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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> A VITTORIO ARRIGONI. --- FUNERALI DI STATO A GAZA. Lacrime e bandiere Gaza dà l’ultimo saluto a Vittorio «l’amico italiano». Stasera la camera ardente al Cairo, poi la salma rientrerà in Italia per i funerali nel paese di Bulciago, in Brianza.

martedì 19 aprile 2011

Lacrime e bandiere Gaza dà l’ultimo saluto a Vittorio «l’amico italiano»

Poche centinaia di ragazzi palestinesi con bandiere e slogan per l’ultimo saluto a Vittori Arrigoni a Gaza. Stasera la camera ardente al Cairo, poi la salma rientrerà in Italia per i funerali nel paese di Bulciago, in Brianza.

di U.D.G. (l’Unità, 19.04.2011)

Una bara di compensato coperta da una bandiera italiana e una palestinese, gli slogan, e il pianto degli amici, onori funebri solenni, ma non di massa. Si è consumato così, ieri, l’ultimo viaggio di Vittorio Arrigoni nella Striscia di Gaza: lembo estremo di terra palestinese nel quale il volontario italiano aveva scelto di vivere, in nome dell’adesione senza riserve alla causa di un popolo, e dove per tragico paradosso ha incontrato alla fine, a 36 anni, un’atroce morte per strangolamento.

Una morte che le indagini sembrano ricondurre alla mano di una cellula di ultra integralisti salafiti collocati su posizioni ancor più radicali di Hamas (il movimento islamico al potere nella Striscia): su tre dei quali pende adesso una taglia. Sviluppo rimasto sullo sfondo del corteo che ha seguito l’addio a Vik, come amava farsi chiamare. Alcune centinaia di persone in tutto, radunatesi dal mattino dinanzi all’ospedale di Shifa a Gaza City, da dove il feretro è uscito a metà giornata portato a spalla da due file di poliziotti con i baschi rossi. E da dove, cosparso di petali, è stato poi caricato su un’ambulanza (una di quelle su cui Arrigoni accompagnava i feriti durante l’offensiva israeliana “Piombo Fuso”) diretta con una coda di torpedoni e vetture private verso il valico di Rafah, al confine egiziano.

Il percorso si completerà con l’arrivo al Cairo (dove per oggi è stata allestita una camera ardente), con il volo verso Milano e quindi con i funerali di Bulciago, il comune in provincia di Lecco da cui Vik era partito e dove, nella doppia veste di sindaco e madre, Egidia Beretta lo accoglierà.

Per i funerali la madre ha chiesto agli amici e sostenitori di Vittorio di non mandare fiori ma casomai donazioni al conto a lei intestato presso la filiale di Bulciago della Banca popolare di Bergamo (Iban IT16Y0542851000000000000791 ). La famiglia valuterà in seguito a chi destinare i fondi raccolti. A Gaza gli attivisti dei diritti umani amici di Arrigoni hanno deciso di varare una lancia per il monitoraggio dei diritti per la spiaggia di Gaza. La barca, che proseguirà l’impegno di Vik a favore dei pescherecci gazawi sarà battezzata, come lui voleva, «Oliva».


Arrigoni, funerali di Stato a Gaza

L’attivista italiano, dichiarato “martire”, è stato trasferito in Egitto

di Aldo Baquis (La Stampa, 19.04.2011)

Con una cerimonia solenne al valico di Rafah (fra Gaza e l’Egitto) la popolazione della Striscia e i dirigenti dell’esecutivo di Hamas hanno salutato ieri Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso venerdì da una cellula di integralisti islamici che con il suo sequestro speravano di liberare un loro dirigente recluso da febbraio in una prigione di Gaza.

Trovatosi in condizioni di difficoltà per l’aperta sfida dei terroristi salafiti, Hamas ha qualificato Arrigoni come «un martire della causa» e ha presentato alla stampa locale come «funerali di Stato» la cerimonia di commiato a Rafah. Nella tarda mattinata il feretro dell’attivista è stato infine issato in spalla da otto uomini di Hamas in alta uniforme ed è uscito dall’ospedale Shifa, avvolto per metà in un vessillo palestinese e per metà in una bandiera italiana. Da ore, sotto il sole, lo attendevano centinaia di amici, sostenitori nonché funzionari ufficiali e rappresentanti di istituzioni locali. Alcuni esponevano immagini di Arrigoni al suo arrivo a Gaza nel 2008 con la flottiglia umanitaria «Free Gaza», mentre altri hanno urlato a gran voce: «Fuori i terroristi da Gaza».

Il corteo funebre, guidato dal viceministro degli Esteri di Hamas Ghazi Hammad, ha lentamente percorso poi i 30 chilometri di tragitto fino al valico di Rafah. La decisione di trasferire la salma via Egitto è stata presa dai familiari della vittima, alla luce della forte animosità che Arrigoni provava verso Israele. Al valico i dirigenti di Hamas hanno reso ancora una volta omaggio alla figura del volontario, hanno espresso condoglianze alla famiglia e al popolo italiano e hanno assicurato che condurranno una lotta serrata per catturare chiunque abbia partecipato al sequestro e alla uccisione. La salma tornerà in Italia domani, da stabilire la data delle esequie a Bulciago, il paese della famiglia in provincia di Lecco.

Il «ricercato numero uno», conferma adesso la direzione di Hamas, è un jihadista giordano penetrato a Gaza molti mesi fa e da allora attivo nel reclutamento di sostenitori. È lui, secondo gli investigatori, il cervello dell’operazione. Fonti locali aggiungono che questi conosceva personalmente Arrigoni, e che dunque poteva seguirne i movimenti con facilità. Il suo nome è Abdul Rahman al Breizat, noto anche come «il Giordano», o ancora come Muhammed Hisani. Le foto segnaletiche lo mostrano a braccetto con un amico, pure ricercato, e poi anche a bordo di una motocicletta. Sulla sua testa c’è una taglia di entità imprecisata. «Chiunque ci fornirà informazioni sarà ricompensato» ha detto ieri un portavoce del ministero degli Interni.

Sempre ieri quel ministero ha pubblicato le foto e i nomi di altri ricercati (Muhammed al Breizat, Billal al Omari, Nimer Salfiti). I servizi segreti di Hamas setacciano a tappeto gli ambienti dei salafiti, e compiono decine di fermi. Di interrogatorio in interrogatorio cresce la sensazione che nel delitto siano implicate forze esterne: integralisti giordani, ad esempio, o anche egiziani che speravano - con la cattura di Arrigoni - di liberare Abu el Walid al Maqdesi, il leader salafita protagonista di una serie di attentati nel Sinai.

Finora sono state arrestate due persone (quattro, secondo altre fonti), direttamente coinvolte nel rapimento. I servizi di sicurezza di Hamas - che pure sono specializzati nel contrabbando di armi dal Sinai verso Gaza - hanno adesso rafforzato i controlli lungo il confine per impedire la fuga dei ricercati nel senso inverso, da Gaza verso il Sinai.


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