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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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>Di Khader Adnan, che adesso che leggete potrebbe essere già cadavere, sappiamo tutto, ormai.... Detenuto in Israele: Adnan, 66 giorni senza cibo, il Bobby Sands palestinese (di Francesca Borri)

martedì 21 febbraio 2012

Detenuto in Israele

Adnan, 66 giorni senza cibo, il Bobby Sands palestinese

di Francesca Borri (il Fatto, 21.02.2012)

Di Khader Adnan, che adesso che leggete potrebbe essere già cadavere, sappiamo tutto, ormai. Ha 33 anni, studia Economia all’Università di Birzeit e vive a Arabeh, vicino Jenin. Lavora come panettiere e ha una moglie, Randa, 31 anni e una laurea in Giurisprudenza sotto il velo integrale. Ha anche due figlie, Ma’ali di 4 anni, Bissan di 18 mesi. E un terzo bambino in arrivo. Attivista della Jihad islamica, è stato in carcere già altre 8 volte, per un totale di 6 anni. Ma mai per atti di violenza - a lungo, in fondo, è stato reato anche solo sventolare una bandiera palestinese.

SAPPIAMO TUTTO anche del suo arresto. Di quando la notte del 17 dicembre, alle 3, decine di soldati israeliani hanno circondato la sua casa, puntato le mitragliatrici alla testa di Ma’ali e Bissan. Khader è stato trascinato fuori ammanettato e incappucciato, e picchiato e insultato già sulla jeep, mentre veniva trasferito nel carcere di Ofer, vicino Gerusalemme. E lì, per i primi 18 giorni, è stato interrogato, legato con le mani dietro la schiena su una sedia alta 50 centimetri, 7 ore di domande una di pausa, poi altre 7 ore e un’altra ora; e via così. Per 18 giorni. Da allora, non ha mai potuto né lavarsi né cambiarsi. E anche ora che è in una stanza di ospedale, è incatenato al letto, le due caviglie e un polso. Randa ha avuto sue notizie solo il 30 dicembre, e ha potuto incontrarlo solo il 7 febbraio per 15 minuti. Ha commentato solo: traumatico. L’8 gennaio è stato condannato a un mese di reclusione, prolungata poi per altri tre mesi. Fino all’8 maggio.

L’unica cosa che ancora non sappiamo, di Khader Adnan, è di cosa sia accusato. In Cisgiordania il decreto militare 1651 del 1970 autorizza ogni comandante dell’esercito, per non meglio precisate “esigenze di sicurezza”, ad arrestare chiunque nell’area di sua competenza. Mentre il fermo di un israeliano deve essere convalidato da un giudice entro 12 ore, un palestinese può rimanere in detenzione amministrativa, e cioè in carcere senza accusa e senza processo, fino a 6 mesi. Prorogabili di altri 6 mesi, e poi altri 6 mesi - all’infinito. Al momento, secondo i calcoli di Amnesty International, sono in detenzione amministrativa 307 palestinesi, tra cui 21 deputati.

Il 13 febbraio, il giudice Moshe Tirosh ha rigettato l’appello dei difensori di Khader. Le informazioni in suo possesso, ha detto, coperte da segreto, sono sufficienti a tenerlo in carcere. E comunque, “le sue condizioni di salute dipendono dalla sua libera scelta non nutrirsi”.

L’avvocato Jawad Boulos chiede semplicemente che sia processato. Si è rivolto ora direttamente in Corte Suprema, e l’udienza è fissata per giovedì. Una risposta che equivale però a una condanna a morte: perché oggi sono 66 giorni che Khader Adnan è in sciopero della fame - quanto Bobby Sands quando morì. Non è possibile resistere oltre i 70, e già oltre i 55 i danni fisici e mentali sono irreversibili. Khader è alimentato solo da una flebo di soluzione salina, integrata con glucosio e vitamine. Ma i suoi muscoli, cuore incluso, sono ormai atrofizzati, e in via di decomposizione. Interrompere lo sciopero della fame è per lui pericoloso quanto continuarlo.

SULLA STAMPA israeliana il primo articolo è comparso una settimana fa, per il progressista Ha’aretz. Riferisce genericamente che “un tribunale militare lunedì ha rigettato l’appello di un palestinese in sciopero della fame da 58 giorni per ottenere una riduzione della pena”. Ancora più istruttivi, come sempre, i commenti dei lettori. “Israele è una democrazia, ognuno ha il diritto di morire”. Anche perché “è un terrorista in meno”, spiega Aron, “meglio uccida sé stesso che gli altri”. Fino a Mordechai: vorrei sapere chi gli paga le cure, le mie tasse?, chiede.

Ma a colpire, piuttosto, è l’indifferenza palestinese. Mai nessuno ha resistito a lungo quanto Khader, qui, ma “Fatah e Hamas sono impegnate nella formazione di un governo per uno stato che non esiste, e in negoziati che non hanno la minima possibilità di ottenere la fine della detenzione amministrativa di 3,5 milioni di palestinesi”, scrive Ali Abunimah. Statunitense, è il fondatore del sito di controinformazione Electronic Intifada: e l’animatore, su Twitter, di una campagna in sostegno di Khader che è da giorni al numero uno tra gli argomenti più discussi. Ma la solidarietà internazionale sembra più forte di quella palestinese, limitata a poche e rade manifestazioni fuori dal carcere di Ofer. Persino da al-Azhar, dagli ulema del Cairo, è arrivata una fatwa che ricorda come lo sciopero della fame sia una forma di suicidio, contraria dunque al Corano.

Per il resto, l’unico, laconico comunicato stampa è stato quello di Catherine Ashton, responsabile della politica estera dell’Unione europea. Chiede a Israele di tutelare la salute di Khader Adnan. Anche se non è quello che chiede lui, che si sta battendo non per la sua salute, specifica Randa, ma per la sua dignità e libertà. È ancora cosciente. Ha dichiarato solo: muoio perché viviate.


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