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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> Israele contro la «Flotilla». Accuse pesantissime: «Non arriveranno a Gaza». Le navi ferme al porto di Atene. I pacifisti non demordono. Intervista a Dror Feiler «Arriveremo fin lì senza cadere in provocazioni» (di Umberto De Giovannangeli).

mercoledì 29 giugno 2011


-  Il ministro degli Esteri Lieberman: «Sono terroristi assetati di sangue». La Marina in allarme
-  In attesa di salpare. Le navi ferme al porto di Atene: cercano di boicottarci

-  Clima di alta tensione. La stampa israeliana: a bordo armi chimiche pronte all’uso
-  I pacifisti non demordono e respingono le accuse: sono un incitamento alla violenza

-  Israele contro la «Flotilla» «Non arriveranno a Gaza»

-  Accuse pesantissime: vogliono il sangue dei nostri soldati. Israele si prepara ad affrontare la «Flotilla 2», le navi degli attivisti filopalestinesi che intendono forzare il blocco israeliano e arrivare a Gaza.

di Umberto De Giovannangeli (l’Unità, 29.06.2011)

Parole che pesano come pietre. Scagliate contro gli attivisti di Flotilla2. «Le questioni umanitarie non gli interessano. Gli attivisti (a bordo della Flottiglia per Gaza, ndr) cercano un confronto, cercano sangue, vogliono molte immagini da rilanciare sugli schermi televisivi»: ad affermarlo, in una intervista a radio Gerusalemme, è il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman. Secondo Lieberman le persone «ragionevoli» che chiedevano di poter aiutare la popolazione di Gaza «hanno ormai compreso che vi sono vie legali per farlo: attraverso il porto di Ashdod (Israele), di el-Arish (Egitto) o attraverso le agenzie internazionali».

PAROLE DI FUOCO

In merito Lieberman, capofila dei falchi israeliani, ha notato con compiacimento che negli ultimi mesi è molto calato il numero di quanti prevedevano di salpare per Gaza. A bordo della Flottiglia, ha proseguito il ministro, si trova dunque «il nocciolo duro degli attivisti terroristi». «Si tratta di attivisti di importanza centrale, attivisti del terrorismo» i quali sembrano, ha avvertito, lanciati a «un confronto». «Sapremo comunque far fronte alla Flottiglia» ha assicurato infine Lieberman. Il clima si fa sempre più rovente, le accuse pesantissime. Alcune persone a bordo della Freedom Flotilla in partenza per Gaza vogliono violare l’embargo e uccidere i soldati israeliani che saliranno sulle loro navi. Questa l’accusa mossa da alcune fonti dell’esercito israeliano, citate ieri dal Jerusalem Post. Secondo i militari, alcuni partecipanti della Flotilla avrebbero preparato sacchi di zolfo, da gettare addosso ai soldati qualora salissero sulle imbarcazioni. «Questa è un’arma chimica ha detto una fonte al JPost se viene gettata su un soldato può paralizzarlo. Se poi gli viene dato fuoco, il soldato può diventare una torcia umana».

Israele ha imposto il blocco navale di Gaza, che la Flottiglia vuole forzare, affermando che è necessario per impedire il contrabbando di armi e terroristi a Gaza. Tra gli estremisti fonti militari israeliane hanno additato due aperti sostenitori di Hamas, il movimento islamico che ha il potere di fatto a Gaza: Amin Abu Rashad, ex direttore di un’associazione benefica islamica chiusa dalle autorità olandesi, e Mohammed Hannun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia «Non è assolutamente vero. Se Israele è passato alle minacce personali, è un segnale del loro fallimento nel tentativo di fermarci», ribatte da Atene Hannun. «Sono sempre stato un moderato. «Sono un architetto, vivo in Italia dal 1983, smi sono integrato nella società italiana e non ho mai avuto problemi di questo tipo. Anche i vostri servizi lo sanno», aggiunge. Hannun ancia un appello al Governo italiano: «Faccia pressione sul governo israeliano perchè rispetti i nostri diritti. Chieda a Israele di autocontrollarsi».

