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Questione antropologica

IL PROGRAMMA DI KANT. DIFFERENZA SESSUALE E BISESSUALITA’ PSICHICA : UN NUOVO SOGGETTO, E LA NECESSITA’ DI "UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA".

samedi 16 décembre 2006 par Federico La Sala
COME ALL’INTERNO, COSI’ ALL’ESTERNO : "VERE DUO IN CARNE UNA". NOTE SUL PROGRAMMA DI KANT
di Federico La Sala *
Kant elaborò esplicitamente tutto l’apparato di concetti, di principi, di argomentazioni della sua filosofia, per giustificare la validità della conoscenza nel caso di un soggetto attivo e recettivo insieme, cioè in vista di un punto di partenza precisamente dualistico, e non unitario (V. Mathieu, Introduzione all’Opus Postumum di Kant, Zanichelli, Bologna, 1963). (...)

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> IL PROGRAMMA DI KANT. ---- "Religione e corpo" - Unire cielo e terra serve a ridare un senso al mondo (di Raimon Panikkar).

samedi 28 août 2010

Unire cielo e terra serve a ridare un senso al mondo

di Raimon Panikkar (Corriere della Sera, 28 agosto 2010)

Negli ultimi giorni Raimon Panikkar aveva sulla scrivania un saggio dal titolo « Religione e corpo », un contributo del 1996 per la « Revista de filosofía » di Barcellona. Stava elaborando tali pagine, non ancora tradotte in italiano, per le opere complete. Diamo un estratto di questo scritto a cui lavorava.

Nel corso dei millenni l’uomo è stato attratto, spesso ossessionato e talvolta affascinato, da due forze che i mistici chiamerebbero trascendenza e immanenza, i poeti cielo e terra, i filosofi spirito e materia. L’uomo si è dibattuto tra questi due poli attribuendo di volta in volta più importanza all’uno o all’altro, disprezzando, trascurando o magari negando realtà all’uno dei due (la materia è male, il corpo è schiavitù, il tempo è illusione) oppure viceversa (il cielo non esiste, lo spirito è mera proiezione, l’eternità un sogno).

La religione, intesa quale dimensione umana che potremmo chiamare religiosità, messa di fronte al problema del significato della vita ha oscillato tra questi due poli senza riuscire a dimenticare completamente l’altro. Carpe diem : la terra è troppo attraente per non godere dei suoi piaceri. Fuga mundi : il mondo è troppo fugace per riporvi la nostra fiducia.

Non v’è dubbio, tuttavia, che molte delle principali religioni ai nostri giorni hanno decisamente spostato la bilancia verso il trascendente, lo spirituale, l’ultraterreno. « Come andare in cielo » è il compito della religione ; « come vanno i cieli » è l’incombenza della scienza : è stata questa la materia di discussione tra uno scienziato (Galileo Galilei) e un teologo (Roberto Bellarmino).

La dicotomia è stata letale per entrambi. La religione è bandita dagli affari umani e la scienza diventa una specialità astratta, avulsa dalla vita umana. La religione diventa un’ideologia e la scienza un’astrazione. In entrambi i casi il corpo è praticamente irrilevante. Compito della nostra generazione, se non vogliamo contribuire all’estinzione dell’homo sapiens, è di tornare a celebrare l’unione tra cielo e terra, quello hieros gamos o sacra unione di cui parlano tante tradizioni, non esclusa la cristiana.

Lo studio delle tradizioni religiose dell’umanità ci mostra che « scienza » (per non usare altri termini) ha voluto dire qualcosa più che descrizione empirica di comportamenti « religiosi » e delle loro interpretazioni « scientifiche » e che religione non è riducibile a pratiche o credenze definite « religiose » dal punto di vista della razionalità intesa nel senso in cui l’ha interpretata il cosiddetto illuminismo. Dicendo « scienze » non vogliamo escludere alcuna forma di coscienza né di saggezza.

Nel dire « religioni » non vogliamo cadere nel monopolio di questa parola da parte di istituzioni (« religiose ») ; ci riferiamo invece a quel nucleo ultimo di ogni cultura, e anche di ogni vita umana, che si crede dia un certo senso alla vita.

È molto significativo che la parola polisemica « religione » sia stata ritenuta poco meno che sconveniente in alcuni ambienti e che si sia voluto sostituirla con « spiritualità ». Ciò però dimostra che l’allergia alla parola « religione » è solo superficiale, dato che la parola « spirito » potrebbe farci cadere a sua volta in un altro « ghetto » esclusivo degli « spiritualisti ». Se si critica la religione in quanto oasi chiusa che esclude i cosiddetti non-credenti, la spiritualità a sua volta potrebbe essere intesa come la confederazione di religioni in antitesi a coloro che negano ciò che è spirituale. Sin dai tempi di Confucio si sa che esiste una politica delle parole.

(traduzione di Milena Carrara Pavan)


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