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Per la nostra libertà e la nostra dignità

PER LA NOSTRA ITALIA, PER NAPOLI !!! Castellammare di Stabia ha lanciato una bella iniziativa, per gli studenti delle Superiori: leggere "Gomorra" di Saviano. "La Voce di Fiore" plaude e rilancia l’idea a tutti i Comuni e agli studenti di tutte le Regioni. E invita a leggere, con "Gomorra", anche il testo della canzone "CIENT’ANNE" di Mario Merola e Gigi D’Alessio, e la nostra "carta d’identità" - il testo della "sana e robusta" COSTITUZIONE scritta dai nostri "Padri" e dalle nostre "Madri"!!!

"Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani" (don Lorenzo Milani)
mercoledì 29 novembre 2006 di Federico La Sala
Napoli, Amato scopre l’evasione dall’obbligo scolastico
E intanto Castellammare di Stabia acquista 2.100 copie del libro Gomorra di Saviano da donare agli istituti di scuola superiore della città, dove saranno attivati laboratori didattici sul testo
di Antonella Palermo (Liberazione, 15.11.2006)
Napoli, nostro servizio - La Calabria come Napoli. Un patto per la Calabria sicura come il Patto per Napoli Sicura. E’ l’idea che si esporta fuori regione. Ma come va all’ombra del Vesuvio a dieci (...)

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> PER LA NOSTRA ITALIA, PER NAPOLI !!! Castellammare di Stabia --- I portatori ribelli portano il santo a omaggiare il boss (di Antonio Salvati)

venerdì 20 gennaio 2012

I portatori ribelli portano il santo a omaggiare il boss

di Antonio Salvati (La Stampa, 20 gennaio 2012)

Gli è bastato alzare un dito per bloccare la processione proprio sotto casa sua. Pochi istanti, il tempo di lanciare un bacio a San Catello, patrono di Castellammare di Stabia. Con la stessa mano, poi, ha ordinato al corteo di muoversi ringraziando con un cenno chi gli aveva tributato quell’omaggio.

Eccolo lì, malfermo ma in piedi sul balcone. Renato Raffone, 78 anni, consuocero del defunto padrino Michele D’Alessandro, guarda quel fiume di persone proseguire e nota, con la coda dell’occhio, il sindaco della città, l’ex pm dell’Antimafia Luigi Bobbio, sfilarsi la fascia tricolore, ammainare il gonfalone e abbandonare la processione. Esattamente come un anno fa.

La tradizione vuole, spiegano i portatori del patrono, che la statua di San Catello, all’uscita dello stabilimento della Fincantieri, sosti per alcuni minuti davanti alla cappella di Santa Fara, nel quartiere antico dell’Acqua della Madonna. Ma quella cappella si trova proprio sotto il balcone di Raffone e la stessa chiesetta è luogo di culto di cui si cura personalmente la famiglia del boss. «La cosa era preordinata - ha detto il sindaco - la città e la Chiesa non possono continuare a restare ostaggi di questa cultura che prevede la sottomissione ad un boss. E per questo chiedo una verifica sui portatori che si sono di fatto “impossessati” della statua anche violando le disposizioni del vescovo».

Eppure un tentativo per evitare tutto questo era stato fatto. Bobbio aveva chiesto alle forze dell’ordine e alla Curia la convocazione di una riunione «allo scopo di concordare ogni idonea iniziativa volta a disciplinare lo svolgimento della processione». Inoltre era stato chiesto un elenco completo dei portatori della statua e dei componenti dell’eventuale comitato organizzatore della processione, proprio per «effettuare le necessarie verifiche». Richieste che avevano provocato la piccata replica della Curia che aveva accusato il sindaco di soffiare sul fuoco di una «polemica infondata» pur dicendosi disponibili «a collaborare con tutte le istituzioni presenti sul territorio, per cercare il vero bene della città».

Sarà, ma la sosta del santo sotto casa del boss c’è stata. L’arcivescovo, monsignor Felice Cece, non si è accorto di quanto stava accadendo visto che era in testa al corteo. «Nessuna intenzione di mancare di rispetto al santo o al vescovo, che stimo profondamente - ha detto Bobbio -. La procedura, dopo l’incontro che avevamo avuto in Curia nei giorni scorsi, era ben chiara, ai portatori monsignor Cece aveva dato istruzioni di non fermarsi. Ora, - conclude - gli chiederò al più presto un incontro perché si possa insieme risolvere il problema».

Così mentre il vescovo, prima che la statua ritornasse in cattedrale, chiedeva dal sagrato di ringraziare proprio i portatori che dimostrano la loro fede portando a spalla il santo, Bobbio si avviava in Comune, insultato da non meglio identificati «fedeli». C’è pure chi gli ha urlato: «Non sei neanche stabiese». Non un devoto, visto che San Catello è proprio il patrono dei forestieri.


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