Carter (...)

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> USA: ELEZIONI (e non solo). Jimmy CARTER scende in campo e "fa la predica" a George W. BUSH, con un libro: "I NOSTRI VALORI IN PERICOLO". Una recensione di Bernd Greiner, giornalista del "Die Zeit".

domenica 12 novembre 2006

Bush sconfitto, cade anche il falco Bolton *

È caduto sul campo un altro guerriero di prima linea dei neoconservatori di George Bush. John Bolton, ambasciatore all’Onu, celebre per aver sostenuto che i suoi interlocutori nel Palazzo di vetro potrebbero essere eliminati senza danno, dovrà andarsene entro il primo gennaio. Prometteva di demolire la burocrazia nelle organizzazioni internazionali ed è stato demolito. La nuova maggioranza democratica al Senato ha indicato che non approverebbe un nuovo mandato per lui. Il presidente tiene molto al suo uomo. Giovedì ha chiesto al Senato di ratificare la sua nomina entro l’anno, prima che si insedino i nuovi eletti e si cambino i ruoli tra maggioranza e opposizione. Il tentativo è fallito. Joe Biden, capogruppo democratico nella commissione esteri del Senato, ha annunciato l’intenzione di tirare in lungo il dibattito su Bolton fino a quando il suo partito non avrà il numero di seggi sufficienti per bocciarlo.

«Non vedo la ragione - ha spiegato il senatore Biden - per prendere in considerazione adesso nella commissione esteri la nomina dell’ambasciatore Bolton, visto che in ogni caso sarebbe respinta in aula». Ai democratici si è unito il senatore repubblicano moderato Lincoln Chafee, che a fine anno dovrà lasciare il seggio all’altro partito: «Alla fine del mio mandato - ha detto - non approfitterò certamente del tempo che mi resta per imporre una nomina contro la quale il popolo americano si è espresso con le elezioni».

L’impopolarità di Bolton è tale che il presidente Bush lo ha nominato ambasciatore nell’agosto 2005, durante le vacanze del Senato. Quando il Congresso non è operativo il presidente ha il potere di procedere a nomine di emergenza senza la ratifica che Bolton non avrebbe mai ottenuto. La nomina tuttavia scadrà automaticamente a fine anno. A gennaio si riunirà il Senato scelto il 7 novembre dagli elettori: il partito democratico avrà 51 seggi su 100.

In teoria, Bush potrebbe ancora ricorrere a una manovra disperata: rendere esecutiva per alti due anni la nomina di Bolton durante le vacanze di Natale. Il prezzo da pagare però sarebbe alto. La provocazione renderebbe impossibile ogni tentativo di collaborazione tra il governo e la maggioranza del congresso e darebbe un duro colpo alla credibilità nei confronti dell’Onu di un ambasciatore sfiduciato dagli elettori del suo paese.

John Bolton è famoso per le sue battute al vetriolo. Una volta ha detto: «Non esistono le Nazioni unite. Esiste una comunità internazionale che può essere guidata soltanto dall’unica superpotenza, gli Stati Uniti d’America».

Un’altra frase celebre è questa: «Il Palazzo di vetro ha 38 piani. Se crollassero gli ultimi dieci, dove sono gli uffici della segreteria generale, non farebbe la minima differenza». Nel 2003, John Bolton era stato rimosso dalla delegazione degli Stati Uniti nelle trattative a sei con la Corea del Nord. Aveva definito il capo di stato nordcoreano Kim Jong Il «un tiranno che ha reso la vita nel suo paese un incubo infernale». Il rappresentante della controparte aveva ricambiato la cortesia chiamandolo «rifiuto umano», ma il presidente Bush aveva apprezzato questo insolito diplomatico senza peli sulla lingua. Cercava proprio qualcuno come Bolton da mandare all’Onu. Qualcuno «in grado di fare il suo lavoro», cioè di spingere con tutto il peso degli Stati Uniti per la riforma di una istituzione che il partito di Bush considerava inefficiente e corrotta. Il congresso aveva già bloccato il versamento dei contributi all’Onu e i rapporti con il segretario generale Kofi Annan erano tesi.

A fine anno Annan se ne andrà e gli Stati Uniti dovranno convivere con il successore. Con il sacrificio di Bolton la nuova maggioranza ha avvertito Bush che anch’egli deve cambiare atteggiamento.

* www.unita.it, Pubblicato il: 11.11.06 Modificato il: 11.11.06 alle ore 15.13


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