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Chi siamo noi, in realtà ?! Chi educa chi ?!

ITALIA. PAESE IMPAZZITO : BULLISMO ... GENERALE E DI STATO. Una questione antropologica e "teologico-politica" !!! Collodi (e Calvino ce lo ha ben detto e ripetuto !!!) aveva già gettato l’allarme : "la bulimia esistenziale nel Paese dei Balocchi" (Michele Serra) trasforma in "asino" (oggi, in "toro" -"bull") e non è dei "Pinocchio", ma degli adulti ... e di "Geppetto" e "Maria", che non sanno ancora "come nascono i bambini"(Freud) ... e "come si diventa ciò che si è" (Nietzsche) !!!

"C’era una volta. - Un re ! - diranno subito i miei piccoli lettori. - No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno" !!!
dimanche 19 novembre 2006 par Federico La Sala
[...] Ognuno di noi sperimenta su se stesso, e più ancora sui figli, se ne ha, l’enorme difficoltà di introdurre, in questo meccanismo rotto, un calmiere, un contrappeso etico. Se l’aggressività dei minori ci spaventa più di quanto è fisiologico, questo dipende, io credo, dal fatto che la paura si manifesta per causa loro, ma non è paura di loro : è la paura - profondissima - di avere perduto in gran parte gli strumenti per affrontarla. E’ la paura di avere reso inarticolato il linguaggio (...)

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> PAESE IMPAZZITO : "BULL"-ISMO ... GENERALE E DI STATO. Una questione antropologica e "teologico-politica" !!! Collodi (e Calvino ce lo ha ben detto e ripetuto !!!) aveva già gettato l’allarme : "la bulimia esistenziale nel Paese dei Balocchi" (Michele Serra) trasforma in "asino" (oggi, in "toro" -"bull") e non è dei "Pinocchio", ma degli adulti ... e di "Geppetto" e "Maria", che non sanno più "come nascono i bambini"(Freud) ... e "come si diventa ciò che si è" (Nietzsche) !!! "COGLIONI", DAVVERO !!!

dimanche 3 décembre 2006

Se non volete chiamarli mele marce

di LORENZO MONDO *

Ha tenuto campo a Torino il fenomeno del « bullismo » scolastico. E’ la storia del disabile malmenato da alcuni compagni di scuola, che hanno coscienziosamente filmato la loro prodezza, divulgandola su Internet a beneficio di quanti si dilettano di simili spettacoli. Negli stessi giorni emergeva il caso di un altro ragazzo, picchiato selvaggiamente da tre studenti che gli avevano ridotto il volto a una maschera di sangue. Gli episodi sono stati stigmatizzati da tutti, con attestati di solidarietà per le vittime che sembravano tuttavia sbrigativi, rispetto all’ardore profuso per evitare conseguenze troppo severe per i teppisti.

Quel dettaglio apparentemente marginale

Non sto a discutere se sospensioni e radiazioni dalla scuola siano i provvedimenti più giusti da emettere a loro carico, se sia opportuna l’intenzione del ministro Fioroni di costituirsi parte civile contro i persecutori del ragazzo disabile. Mi interessa piuttosto un dettaglio apparentemente marginale che riguarda i professori dell’istituto interessato. Hanno protestato contro il ministro, perché si è permesso di definire « carogne » e « mele marce » gli allievi incriminati, « invece di farsi carico delle difficoltà in cui il mondo della scuola opera anche a causa delle disastrose politiche scolastiche ». Mi sfugge la connessione fra le politiche scolastiche largamente intese e la vicenda. E quanto al linguaggio usato da Fioroni non mi sembra così scandaloso e degno di riprovazione. Sono espressioni non forbite, magari scappategli di bocca sotto la spinta dell’emozione, tali comunque da non turbare i discepoli, abituati a un linguaggio ben altrimenti disinibito. Mi aspetterei semmai, dai professori in vena di petrarchismi, che proponessero sinonimi più accettabili rispetto a quei comportamenti. Coraggio, la gara è aperta. Purché non si parli di ragazzacci, di bulletti sventati, che trasgrediscono le regole per incontrollata esuberanza, malsano spirito di gruppo, imitazione di certi modelli. Meglio allora l’eventuale scossone provocato da « carogne » e « mele marce » che, oltre a evocare come deterrente il rischio di isolamento dal consorzio civile, hanno il merito di non allargare indiscriminatamente la colpa delle malefatte.

Non è vero che siamo tutti responsabili

Certo bisogna evitare che l’inadeguatezza del linguaggio si traduca in confusione di concetti e in lassismo morale. Nell’occasione, abbiamo sentito fior di educatori sostenere che siamo tutti responsabili di questi eventi. Chi crede nella responsabilità dell’individuo (quando la sua coscienza non sia appannata da inumane condizioni di vita) stenterà a riconoscersi in un generalizzato mea culpa che diventa una generale assoluzione. Chi non si è sottratto al suo compito di educatore e con molti sacrifici, sia pure con l’aiuto della fortuna, è riuscito a traghettare i figli oltre le secche della droga, della vita violenta, del disprezzo per l’uomo ; chi ha pagato fino all’ultimo centesimo le tasse, che dovrebbero anche servire alla creazione di buone scuole e buoni cittadini, non sa come « farsi carico » di certe azioni. Ritiene, quanto meno, che non siamo tutti responsabili alla stessa maniera. Adesso, per i devianti, si parla di particolari percorsi educativi nell’ambito scolastico. Poveri noi, illusi che servissero alla bisogna anche una lezione sull’Iliade o sui totalitarismi del Novecento. Ci riflettano gli insegnanti, anziché perdere tempo, in presenza di fatti così gravi, sulle intemperanze verbali di un ministro.

* La Stampa, 03.12.2006


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