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Politica

Lettera a Prodi, Fassino e Veltroni, da parte degli amici del Phorum Palestina e compagni

Sulla visita a Sharon: un documento da leggere subito e divulgare all’istante
sabato 21 maggio 2005 di Emiliano Morrone
All’On.le Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere (...)

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> Lettera ---- Nuovi insediamenti- Il piano d’Israele nelle mappe segrete. Messe a punto dall’Amministrazione civile dello Stato ebraico delineano l’esproprio del 10% della West Bank palestinese per ampliare gli abitati esistenti o realizzarne di nuovi

sabato 31 marzo 2012

Nuovi insediamenti

Il piano d’Israele nelle mappe segrete

Messe a punto dall’Amministrazione civile dello Stato ebraico delineano l’esproprio del 10% della West Bank palestinese per ampliare gli abitati esistenti o realizzarne di nuovi

di U. D. G. (l’Unità, 31.03.2012)

L e mappe «segrete» raccontano di un piano studiato nei minimi dettagli. Quelle mappe delineano un processo di espropriazione che di fatto rende improponibile la realizzazione di una pace fondata sul principio di «due popoli, due Stati». Improponibile perché lo Stato di Palestina sarebbe più simile ad una sorta di bantustan mediorientale piuttosto che ad un vero Stato, con piena sovranità su tutto il proprio territorio nazionale. Le mappe in questione, di cui l’Unità ha potuto prendere visione, sono quelle tracciate dall’Amministrazione civile israeliana, comparto del ministero della Difesa dello Stato ebraico.

Quelle mappe tratteggiano una espropriazione del 10% del territorio palestinese della Cisgiordania allo scopo di amplare-costruire insediamenti ebraici. Altri dettagli: il territorio «sequestrato» è di 569 appezzamenti, per un totale di 620mila dunam (equivalenti a 155mila ettari». L’espropriazione dall’altro lato del Muro. Una condizione di sofferenza raccontata così nel rapporto 2011 di Amnesty International: «Alla fine dell’anno (2010, ndr) era stata completata la costruzione di circa il 60 per cento dei 700 km pianificati del muro-barriera; oltre l’85 per cento del suo intero percorso è in terra palestinese, all’interno della Cisgiordania. Il muro-barriera ha separato migliaia di palestinesi dai loro terreni agricoli e dalle risorse d’acqua, mentre i palestinesi della Cisgiordania in possesso di permessi d’ingresso hanno potuto accedere a Gerusalemme Est soltanto attraverso tre dei 16 posti di blocco lungo il muro-barriera. Ciò ha avuto conseguenze particolarmente gravi per i pazienti e il personale medico che cercavano di raggiungere i sei ospedali specialistici palestinesi di Gerusalemme Est».

«I palestinesi rimarca ancora Amnesty hanno continuato a veder loro negato l’accesso a vasti appezzamenti di terreno nei pressi delle colonie israeliane, fondate e mantenute in violazione del diritto internazionale». Una situazione insostenibile. Al punto che nei giorni scorsi con 36 voti a favore, 1 contrario (gli Usa) e 10 astensioni (tra cui l’Italia), il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha approvato, per la prima volta nella storia, la costituzione di una commissione d’inchiesta internazionale indipendente che si rechi nei territori palestinesi per verificare le conseguenze della costruzione di colonie israeliane nei territori palestinesi occupati, Gerusalemme Est inclusa. La missione d’inchiesta «dovrà indagare sulle conseguenze che le colonie israeliane hanno sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali del popolo palestinese». Immediata la reazione israeliana: il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (capofila dei falchi nel governo Netanyahu) ha deciso di «rompere ogni contatto» con l’Agenzia dell’Onu: «Non risponderà più neanche alle loro chiamate telefoniche», taglia corto uno stretto collaboratore di Lieberman.


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