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Per la pace delle fedi !!!

"NATIVITY": E’ "NATALE"!!! L’ "EPIFANIA": IL "PRESEPE", "GESU’", E I "RE MAGI"!!! IL BUON-MESSAGGIO, I FILOSOFI E LA "FIABA" ... DI PINOCCHIO!!! Due "atei" a confronto: il cattolico Maurizio Schoepflin risponde a una "fortissima" provocazione di Maurizio Ferraris. Con GIOACCHINO, vincono PIRANDELLO e FREUD !!!

LA "SACRA FAMIGLIA" DELLA GERARCHIA CATTOLICO-ROMANA E’ ZOPPA E CIECA: IL FIGLIO HA PRESO IL POSTO DEL PADRE DI GESU’ E DEL "PADRE NOSTRO" ... E CONTINUA A "GIRARE" IL SUO FILM PREFERITO, "IL PADRINO".
venerdì 5 gennaio 2007 di Federico La Sala
[...] Se è vero, come è vero, che "costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli" e alle proprie figlie; e, ancora, se è vero, come è vero, che "il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme”, e, che “San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel (...)

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> IL "PRESEPE", "GESù", E I "RE MAGI"!!! --- NATALE E LA SCUOLA. Mettiamoci in cammino sulla strada di una pedagogia transculturale (di Alain Goussot)

giovedì 17 dicembre 2015


Per una pedagogia transculturale

di Alain Goussot (Comune-info, 17 dicembre 2015)

Nelle ultime settimane si parla molto delle vicende che riguardano la presenza o meno del Presepe nelle scuole per Natale con fronti contrapposti, tradizionalisti e laici ; fronti anche falsi poiché la questione è mal posta in partenza. Si parte da impliciti erronei: da una parte è come se le tradizioni che sono varie e anche vissute fossero per definizione opposte all’apertura e al riconoscimento delle differenze, dall’altra parte è come se il pluralismo culturale fosse per definizione contrario alle tradizioni.

Pensiamo che queste due posizioni siano false culturalmente e anche pedagogicamente. Sono posizioni che tendono ad escludere, a sottrarre: per i tradizionalisti le culture diverse, per i laici pluralisti le tradizioni considerate come problematiche.

In realtà sul piano pedagogico ma anche su quello dei vissuti, stiamo parlando dei bambini e delle loro famiglie, le cose sono molto più complesse e anche viste, per fortuna, con maggiore buon senso. Anzi bisognerebbe ritornare a una pedagogia del buon senso, come la chiamava Célestin Freinet, il fondatore dell’approccio cooperativo in educazione. La questione non è di non fare il presepe insieme in classe oppure di non fare l’albero di Natale (ci si potrebbe chiedere perché l’albero sì e il presepe no?); la questione non è di escludere il presepe dalle aule perché potrebbe offendere la sensibilità di chi non è cattolico, personalmente non lo sono ma dubito fortemente che questo offenda i bambini presenti che provengono da diversi orizzonti culturali e familiari, quindi anche religiosi. In realtà se lo si vive come una costruzione comune, un gioco, un momento di festa e di convivialità, di curiosità, nessuno si sente offeso.

Ma per essere veramente inclusivo sul piano pedagogico bisogna anche festeggiare il Ramadan con i bambini musulmani e la festa ebraica con quegli ebrei presenti, oppure anche buddista e induista se necessario, trasformare tutti quei momenti come momenti d’incontro, di conoscenza e anche di convivialità poiché le emozioni positive che creano comunione e prossimità nel rispetto delle specificità di ognuno possono diventare delle mediazioni costruttive per crescere insieme e imparare a stare insieme nel rispetto della varietà culturale che forma la società.

Il laicismo che vorrebbe sottrarre finisce per fare della scuola un mondo ascetico, senza anima, senza vita, e soprattutto non rispecchiando la realtà socio-culturale, la sua logica è, purtroppo, quella di una nuova religione o cultura che esclude le altre.

Come affermava il grande pedagogista italiano Raffaele Laporta occorre rispecchiare pedagogicamente la pluralità dei mondi presenti nella società, la laicità è additiva e non sottrattiva, pluralista e non monoculturale, aperta a tutti e non chiusa a tutti in nome di una norma laica decisa da non si sa chi. Importante è il vissuto comune dei bambini, le loro percezioni e quella delle loro famiglie.

Quindi apriamo e non chiudiamo: facciamo il presepe a Natale, mettiamo insieme l’albero, mangiamo i pasticcini e leggiamo un racconto del Corano durante il Ramadan, festeggiamo la festa ebraica, oppure le feste cinesi e quelle civili, come quella del 25 Aprile: la logica dell’arricchimento e dell’accoglienza di tutti e di tutte è il terreno sul quale si costruisce le condizioni dell’educazione all’alterità, alla varietà e al meticciato. Mettiamoci in cammino sulla strada di una pedagogia transculturale che fa emergere al di là delle differenze il nostro fondo comune.

* Alain Goussot è docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna. Pedagogista, educatore, filosofo e storico, collaboratore di diverse riviste, attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etico-politica, privilegia un approccio interdisciplinare (pedagogia, sociologia, antropologia, psicologia e storia). Il suo ultimo libro è L’Educazione Nuova per una scuola inclusiva (Edizioni del Rosone)


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