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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> Lettera a ---- La Palestina accederà alla Corte Penale Internazionale (di Franco Uda)

martedì 20 gennaio 2015

La Palestina accederà alla Corte Penale Internazionale

di Franco Uda *

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha annunciato che la Palestina accederà alla Corte penale internazionale il 1 aprile. La mossa permetterà ai palestinesi di perseguire accuse di crimini di guerra contro Israele. Fin qui la notizia. Ma per capire bene strategia e possibili conseguenze bisogna fare qualche passo indietro. La strategia palestinese si pone due obiettivi. In primo luogo ottenere il riconoscimento formale di uno stato palestinese all’interno delle frontiere precedenti all’occupazione israeliana del 1967, forti del rafforzamento istituzionale e amministrativo dell’Anp ottenuti da Abu Mazen negli ultimi anni. Il secondo punto consiste nel raggiungimento dello status di paese membro delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di godere appieno delle prerogative garantite dal diritto internazionale e dallo Statuto delle Nazioni Unite.

Sul fronte della diplomazia internazionale, un importante avanzamento è stato raggiunto nel 2012, quando l’Assemblea generale dell’Onu ha promosso la Palestina a ‘stato osservatore non membro’. Si trattò soprattutto di un passaggio simbolico che i palestinesi hanno cominciato a voler tradurre in una azione politica per mettere sotto pressione Israele: il 31 dicembre del 2014 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha respinto la risoluzione che chiedeva la fine dell’occupazione israeliana in Palestina; il giorno dopo il presidente dell’Anp ha firmato lo Statuto di Roma, ovvero il documento fondativo della Corte Penale Internazionale (ICC).

Attualmente né la Palestina né Israele fanno parte dell’ICC, che quindi non può perseguire crimini di guerra avvenuti nei due paesi per mancanza di giurisdizione. Se la Palestina riuscisse ad aderire alla ICC, potrebbe denunciare i crimini di guerra avvenuti sul suo territorio. In caso di condanna di uno o più cittadini israeliani, questi rischierebbero l’arresto se viaggiassero in paesi che aderiscono alla ICC.

L’intenzione di Abu Mazen è di raggiungere così quatto obiettivi: identificare come colpevoli di ‘crimini di guerra’ singoli militari israeliani per estendere la condanna ai loro superiori e quindi ai leader politici; ottenere delle sanzioni internazionali contro i ‘colpevoli’; innescare un domino di conseguenze politiche in Israele capace di paralizzare le attività militari in Cisgiordania; delegittimare Israele, trasformandolo in Stato responsabile di una sistematica violazione della legge internazionale.

Tale strategia può tuttavia innescare una serie di reazioni dagli effetti imprevedibili. Israele infatti ha già annunciato tre passi: la denuncia dell’Autorità palestinese allo stesso ICC per ‘crimini di guerra’ in quanto complice di ‘atti di terrorismo’ avendo siglato un patto di governo con Hamas; la denuncia di Abu Mazen per complicità nell’uccisione di cittadini israelo-americani da parte di Hamas; un’inchiesta interna delle forze armate per individuare gli eventuali responsabili di possibili errori commessi durante le operazioni a Gaza.

Ciò significa che nei prossimi mesi israeliani e palestinesi potrebbero trovarsi impegnati in una battaglia legale a tutto campo puntando a delegittimarsi a vicenda. Inoltre il blocco delle rimesse fiscali palestinesi da parte di Israele - 125 milioni di dollari - potrebbe essere seguita da più dure sanzioni del Congresso Usa con il conseguente collasso finanziario dell’Autorità palestinese. È uno scenario che, sovrapponendosi alle elezioni politiche israeliane del 17 marzo, preannuncia un pericoloso showdown in primavera.

*

ArciReport, 15 gennaio 2015


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