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Con Vittorio Gassman ...

A SALVADOR ALLENDE. "Vorrei essere in Cile tra i miei cari": Luis SEPULVEDA. Pinochet: ci rub˛ l’esistenza.

lunedì 4 dicembre 2006 di Federico La Sala
Ci rub˛ l’esistenza
di Luis Sepulveda *
Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz’altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.
źPrepara i calici╗, mi dicono dal mio lontano paese. Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero. ╚ un riserva speciale e me la regal˛ a questo fine il mio caro amico (...)

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> A SALVADOR ALLENDE. "Vorrei essere in Cile tra i miei cari": Luis SEPULVEDA. Pinochet: ci rub˛ l’esistenza.

lunedì 11 dicembre 2006

IL RACCONTO. Pinochet Ŕ uscito dalla vita politica assai prima della sua scomparsa: anche la destra non lo piange

La fine solitaria del tiranno che Ŕ morto due volte

di ANTONIO SK┴RMETA *

QUAND’ERA al culmine del suo potere, Pinochet immaginava centinaia di cospirazioni ai suoi danni, organizzate dai "si˝ores politicos". Per qualche strana ragione, non si sa se dentale o stilistica, non riusciva a pronunciare correttamente la parola "se˝ores". E per dimostrare la volontÓ dei "si˝ores politicos" di distruggere la libertÓ e l’ordine che sosteneva di rappresentare, in un celebre discorso pronunciato al Club conservatore de la Uniˇn, si fece promotore di letture rivoluzionarie: "Bisogna leggere Lenin, "si˝ores"".

Leggere "Linin" per individuare con chiarezza le tattiche terroristiche dei suoi avversari. Non si sbagliava. Sono stati i "si˝ores politicos" cileni d’ogni tendenza - chi prima, chi con molto ritardo - a ridurre l’uomo forte a feticcio di una dozzina di anziane signore. Immagino che questo discorso dominerÓ la stampa di oggi: il dittatore Pinochet Ŕ morto politicamente assai prima della sua morte fisica. Per usare un’immagine cara al folclore cileno, la pannocchia si Ŕ sgranata un po’ alla volta. Alla fine i suoi alleati sono rimasti in pochi come i denti nella sua bocca. ╚ stata questa la sua sconfitta. Quando, nel 1989, la democrazia fu restituita al Cile, chi prima lo aveva appoggiato prese le distanze da lui per rendersi compatibile con le nuove regole del gioco.

Fin dal plebiscito che nel 1988 lo aveva estromesso dal governo, gli vot˛ contro lo stesso Sebastißn Pi˝era, noto imprenditore di destra. Ma la novitÓ di quest’anno Ŕ che oramai, sia pure tardivamente, persino JoaquÝn LavÝn, il leader pi¨ conservatore della destra, ha preso le distanze dal generale. Avendo perso le elezioni presidenziali del 2000 contro il socialista Ricardo Lagos col 48% dei voti, LavÝn spera ancora di riuscire a convogliare forze sufficienti per farsi eleggere alla presidenza; e quindi ha ritenuto di prescriversi una forte dose di despinochetizaciˇn.

Non a torto, una compunta signora, fedele al generale, si Ŕ presentata davanti all’ospedale dove il suo idolo stava agonizzando con in mano un piccolo cartello confezionato alla buona, con la seguente accusa: Derecha dormida, Pinochet te salvˇ la vida (destra addormentata, Pinochet ti ha salvato la vita).

Oltre ai suoi familiari, e a questa stoica signora che col suo cartellino in mano ha sopportato i 32 gradi della primavera cilena, non c’Ŕ nessuno a piangere per Pinochet. ╚ giusto allora dire che il generale Ŕ morto molto prima di morire? Un fatto per˛ Ŕ certo: quel cartellino non Ŕ la sola cosa che resta di lui in Cile.

Con lo stile della sua ritirata, Pinochet Ŕ stato determinante per il carattere attuale, praticamente di "unitÓ nazionale", del governo cileno. A parte alcune questioni legate ai "valori", quali l’aborto, l’eutanasia o la pillola contraccettiva, su tutti gli altri temi regna tra governo e opposizione un consenso di base, soprattutto in campo economico. Sia i presidenti socialisti sia i democratici che li hanno preceduti hanno incassato le ovazioni degli imprenditori.