PROVOCAZIONI

In un comunicato, la sezione italiana della Flottiglia ha affermato che quelle lanciate da Israele sono «miserevoli insinuazioni» prive di fondamento. Certo è che la vicenda vede impegnati, oltre ai diretti interessati, anche servizi segreti e governi di diversi Paesi. In questo clima di sospetti e di alta tensione, s’inserisce l’asserito sabotaggio all’elica di una nave della Flottiglia, all’ancora in un porto greco. Il maggiore indiziato, per gli attivisti filopalestinesi, è il Mossad. È inoltre evidente, come hanno sottolineato i media israeliani, che questa volta Israele è deciso a non farsi cogliere impreparato, a differenza di quanto accadde con la precedente flottiglia un anno fa, quando nove attivisti filopalestinesi turchi furono uccisi dai militari israeliani durante l’abbordaggio della nave turca Mavi Marmara. Israele non ha nemmeno lesinato gli sforzi diplomatici, «con centinaia e forse migliaia di colloqui con governi stranieri» esortati a cercare di convincere i loro cittadini a non partecipare alla Flottiglia. In Grecia, per esempio, navi della Flottiglia stanno incontrando impreviste difficoltà a partire per improvvisi e minuziosi controlli burocratici e amministrativi imposti dalle autorità portuali.


Intervista a Dror Feiler

«Arriveremo fin lì senza cadere in provocazioni»

Il leader di Freedom Gaza: «Faranno di tutto per ostacolarci. Hanno provato a sabotare una nave. Dalla nostra abbiamo la volontà della gente» di U.D.G. (l’Unità, 29.06.2011)

Le dichiarazioni di Lieberman sono quelle di un piromane che incita all’odio e alla violenza. E quelle del ministro degli Esteri israeliano non sono solo parole. Hanno già provato a sabotare una nave della Flotilla e cercheranno con ogni mezzo di impedirci di salpare. Ma non ci riusciranno. La nostra determinazione è pari alla volontà di non cadere in provocazioni. Siamo ottimisti poiché abbiamo dalla nostra la volontà della gente. Abbiamo dieci navi e non ci fermeranno. Se cercheranno di bloccarci fisicamente, ci riproveremo di nuovo e poi ancora di nuovo...».

A parlare è Dror Feiler, musicista svedese, ex cittadino israeliano, uno dei leader della «Freddom Flotilla2». L’Unità l’ha raggiunto telefonicamente ad Atene, punto di partenza della Flotilla. Le questioni umanitarie non gli interessano. Gli attivisti (a bordo della Flottiglia per Gaza, ndr) cercano un confronto, cercano sangue, vogliono molte immagini da rilanciare sugli schermi televisivi»: sono parole di Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri israeliano... «Sono parole di un piromane, un incitamento all’odio e alla violenza. Non cadremo nella trappola di rispondere a queste provocazioni. Nessun attivista della Flotilla ha intenzione di colpire i soldati israeliani. Se Israele sospetta qualcuno, mi dia l’informazione e parleremo con gli interessati. Se dovesse essere vero, non porteremo queste persone sulla flotilla. Non abbiamo intenzione di scontrarci con nessuno».

Qual è il clima tra gli attivisti della Freedom Flotilla?

«C’è la frenesia che accompagna gli ultimi preparativi prima di salpare. Ma soprattutto c’è la determinazione ad andare avanti in una iniziativa che intende dare contenuto concreto a parole che per noi hanno un valore universale: solidarietà verso un popolo oppresso, sostegno a quanti rivendicano il sacrosanto diritto all’autodeterminazione nazionale, ricordando a qunati l’’hanno dimenticato che Gaza resta ancora oggi una prigione a cielo aperto, una gabbia isolata dal mondo con dentro un milione e mezzo di persone, in maggioranza bambini e adolescenti». In Israele vi considerano dei provocatori... «Per fortuna non tutti in Israele la pensano come Liebermane Netanyahu. In queste settimane abbiamo ricevuto attestati di solidarietà e di condivisione da parte di tante donne e uomini israeliani, che credono nel dialogo e che non giustificano in nome della sicurezza le punizioni collettive inflitte da Israele, dai suoi governanti, alla popolazione di Gaza. L’Israele che crede davvero nella pace, che continua a battersi contro l’assedio a Gaza, è dalla nostra parte. E questo ci dà più forza».

Cosa accadrà nel momento in cui le navi della Flotilla saranno, abbordate dalla Marina israeliana?

«Ogni persona che s’imbarcherà sulle nostre navi, avrà prima firmato una impegnativa in cui c’è scritto: “Non costituirò una minaccia per Israele”. Non saremo noi a provocare. Ditelo a Lieberman...».

Chi è. Il musicista svedese che ha scelto la pace Per il suo impegno nella prima Freedom Flotilla ha perso la cittadinanza israeliana. Oggi Feiler non può far visita alla madre nell’insediamento israeliano di Yad Hanna. Ma il suo impegno non è venuto meno


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