Poster un message

En réponse à :
Chi siamo noi, in realtà ?! Chi educa chi ?!

ITALIA. PAESE IMPAZZITO : BULLISMO ... GENERALE E DI STATO. Una questione antropologica e "teologico-politica" !!! Collodi (e Calvino ce lo ha ben detto e ripetuto !!!) aveva già gettato l’allarme : "la bulimia esistenziale nel Paese dei Balocchi" (Michele Serra) trasforma in "asino" (oggi, in "toro" -"bull") e non è dei "Pinocchio", ma degli adulti ... e di "Geppetto" e "Maria", che non sanno ancora "come nascono i bambini"(Freud) ... e "come si diventa ciò che si è" (Nietzsche) !!!

"C’era una volta. - Un re ! - diranno subito i miei piccoli lettori. - No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno" !!!
dimanche 19 novembre 2006 par Federico La Sala
[...] Ognuno di noi sperimenta su se stesso, e più ancora sui figli, se ne ha, l’enorme difficoltà di introdurre, in questo meccanismo rotto, un calmiere, un contrappeso etico. Se l’aggressività dei minori ci spaventa più di quanto è fisiologico, questo dipende, io credo, dal fatto che la paura si manifesta per causa loro, ma non è paura di loro : è la paura - profondissima - di avere perduto in gran parte gli strumenti per affrontarla. E’ la paura di avere reso inarticolato il linguaggio (...)

En réponse à :

> PAESE IMPAZZITO : "BULL"-ISMO ... GENERALE E DI STATO. Una questione antropologica e "teologico-politica" !!! Collodi (e Calvino ce lo ha ben detto e ripetuto !!!) aveva già gettato l’allarme : "la bulimia esistenziale nel Paese dei Balocchi" (Michele Serra) trasforma in "asino" (oggi, in "toro" -"bull") e non è dei "Pinocchio", ma degli adulti ... e di "Geppetto" e "Maria", che non sanno più "come nascono i bambini"(Freud) ... e "come si diventa ciò che si è" (Nietzsche) !!! "COGLIONI", DAVVERO !!!

jeudi 30 novembre 2006

Liberare i talenti dai parenti

Per oltre la metà degli italiani più dei meriti contano le relazioni. Potremo ridare slancio e fiducia soltanto togliendoci di dosso la camicia di lobbies e nepotismi

di MICHELE AINIS (La Stampa, 30.11.2006)

L’ultimo rapporto Censis sulla mobilità sociale attesta che per il 61% degli italiani risorse economiche e relazioni personali contano più del merito, se vuoi farti largo nella vita. E che solo il 2% reputa influenti i grandi tecnici e gli esperti, a riprova di quanto poco credito circondi il talento individuale. Nel frattempo la domanda di servizi notarili è cresciuta del 21,4% fra il 1995 e il 2005, ma i notai sono aumentati solo del 4,5%. La spesa per i farmaci è lievitata del 92,1%, mentre le nuove farmacie sono appena il 7,8%. Ordini e collegi fanno il pieno, e fanno il pieno per lo più di famuli e parenti (+59% di avvocati, +79% d’architetti, +84% di psicologi). E in conclusione l’Italia è il quinto paese regolamentato al mondo, stando al dato diffuso lo scorso 8 novembre dalla Roland Berger ; mentre sul fronte delle professioni, rispetto agli standard europei sulla concorrenza, siamo penultimi dopo la Grecia.

Rompere la regola della cooptazione

Per recidere questo nodo gordiano l’esecutivo Prodi ha avviato un processo di liberalizzazioni. Ma la concorrenza esterna è soltanto un corno del problema. Non basta moltiplicare le licenze per essere davvero certi che gli ultimi venuti siano anche i più qualificati sul mercato. È inoltre necessario infrangere un tabù, rompere la regola ferrea dell’autogoverno e della cooptazione che protegge i nostri troppi ceti, i nostri corpi separati.

Se gli stipendi dei politici vengono decisi dai politici, se le sanzioni disciplinari ai magistrati sono erogate dagli stessi magistrati, se le cattedre universitarie formano un monopolio inespugnabile dei professori in cattedra, se i giornalisti sono reclutati dagli stessi giornalisti, allora non c’è affatto da stupirsi quando vince l’arroccamento, il nepotismo, il privilegio. Nessun sistema è capace di correggersi da sé. Nessuno storpio può drizzarsi in piedi senza l’aiuto d’un chirurgo.

Questo fenomeno perverso si consuma sotto un doppio schermo concettuale. In primo luogo attraverso una malintesa applicazione del principio di autonomia, che peraltro in molti casi è rivestito di dignità costituzionale. In secondo luogo attraverso il ruolo degli esperti, anzi del « denigrato personaggio dell’esperto », per usare un’espressione di Theodor W. Adorno. Chi altri infatti potrà mai selezionare medici e ingegneri se non chi abbia già in tasca i ferri del mestiere ? Tuttavia l’esperto può ben vestire i panni del collega in pensione, del docente straniero, dell’arbitro terzo. E d’altra parte l’autonomia senza controlli e contrappesi degenera in separatezza, la separatezza in irresponsabilità, l’irresponsabilità in arbitrio.

Tra clan e familismo amorale

Ecco perché dobbiamo toglierci di dosso questa camicia di gesso. Per riuscirci bisogna sconfiggere il familismo amorale di cui ha parlato Banfield, l’idea che non esista spazio etico né interesse generale all’infuori del clan. Una rivoluzione culturale, ma innanzitutto normativa, se si tagliano le unghie degli ordini professionali, delle camarille, delle lobbies attraverso una legge che ne regoli la vita associativa. Certo non sarà semplice espellere accademici e notabili dalle rispettive commissioni di concorso, o convincere i bancari a rinunziare al posto per il figlio garantito da statuto. Ma quest’onnipotenza del gruppo a tutto scapito dei singoli individui ci toglie slancio, fiducia, dinamismo. Sicché la prossima frontiera è una liberalizzazione a costo zero : la liberalizzazione dei talenti.


Ce forum est modéré à priori : votre contribution n'apparaîtra qu'après avoir été validée par un administrateur du site.

Titre :

Texte de votre message :
(Pour créer des paragraphes, laissez simplement des lignes vides.)

Lien hypertexte (optionnel)
(Si votre message se réfère à un article publié sur le Web, ou à une page fournissant plus d'informations, veuillez indiquer ci-après le titre de la page et son adresse URL.)
Titre :

URL :

Qui êtes-vous ? (optionnel)
Votre nom (ou pseudonyme) :

Votre adresse email :