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Con Vittorio Gassman ...

A SALVADOR ALLENDE. "Vorrei essere in Cile tra i miei cari": Luis SEPULVEDA. Pinochet: ci rub˛ l’esistenza.

lunedì 4 dicembre 2006 di Federico La Sala
Ci rub˛ l’esistenza
di Luis Sepulveda *
Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz’altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.
źPrepara i calici╗, mi dicono dal mio lontano paese. Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero. ╚ un riserva speciale e me la regal˛ a questo fine il mio caro amico (...)

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> A SALVADOR ALLENDE. "Vorrei essere in Cile tra i miei cari": Luis SEPULVEDA. Pinochet: ci rub˛ l’esistenza.

martedì 12 dicembre 2006

C’Ŕ poco di che essere felici

di Giovanni Sarubbi *

Giovanni Paolo II con Pinochet *

La morte di Pinochet ha scatenato in queste ore in Cile opposte reazioni su cui occorre riflettere. Da un lato manifestazioni di cordoglio fra i sostenitori del dittatore cileno che ha commesso orrendi crimini contro il suo popolo, dall’altro manifestazioni di gioia per la sua morte che si sono poi trasformate in scontri con la polizia. La televisione ci ha poi fatto vedere le immagini di un cardinale, il vescovo di Santiago e primate del Cile, che benediceva la salma di Pinochet. Prima ancora che vedessimo queste immagini ci erano venute alla mente le foto (che riproduciamo) dell’incontro caloroso fra Giovanni Paolo II e Pinochet, quando questi era al potere in Cile, e dei ripetuti messaggi e benedizioni elargiti nei suoi confronti non da un prete qualunque ma da colui che si dichiara “vicario di Cristo” in terra.

C’Ŕ poco di che essere felici e sinceramente non comprendiamo come si possa festeggiare la morte di Pinochet. Non lo comprendiamo perchÚ il sistema di potere violento ed oppressivo incarnato per trent’anni da Pinochet Ŕ tuttora vivo e vegeto, non solo in Cile e non solo in Sud America. E’ morto Pinochet ma non ci˛ che lui ha incarnato, come dimostrano gli scontri di piazza che in queste ore si susseguono in Cile e la lunga fila di suoi sostenitori che vanno a rendergli omaggio. Ed Ŕ tuttora in piedi quella commistione perversa fra gerarchie vaticane ed i peggiori sistemi oppressivi che via via si sono avvicendati alla guida degli stati in giro per il mondo ed in particolare in Sud America. Bastava un prete, ci ha fatto notare un amico, per benedire la salma di Pinochet. Se si Ŕ inviato un cardinale si Ŕ compiuta una scelta politica precisa, si Ŕ voluta affermare una scelta di campo, schierandosi dalla parte di chi ha messo in atto e ha intenzione di continuare a mettere in atto azioni violente nei confronti dei poveri, per mantenere intatto il proprio potere politico, economico, militare oppressivo e liberticida. Fino a quando non capiremo che dobbiamo gioire per la vita, non riusciremo a sconfiggere la morte che i vari dittatori di turno incarnano.

Solo la nonviolenza potrÓ porre fine alla violenza. Solo il bene potrÓ sconfiggere il male e concretizzare un mondo senza pi¨ sfruttati e sfruttatori, dove ci sarÓ cibo e vita per tutti e dove nessuno subirÓ violenza a motivo delle sue idee, del suo colore della pelle, del suo sesso, della sua religione.

Giovanni Paolo II con Pinochet con una vignetta dove alla madri dei desaparecidos viene detto: "Un po’ di pazienza, stiamo giÓ preparando le pratiche: nel prossimo anno santo i vostri desaparecidos saranno beatificati". *

Sostenitori di Pinochet*

* www.ildialogo.org/editoriali, Martedý, 12 dicembre 2006


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