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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> Lettera ---- La strage di Sabra e Shatila (di Rosario Anico Roxas)

giovedì 8 settembre 2011

La strage di Sabra e Shatila

di Rosario Anico Roxas (l’Unità Lettere, 08.09.2011)

Saremo investiti dalle commemorazioni dell’11 settembre 2001 ma il mese di settembre sembra che sia il mese ideale per le stragi di Stato ed io ricordo qui quanto avvenne tra i 16 e il 18 settembre del 1982: la strage di Sabra e Shatila. L’evacuazione dell’Olp terminò il 1 settembre 1982. Il 10 settembre, la forza multinazionale lasciò Beirut. Il giorno dopo, Sharon annunciò che «2000 terroristi» erano rimasti all’interno dei campi profughi palestinesi attorno Beirut. Mercoledì 15 settembre, il giorno dopo il misterioso assassinio del presidente libanese Gemayel, l’esercito israeliano occupò Beirut, contravvenendo agli accordi ed alle promesse fatte in sede internazionale, ed accerchiò i campi di Sabra e Shatila, abitati da soli civili palestinesi e libanesi. Sharon aveva già annunciato, il 9 luglio 1982, che era sua intenzione inviare le forze falangiste a Beirut ovest e, nella sua autobiografia, conferma di aver «negoziato» l’operazione con Bashir Gemayel, durante l’incontro di Bikfaya. Secondo le dichiarazioni fatte da Sharon alla Knesset il 22 settembre 1982, la decisione di far entrare i falangisti nei campi profughi fu presa mercoledì 15 settembre, intorno alle 15,30. Sempre secondo Sharon, il comando israeliano aveva ricevuto i seguenti ordini: «Le forze di Tsahal non devono entrare nei campi. La "pulizia" verrà fatta dalla Falange dell’esercito libanese».

All’alba del 15 settembre 1982, i bombardieri israeliani sorvolavano bassi Beirut ovest e le truppe israeliane erano già posizionate attorno i campi. Dalle 9 del mattino, il generale Sharon era presente a dirigere personalmente la penetrazione israeliana. Sharon si trovava nell’area del comando generale, all’incrocio dell’ambasciata del Kuwait, appena fuori Shatila. Dal tetto di quella costruzione era possibile vedere la città ed entrambi i campi profughi. A mezzogiorno fu completato l’accerchiamento dei campi di Sabra e Shatila da parte dei carri armati israeliani e furono installati numerosi checkpoint tutt’attorno. Nel tardo pomeriggio, sino a sera, i campi furono bombardati. Alle 5 del pomeriggio circa, 150 falangisti penetrarono a Shatila dall’entrata sud e sud-ovest; facevano parte della spedizione per la strage anche i mercenari del generale Haddad, il quale ricevette, per sé e per i suoi uomini, un compenso sulla base di oltre 50.000 a morto. Per le successive 40 ore i falangisti della banda Styern e mercenari di Haddad violentarono, uccisero, fecero a pezzi e bruciarono vivi stipandoli nei piani bassi delle abitazioni e infilando dalle finestre i cannelli lancia-fiamme, migliaia di civili disarmati, in grande maggioranza vecchi, donne e bambini; un contingente dell’esercito israeliano impediva la fuga ai pochi che riuscivano a scappare dalla carneficina, mentre il grosso dell’esercito si era ritirato lungo i confini per impedire ai siriani e ai giordani di intervenire per impedire la strage.

Il numero esatto di morti non sarà mai conosciuto perchè, oltre ai 1.000 corpi sepolti in fosse comuni dalla Commissione Internazionale della Croce Rossa, un gran numero di cadaveri furono sepolti sotto le macerie delle case rase al suolo dai bulldozer. Inoltre, centinaia di corpi vennero trasportati via da camion militari verso una destinazione ignota, per non essere più ritrovati. Altri orrori vennero fuori alcuni mesi dopo, quando, ingrossate dalle pioggie torrenziali di quei giorni, le fogne di Sabra e Shatila restituirono migliaia di cadaveri. È accertato che la maggior parte delle vittime fu uccisa con i lanciafiamme e con le bombe al fosforo; totalmente inceneriti non fu possibile fare un corretto censimento.

I sopravvissuti al massacro non furono mai chiamati a testimoniare in un’inchiesta formale sulla tragedia. L’ Onu ha definito questa tragedia «un massacro criminale», Sabra e Shatila restano nella memoria collettiva dell’umanità come uno dei crimini più efferati del 20 ̊ secolo ma l’uomo dichiarato «personalmente responsabile» di questo crimine, come pure i suoi colleghi e coloro che condussero materialmente i massacri, non sono mai stati puniti nè perseguiti legalmente.


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