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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> Lettera ---- Dopo quattro anni il passaggio di Rafah, al confine con l’Egitto, è stato riaperto. Cosa vuol dire per Gaza, e per Israele la riapertura del valico (di Antonio Ferrari)..

domenica 29 maggio 2011

Cosa vuol dire per Gaza, e per Israele la riapertura del valico di Rafah

di Antonio Ferrari (Corriere della Sera, 29.05.2011)

Gaza, la striscia palestinese dei senza terra, da ieri non è più una prigione. Dopo quattro anni il passaggio di Rafah, al confine con l’Egitto, è stato riaperto. Il Cairo di Hosni Mubarak l’aveva chiuso come ritorsione alla rivolta dei fondamentalisti di Hamas contro l’Anp del presidente laico Abu Mazen. Ieri la giunta militare egiziana, nata dalla cosiddetta «primavera araba», ha deciso di cancellare il divieto. Ma i cambiamenti nel Nord Africa e nel Medio Oriente c’entrano assai poco con il clamoroso ripensamento.

Riaprire il valico infatti è uno dei risultati dell’accordo, firmato proprio al Cairo, tra laici e integralisti palestinesi, che hanno finalmente deciso di collaborare per chiudere una terribile stagione di scontri fratricidi.

È evidente che la riapertura di Rafah preoccupa Israele, perché ripropone il rischio di traffici pericolosi a ridosso delle sue frontiere, e quindi rappresenta un serio problema. Ma era moralmente ingiusto e politicamente inaccettabile che i disperati della Striscia fossero condannati alla punizione collettiva di una vita da carcerati in casa propria.

Si dirà: «Ma da Gaza partivano attacchi contro Israele» . Vero, questo però non significa che le azioni degli estremisti debbano essere pagate indiscriminatamente da tutti gli abitanti di quello sfortunato lembo di terra. Gerusalemme è comprensibilmente inquieta. In poche settimane ha perduto uno dei partner più affidabili (l’egiziano Mubarak); vede ormai in crisi un leader che è un nemico e, insieme, un futuro potenziale partner, cioè il presidente siriano Bashar el Assad. Adesso assiste alla riapertura di Rafah, il lembo inferiore di quella piccola Gaza dove Hamas, da qualche tempo, sta assumendo un ruolo meno aggressivo e più dialogante.

È anche chiaro che il segnale di Gaza si coniuga con quella spinta internazionale, guidata da Obama, per poter giungere ai due Stati, Israele e Palestina, che vivano in pace e sicurezza.


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