L’uomo si Ŕ ritirato a piccoli passi. Quando il popolo lo ha respinto col plebiscito del 1988, si Ŕ riservato il titolo di Comandante in capo delle forze armate. Quando ha concluso il suo mandato militare, conferitogli da una Costituzione da lui stesso confezionata su misura, si Ŕ fatto nominare senatore a vita della Repubblica. Quel seggio, lo occuperebbe ancora oggi se non avesse avuto l’idea peregrina di recarsi a Londra, dove una disposizione tempestiva del giudice spagnolo Garzˇn lo trattenne per le sue reiterate violazioni dei diritti umani.

Il mondo applaudý con giubilo. Alla fine un dittatore del calibro di Pinochet, il cui regime si era reso responsabile di innumerevoli sparizioni, torture, fucilazioni indiscriminate e arbitrarie e decine di migliaia di licenziamenti, costringendo all’esilio centinaia di migliaia di cileni, sarebbe stato giudicato lontano dalla protezione dei suoi camerati. Ma la gioia fu di breve durata. Lo stesso governo democratico cileno intraprese passi ufficiosi nei confronti delle autoritÓ britanniche per ottenere che quell’anziano "malato, moribondo", fosse rimpatriato per essere giudicato in Cile.

Quando mise piede sul territorio nazionale, all’aeroporto di Santiago, accolto con squilli marziali dai suoi compagni d’arme, si sollev˛ come Lazzaro dalla sua carrozzella per andare ad abbracciare il suo successore, il Comandante in Capo di Santiago. Un giornale ironizz˛ sull’evento con un titolo geniale, richiamandosi a un celebre film con Sean Penn, Dead man walking (Il morto che cammina).

Fu poi effettivamente chiamato a rispondere di vari reati, per alcuni dei quali i processi sono tuttora in corso. Ma alle condanne seguivano le assoluzioni. Frattanto i cileni ancora restii a riconoscere le sue malefatte dovettero convincersi che Pinochet era stato un baluardo contro i comunisti, ma non contro la corruzione. Oltre alle atroci violazioni commesse contro i diritti umani, fu portata a conoscenza dell’opinione pubblica anche una serie di conti segreti che dimostravano il suo coinvolgimento in episodi di corruzione.

Il dittatore ebbe allora la buona idea di assentarsi dalle sessioni del Senato. Ma se alla lunga alcuni dei suoi seguaci sono finiti in carcere, Pinochet in persona non Ŕ mai stato dietro le sbarre.

Diciamolo chiaramente: la democrazia non ha mai avuto la forza di mettere Pinochet sotto chiave. Anzi, diciamolo anche pi¨ chiaramente: la democrazia cilena non ha mai voluto incarcerarlo. Quest’ambiguitÓ Ŕ forse la pi¨ sublime strategia di consolidamento di un’unitÓ nazionale che spiega la tanto celebrata stabilitÓ e il benessere del Cile di oggi.

Oggi Ŕ morto Pinochet: un uomo che ha distrutto la vita di molte famiglie cilene: il suo brutale golpe fu una risposta sproporzionata ai problemi, pure reali, della societÓ del 1973. La sua ereditÓ Ŕ dunque pi¨ poderosa, e pi¨ sottile di quanto recita il piccolo cartello dell’anziana solitaria davanti all’ospedale. Una cosa Ŕ certa: Pinochet Ŕ finito solo, perdendo la sua battaglia. In questo senso i "si˝ores politicos" hanno fatto un ottimo lavoro - che abbiano o meno letto "Linin". E tuttavia, la sua fuga finale da una giustizia che non abbiamo potuto o voluto fare ci coinvolge nella sconfitta, e nella tristezza.

Nel Giulio Cesare, davanti al cadavere dell’imperatore, Marco Antonio sentenzia nel suo discorso funebre: "Il male fatto dagli uomini sopravvive alla loro morte, il bene che hanno fatto viene sepolto con le loro ossa". Seppelliamo Cesare.

(Traduzione di Elisabetta Horvat)

* la Repubblica, 11 dicembre 2006


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