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Astro-nomia : Scienza e tecnologia...

ANTIKYTHERA : CHIARITI I MISTERI. ERA UNA "MACCHINA" PER SEGUIRE LA "NAVIGAZIONE" DEL SOLE E DELLA LUNA NELL’"OCEANO COSMICO".

(...) per l’epoca può essere definito un vero e proprio computer (...) dimostra "lo straordinario potenziale tecnologico dei greci, perso con l’impero romano".
vendredi 1er décembre 2006 par Federico La Sala
[...] Per decenni il meccanismo è stato attentamente studiato, ma solo oggi i ricercatori sono in grado di stabilirne con esattezza funzioni e pregio tecnologico. Svelando, per esempio, la questione dei due display, uno anteriore, l’altro posteriore presenti su Antikythera.
Grazie ai raggi X e ad una Tac tridimensionale si è arrivati a leggere le iscrizioni che compaiono sul meccanismo e a decifrare il funzionamento dei display [...]

Uno (...)

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> Antikythera : chiariti i misteri. ERA UNA "MACCHINA" PER SEGUIRE LA "NAVIGAZIONE" DEL SOLE E DELLA LUNA NELL’"OCEANO COSMICO".

dimanche 3 décembre 2006

Meccanismo di Antikythera

Il meccanismo di Antikythera (noto anche come macchina di Anticitera) è il più antico calcolatore meccanico di cui la storia abbia memoria. Si tratta di un complesso planetario, mosso da ruote dentate, che serviva per calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei 5 pianeti allora conosciuti, gli equinozi, i mesi e i giorni della settimana.

-  1 La scoperta
-  2 Le prime analisi
-  3 Riflessioni
-  4 La funzione e il funzionamento
-  5 Un meccanismo d’epoca
-  [...]

La scoperta

Il meccanismo fu ritrovato nel 1900 grazie alla segnalazione di un gruppo di pescatori di spugne che, persa la rotta a causa di una tempesta, erano stati costretti a rifugiarsi sull’isoletta rocciosa di Antikythira (Andikithira o, secondo la grafia inglese, Antikythera), situata a nord-est di Creta.

Al largo dell’isola, alla profondità di circa 43 metri, scoprirono il relitto di un’enorme nave affondata, risalente all’87 a.C. e adibita al trasporto di statue in bronzo e marmo.

Le prime analisi

Il 17 maggio 1902 l’archeologo Spyridon Stais, esaminando i reperti recuperati dal relitto, notò che un blocco di pietra aveva un ingranaggio inglobato all’interno. Con un più approfondito esame si scoprì che quella che era sembrata inizialmente una pietra era in realtà un meccanismo fortemente incrostato e corroso, di cui erano sopravvissute tre parti principali e decine di frammenti minori.

Si trattava di un’intera serie di ruote dentate, ricoperte di scritte, facenti parte di un elaborato meccanismo ad orologeria.

La macchina era delle dimensioni di circa 30 cm per 15 cm, dello spessore di un libro, costruita in bronzo e originariamente montata in una cornice in legno. Era ricoperta da oltre 2.000 caratteri di scrittura, dei quali circa il 95% è stato decifrato (il testo completo dell’iscrizione non è ancora stato pubblicato).

Il meccanismo è attualmente esposto nella collezione di bronzi del Museo archeologico nazionale di Atene, assieme alla sua ricostruzione.

Riflessioni

Alcuni archeologi sostennero che il meccanismo era troppo complesso per appartenere al relitto ed alcuni esperti dissero che i resti del meccanismo potevano essere fatti risalire ad un planetario o a un astrolabio. Le polemiche si susseguirono per lungo tempo ma la questione rimase irrisolta.

Solo nel 1951 i dubbi sul misterioso meccanismo cominciarono ad essere svelati. Quell’anno infatti il professor Derek Price cominciò a studiare il congegno, esaminando minuziosamente ogni ruota ed ogni pezzo e riuscendo, dopo circa vent’anni di ricerca, a scoprirne il funzionamento originario.

La funzione e il funzionamento

Il meccanismo risultò essere un antichissimo calcolatore per il calendario solare e lunare, le cui ruote dentate potevano riprodurre il rapporto di 254:19 necessario a ricostruire il moto della Luna in rapporto al Sole (la Luna compie 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari).

L’estrema complessità del congegno era inoltre dovuta al fatto che tale rapporto veniva riprodotto tramite l’utilizzo di una ventina di ruote dentate e di un differenziale, un meccanismo che permetteva di ottenere una rotazione di velocità pari alla somma o alla differenza di due rotazioni date. Il suo scopo era quello di mostrare, oltre ai mesi lunari siderali, anche le lunazioni, ottenute dalla sottrazione del moto solare al moto lunare siderale.

Sulla base della sua ricerca, Price concluse che, contrariamente a quanto si era creduto in precedenza, in Grecia intorno all’epoca di Cristo esisteva effettivamente una tradizione di alta tecnologia.

Un meccanismo d’epoca

Il meccanismo di Antikythera, nonostante non trovi pari sino alla realizzazione dei primi calendari meccanici successivi al 1050 d.C., rimane comunque perfettamente integrato nelle conoscenze del periodo tardo ellenistico : vi sono rappresentati solo i cinque pianeti visibili ad occhio nudo ed il materiale usato è un metallo facilmente lavorabile.

Ad Alessandria d’Egitto infatti durante l’ellenismo operarono molti studiosi che si dedicarono anche ad aspetti tecnologici realizzando macchine come quella a vapore di Erone. A Siracusa inoltre già dal 213 a.C. Cicerone cita la presenza di una macchina circolare costruita da Archimede con la quale si rappresentavano i movimenti del Sole, dei pianeti e della Luna, nonché delle sue fasi e delle eclissi. Tuttavia l’unicità del meccanismo di Antikytera risiede nel fatto che è l’unico congegno progettato in quel periodo arrivato sino ai giorni nostri e non rimasto nel limbo delle semplici "curiosità".

Il meccanismo di Antikythera è a volte citato tra i casi di OOPArt (Out of place artifacts), i cosiddetti manufatti "fuori dal tempo".

* Fonte : Wikipedia, l’enciclopedia libera [ripresa parziale della voce : "Meccanismo di Antikythera", fls].


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