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Questione antropologica

IL PROGRAMMA DI KANT. DIFFERENZA SESSUALE E BISESSUALITA’ PSICHICA : UN NUOVO SOGGETTO, E LA NECESSITA’ DI "UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA".

samedi 16 décembre 2006 par Federico La Sala
COME ALL’INTERNO, COSI’ ALL’ESTERNO : "VERE DUO IN CARNE UNA". NOTE SUL PROGRAMMA DI KANT
di Federico La Sala *
Kant elaborò esplicitamente tutto l’apparato di concetti, di principi, di argomentazioni della sua filosofia, per giustificare la validità della conoscenza nel caso di un soggetto attivo e recettivo insieme, cioè in vista di un punto di partenza precisamente dualistico, e non unitario (V. Mathieu, Introduzione all’Opus Postumum di Kant, Zanichelli, Bologna, 1963). (...)

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> IL PROGRAMMA DI KANT. --- Le emozioni primordiali. Gli albo­ri della coscienza : le quattro vie che portano alla coscienza. Derek Denton indaga i meccanismi che ci inducono a pensare (di Edoardo Boncinelli).

samedi 27 juin 2009


-  Esplorazioni

-  Il neurobiologo Derek Denton indaga i meccanismi che ci inducono a pensare. E forse ci avvicinano agli animali

-  Le quattro vie che portano alla coscienza

-  La visione del mondo, le emozioni, gli stimoli primari, la percezione del proprio corpo

-  di Edoardo Boncinelli (Corriere della Sera, 26.06.2009)

La « mente » è ciò che il cer­vello fa, affer­ma candida­mente Derek Denton nel suo Le emozioni primordiali. Gli albo­ri della coscienza appena uscito da Bollati Boringhieri. Ci sono persone per le quali tale affermazione suona assurda e inaccettabile e altre, compre­so me, per le quali non fa una grinza ed è, anzi, perfino ovvia. Temo che questi due gruppi di persone non po­tranno mai capirsi. A volere essere pre­cisi la mente è in effetti solo parte di ciò che il cervello fa : quest’ultimo in­fatti respira e metabolizza zuccheri, ma noi non definiamo mente tali atti­vità. Né definiamo mente molte altre funzioni complicatissime del nostro cervello come quelle di seguire con lo sguardo un uccello in volo o di portar­si un cucchiaio alla bocca. Noi chia­miamo mente ciò che di più alto, cioè a noi più gradito, il cervello fa. Un ca­pitolo particolare, e particolarmente gradito, delle estrinsecazioni della mente è poi rappresentato dalla co­scienza, ciò che ci permette (ad esem­pio) di sapere dove siamo in questo momento e di sapere che lo sappia­mo.

Quello della natura, delle proprietà e dell’origine della coscienza è uno de­gli argomenti più affascinanti dello studio degli animali superiori e del­l’uomo, che è stato oggetto di molti li­bri (ma di pochissimi articoli scientifi­ci) negli ultimi venti o trenta anni. Ci si sono misurati filosofi, psicologi e qualche scienziato, ciascuno con una sua visione e una sua proposta. Si trat­ta di definire che cosa è la coscienza, di illustrare come agisce e di quale uti­lità può essere per chi la possiede, di individuarne l’origine evolutiva e ma­gari di indicare quando, approssimati­vamente, è comparsa nel corso del­l’evoluzione degli animali superiori. Qualcuno infatti la considera appan­naggio esclusivo della nostra specie, mentre altri ne vedono una certa con­tinuità nelle specie animali diverse dalla nostra.

Derek Denton, neurobiologo di grande esperienza, studia da sempre i meccanismi fisiologici che sottendo­no la percezione e il soddisfacimento dei bisogni biologici essenziali come la fame, la sete, il sonno, il bisogno d’aria, l’appetito per i diversi sali mine­rali, nonché la percezione del dolore e il desiderio sessuale. Pensa, giusta­mente, che questi bisogni abbiano preceduto di gran lunga la comparsa della coscienza e che, forse, possano dirci qualcosa di molto interessante anche su di essa.

Per quanto riguarda l’origine del fe­nomeno « coscienza » o, per lo meno, del suo primo nucleo costitutivo, la co­siddetta coscienza primaria, c’è chi, come Gerald Edelman, chiama in cau­sa la percezione del mondo esterno e la sua rappresentazione. Su questa ba­se la coscienza primaria sarebbe capa­ce di « creare una scena », cioè una mappa interiore degli eventi, sulla quale poi lavorare per impostare un ra­gionamento o un’azione. C’è invece chi, come Antonio Damasio, chiama più direttamente in causa il mondo emotivo, per quanto ridotto all’essen­ziale, e vede la coscienza primaria co­me un nodo di sensazioni e risonanze emotive sulle quali si può poi costrui­re tutto il resto.

Denton propone un terzo possibile elemento costitutivo della coscienza primaria, l’enterocezione, cioè la per­cezione non degli eventi esterni, ma di quelli interni al nostro corpo, come appunto gli stimoli primari della fame e della sete, che non ci abbandonano mai e che accompagnano come un leitmotiv di fondo tutti gli attimi della nostra vita. Il contatto continuo con questa nostra interiorità « corporea » starebbe quindi alla base dell’emerge­re di una coscienza di sé che dovrebbe poi arricchirsi di tutti gli altri elemen­ti che conosciamo. Il libro ci conduce attraverso i dettagli teorici e sperimen­tali di questa coinvolgente proposta, che ha anche il merito di tracciare un’affascinante linea di continuità fra le diverse specie animali, che sfocereb­be poi nel nostro complesso, intellet­tualizzato e autoconversante modo di vivere la coscienza in ogni frangente della quotidianità.

Personalmente, trovo del buono in ciascuna di queste proposte e penso che la coscienza primaria sia un po’ tutto questo. Con l’aggiunta della pro­priocezione, la percezione che ognu­no di noi ha dello stato di tensione dei muscoli del proprio corpo e che mi permette di rendermi conto di stare in posizione eretta oppure di stare se­duto, comodo o scomodo, oppure sdraiato o in bicicletta o in macchina, in procinto di compiere questa o quel­la azione.

La coscienza è quindi il modo nel quale la percezione del mondo ester­no, ma anche delle condizioni mo­mentanee del mio proprio corpo, di­viene una cosa « mia », interiore, omo­genea a tutto ciò che già vi si trova, e « utilizzabile ». Per cosa ? Per poter « agire », materialmente, mentalmente o anche solo attraverso un’espressio­ne verbale. Può darsi che tutta la ma­gia del fenomeno coscienza si risolva nel portare alla ribalta del mio Io certi contenuti della percezione che siano « pronti per l’azione » o addirittura già azione : cose che stanno a mezza via fra la constatazione e la progettazio­ne, come dire « il progetto ».


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