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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> Lettera a ---- Palestina, quasi Stato nell’Unesco. Gli Usa tagliano i fondi. Ritorsione pro-israeliana: “Così la pace si allontana” (di Roberta Zunini)

martedì 1 novembre 2011

Palestina, quasi Stato nell’Unesco

Gli Usa tagliano i fondi. Ritorsione pro-israeliana: “Così la pace si allontana”

di Roberta Zunini (il Fatto, 1.11.2011)

Pochi mesi fa sono stati festeggiati i diecimila anni di Gerico, la città più antica del mondo, una delle principali attrazioni archeologiche mondiali sul territorio dell’Autorità nazionale palestinese. Che ieri, una delle più importanti agenzie dell’Onu, l’Unesco (organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ndr) ha promosso da entità a Stato sovrano a pieno titolo, anticipando e, soprattutto, contravvenendo alle indicazioni degli Stati Uniti, in vista dell’imminente voto del Consiglio di sicurezza Onu sull’ingresso della Palestina tra gli Stati membri dell’assemblea generale. “Quest’ammissione è una vittoria della libertà, della giustizia e della cultura intesa nel senso più alto del termine”, ha subito dichiarato il presidente palestinese Abu Mazen. La Palestina è una terra ricca di siti archeologici e con una tradizione culturale antichissima. Ma la diatriba culturale è l’ultimo dei problemi.

Da ieri siamo di fronte a uno degli scontri diplomatici più duri del nuovo millennio. Tanto che gli Usa hanno sospeso, appena 9 ore ore dopo il voto dell’Unesco, il budget federale mensile predisposto: 60 milioni di dollari (gli Usa partecipano al 22% del totale del budget dell’agenzia Onu).

“IL VOTO - ha affermato NAbil Shaat, collaboratore di Abu Ma-zen - è un test riuscito prima del voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e di ogni futuro voto in seno all’Assemblea generale Onu per il riconoscimento dello Stato palestinese”. Un voto - previsto per l’11 novembre - che sta mettendo a dura prova le alleanze tra Stati Uniti e Paesi mediorientali, in primis la Turchia, l’Egitto e ultima, ma non ultima, l’Arabia Saudita (finora primo alleato di Washington), visto che il presidente americano Obama ha dichiarato fin dall’annuncio del ricorso all’Onu da parte dell’Anp, che avrebbe posto il veto al riconoscimento, via assembleare, dello Stato palestinese.

Le parole del presidente Abu Mazen e di Nabil Shaath hanno fatto infuriare ancora di più Israele e gli Usa che hanno subito minacciato di ritirare gli aiuti all’Unesco e dunque all’Onu. Contributi ingenti che incidono per un quarto sulla somma globale. Shaath, che è membro del comitato centrale di Fatah, ha ricordato all’agenzia di stampa internazionale Aki che oggi “nove dei Paesi più popolosi al mondo, Cina, India, Russia, Brasile e Pakistan, cioè due terzi della popolazione mondiale, hanno votato a nostro favore”, sottolineando come le dichiarazioni irate degli Usa, “sono una minaccia per la pace e la sicurezza mondiale, nonché una punizione collettiva”. Shaath ha poi detto che il Consiglio di sicurezza deve a questo punto prendere atto del voto, riferendosi al veto già annunciato dagli Usa riguardo alla richiesta di riconoscimento della piena membership, formalizzata il 23 settembre davanti all’assemblea generale Onu da Abu Mazen.

“QUELLO CHE è successo è una vittoria per tutto il popolo palestinese, un nuovo riconoscimento internazionale al diritto del popolo palestinese di avere uno Stato indipendente e sovrano”. L’assemblea generale dell’Unesco di ieri ha mostrato peraltro in anticipo gli schieramenti della comunità internazionale: la Francia, molto dinamica, per usare un eufemismo, durante questa primavera araba di rivoluzioni e guerre per il petrolio mediorientale, si è schierata a favore dell’ingresso della Palestina nell’Unesco. Mentre già si sapeva che la Germania avrebbe votato contro. L’Italia e l’Inghilterra invece si sono astenute... ça va sans dire.

«Se i palestinesi provano a forzare la via diplomatica, come hanno fatto ieri, tutti gridano che queste iniziative «unilaterali» sono un ostacolo alla pace. Ci piacerebbe allora sapere - in particolare da Israele, Stati Uniti, e Italia - esattamente cosa dovrebbero fare i palestinesi, a parte svanire quietamente tra le nuvole»


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